Franco Pepe e il suo forno sempre acceso, per la speranza e la solidarietà

Paolo Marchi ha intervistato il pizzaiolo di Caiazzo. Che ha spiegato come sia importante oggi comunicare e fare rete

29-03-2020
Marchi e Pepe insieme in diretta su Instagram. Ecc

Marchi e Pepe insieme in diretta su Instagram. Ecco gli appuntamenti delle prossime interviste in diretta alle 16 sul canale @identitagolose:

Domenica 29 Alessandro Pipero
Lunedì 30 Paulo Airaudo  
Martedì 31 Chicco Cerea
Mercoledì 1 Marco Pedron
Giovedì 2 Claudio Sadler
Venerdì 3 Renato Bosco
Sabato 4 Antonia Klugmann
Domenica 5 Marco Reitano

Un forno sempre acceso. Una fiamma che non si spegne, anche e soprattutto nei momenti più bui e difficili, è un simbolo antico e potentissimo, che comunica speranza, tenacia, dedizione, impegno. Ne è sicuramente convinto e consapevole Franco Pepe, il pizzaiolo di Caiazzo (Caserta) che con la sua Pepe in Grani è diventato in pochi anni un punto di riferimento mondiale per la pizza. Pepe è stato ospite di Paolo Marchi, in una nuova intervista della serie che l'ideatore e direttore di Identità Golose sta tenendo, in diretta tutti i giorni alle 16 sul nostro canale Instagram. La loro conversazione si è proprio aperta con il racconto di quel fuoco che continua a scaldare il forno della sua pizzeria. 

«Il forno è sempre caldo - ha detto il pizzaiolo - casa mia è praticamente la pizzeria, mi sono organizzato per essere un po' più comodo, e vivo qui. All’inizio è stata un’esigenza, perché avevo tanta materia prima da smaltire, così sono rimasto qui con tre dei miei ragazzi, Marcos, Boulis e Valentin. Tre dei 43 che lavorano con noi. Abbiamo trasformato l’impasto della pizza in pane, e lo abbiamo donato a chi ne aveva più bisogno, cercando di tenere viva questa fiamma, come un segnale di speranza. Poi però ho anche pensato a un'altra cosa, di dedicare questo tempo alla sperimentazione. Dobbiamo aspettare che questa crisi passi, speriamo in fretta, e allora abbiamo deciso di fare qualcosa anche per noi. Nella nostra abituale routine, accogliendo quella mole di clienti che abbiamo ogni giorno, non abbiamo modo di riflettere e sperimentare. Ora invece possiamo. Così ci alterniamo al forno, facciamo pane, pizze, anche brioche. Queste ultime in particolare sono un ricordo di mio nonno, perché quando lui panificava faceva delle brioche che erano fantastiche, ci metteva la Nutella dentro e mi deliziava».

Un selfie di Franco Pepe, nel suo laboratorio, con sullo sfondo il suo forno sempre acceso

Un selfie di Franco Pepe, nel suo laboratorio, con sullo sfondo il suo forno sempre acceso

Il ricordo del forno di famiglia è molto importante per Franco Pepe. E' un elemento fondamentale di questo desiderio di non spegnere il fuoco dentro al suo di forno.

«Quando, grazie a un'associazione con cui sono in contatto, ho deciso di donare pane e pizze ai clochard della zona, ad anziani e persone in condizioni di bisogno, immaginando le difficoltà che stanno incontrando in questo momento, mi sono rivisto un po' nella figura di mio nonno. Il forno della mia famiglia durante la seconda guerra mondiale non è stato fermo un giorno, c'era sempre un pezzo di pane per chi si presentava con la tessera, questa cosa è nel DNA della mia famiglia e quindi anche nel mio».

Ma non basta. Franco Pepe, la cui grande umanità non scopriamo certo oggi, ha spiegato a Paolo Marchi come sia importante in questo momento parlare dei propri gesti di solidarietà. Raccontarli, comunicarli, per fare rete. Per essere di stimolo ad altri, perché c'è bisogno dello sforzo di tutti. Lui che in questi giorni, ad esempio, sta conducendo un'importante campagna (a cui si è aggiunta anche, tra gli altri, la chef Rosanna Marziale) per raccogliere fondi per la terapia intensiva dell'Ospedale Civile Di Caserta: qui il sito dove si può partecipare a questa raccolta

«Tu Paolo sai benissimo - ha detto il pizzaiolo - che nel passato ho partecipato a diverse iniziative di solidarietà e beneficienza. Senza mai parlarne pubblicamente, perché non mi sembrava il caso: ho sempre pensato che fosse meglio farlo con discrezione. Ora però è diverso. Come ha detto molto bene il Papa, da soli non andiamo da nessuna parte, non possiamo vincere. Non è il momento dell'individualismo, dobbiamo fare rete. E dobbiamo comunicare le iniziative di solidarietà, perché diventino uno sprone per fare tutti qualcosa. Io mi sono messo in campo con quello che posso e so fare. E ho cercato intorno a me altre persone per fare rete: ci sono grandissime difficoltà che dobbiamo affrontare, è un momento molto serio, che ci segnerà, saremo diversi dopo questa crisi. Oggi dobbiamo affrontare un’emergenza sanitaria e così, io e il gruppo di piccoli produttori con cui lavoro da anni e che molti conoscono, abbiamo donato un respiratore polmonare all’Ospedale Civico di Caserta. E' una goccia nel mare, però nel comunicare questa scelta, altri imprenditori mi hanno contattato per sapere come poter fare la stessa cosa, a chi rivolgersi per acquistarlo. Ad esempio proprio ieri mi ha telefonato Alessandro Condurro, da Napoli, per avere il contatto della fabbrica che produce quei respiratori. Oggi comunicare queste cose significa fare squadra ed essere più forti. Questa è la cosa importante».

Rosanna Marziale ha aderito alla campagna di Franco Pepe per raccogliere fondi per l'Ospedale di Caserta

Rosanna Marziale ha aderito alla campagna di Franco Pepe per raccogliere fondi per l'Ospedale di Caserta

Grazie al suo lavoro, Franco Pepe è diventato un professionista stimato e richiesto in tutto il mondo. In un momento come questo, in cui l'Italia è, purtroppo, uno dei paesi più colpiti da una crisi globale, sta ricevendo contatti e messaggi dai quattro angoli del globo.

«La cosa più bella in questo momento è ricevere tanti messaggi da tutto il mondo. Colleghi pizzaioli, semplici appassionati, persone che si preoccupano per la mia incolumità. Ieri ho fatto una diretta con Seoul, dove avevo fatto un evento con Heinz Beck qualche anno fa, e c’era questo chef italiano, che si è messo in contatto con noi. Mi hanno contattato anche dal Brasile, dove c’è una situazione complicata, tanta paura per il loro sistema sanitario. Essere cercato dall’estero in questo momento è certamente anche un segnale di quello che abbiamo fatto in questi anni con i ragazzi».

Tra i molti argomenti toccati nella conversazione tra Pepe e Marchi, c'è stato anche il futuro. Un tema sicuramente delicato, ma che è nella mente di tutti in questo frangente così complicato. Franco Pepe lo ha affrontato, ad esempio, raccontando quali siano gli obiettivi delle sperimentazioni che sta conducendo. 

«Mai come in questo momento sento la grande esigenza di ampliare quell'offerta, che presentai due anni, fa del "menu funzionale" (qui il racconto di quell'idea, ndr). Oggi sentiamo parlare nelle cronache degli esperimenti del professor Paolo Ascierto sul farmaco Tocilizumab: io con lui sto lavorando da un anno su un progetto che unisce pizza e salute. Per me è un obiettivo fondamentale poter offrire un prodotto sempre più sano, questo è quello di cui ha bisogno la gente oggi, mangiare e stare bene. Voglio continuare su questa strada, perché quando riapriremo questa deve essere una priorità».

Ma c'è stato anche il tempo per un ragionamento più ampio sul futuro che ci attende da parte del pizzaiolo di Pepe in Grani.

«Il tema di quest’anno del Congresso di Identità è il Senso di responsabilità. Io penso che stiamo vivendo un momento difficilissimo, e confesso di avere anche un po’ di paura, ma sento anche un grande senso di responsabilità. So bene che la ripartenza non sarà facile, avremo tanti problemi, come tanti altri imprenditori ho la responsabilità dei miei dipendenti, che non so quanto posso tenere senza lavorare. Penso che a questo punto noi, che in questi anni abbiamo guidato e ci siamo affermati, dobiamo fermarci e dimostrare il nostro senso di responsabilità: verso il cliente, ma soprattutto verso chi lavora per noi, per creare per loro un futuro. Per loro, per i giovani, penso anche ai miei figli, sarà difficilissimo costruirsi un futuro dopo uno stop del genere. Usciremo diversi da questa crisi, ma spero che dimostreremo il nostro impegno in questo senso: creare un futuro per gli altri. Non possiamo più essere egocentrici, individualisti, lavorare pensando solo a noi stessi. Mi aspetto, auspico, un futuro senza podi, dove quel che conta sia la sinergia tra di noi, che ci veda lavorare in un'unica direzione».


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