Cocktail bar o ristorante? Semplicemente, Kanpai

La popolare izakaya di via Melzo, Milano, oggi incrocia i drink di Samuele Lissoni col mestiere del nuovo chef Masaki Okada

07-01-2020
Lo staff di Kanpai, via Melzo 12, Milano, +390238

Lo staff di Kanpai, via Melzo 12, Milano, +390238269862

Quando andare fuori a cena richiede troppo tempo e bere un buon drink accresce l’appetito. A proposito di format che vanno incontro alle nuove esigenze dell’uomo metropolitano, scardinando le abitudini, Kanpai è la destinazione perfetta per soddisfare più desideri, palati e intenzioni. Non classificatelo strettamente come cocktail bar o ristorante: il bello di questo indirizzo sta nella libertà che vi offre di trovare ciò di cui avevate voglia o lasciarvi trasportare al momento.

Nel cuore di via Melzo - arteria principale di un quartiere che nell’ultimo anno è diventato sempre più buzzingKanpai (termine nipponico per il nostro “brindisi”) si presenta con un sake e cocktail bar dall’atmosfera underground con una cucina giapponese contemporanea agile e divertente e un cocktail bar di livello. Grandi porzioni o piccoli assaggi, vino – poche etichette scelte – Asahi alla spina, una carta di sake selezionati da circa 20 prefetture distinte e una drink list con una quindicina di ricette. In Giappone si chiamano izakaya quei luoghi tradizionali dove si può bere così come mangiare; l’ambiente è informale, la qualità ottima e il rispetto della tradizione un mantra. Anche qui l’atmosfera è scandita da ritmi alterni: chi pasteggia a suon di cocktail, chi opta per una soluzione conviviale dove lo sharing è incluso nell’esperienza e chi si siede al tavolo. Resta salda una regola: laddove c’è un bancone il nostro consiglio è sempre e comunque di non lasciarvelo scappare.

Lo chef Masaki Okada. Ha preso da poco il posto di Jun Giovannini

Lo chef Masaki Okada. Ha preso da poco il posto di Jun Giovannini

Samuele Lissoni, il bartender delle origini

Samuele Lissoni, il bartender delle origini

Okonomiyaki

Okonomiyaki

Il servizio è rigoroso, il personale perlopiù giapponese trasmette ordine e puntualità tanto nella cura del cliente quanto nella dedizione e nella pazienza riposte nel raccontare un menu che ogni volta è un viaggio in Oriente tutto nuovo. Chef Masaki Okada – alle sue spalle esperienze da Yoshi, Tomoyoshi, Iyo e, ultima, Sol Levante, pochi metri più in là – propone un menu che a tratti si ispira alla cucina kaiseki e in parte allo street food dell’entroterra; non rinuncia alla semplicità di un’entrée di Tsukemono (verdure sott’aceto) o agli Yakimochi, palline di farina di riso fritte servite con salsa di soia e alga nori. Un perfetto esempio di una consistenza cui non siamo abituati e che scoppia in bocca, rivelando stupore e curiosità.

Le Coscette di pollo disossate marinate con saké e zenzero (karaage) sono ormai un piatto che si ordina a prescindere: ricordatevi di pucciarle senza indugio nella maionese allo yuzu e peperoncino con cui si accompagnano. Non mancano mai gli special del giorno: noodles alla piastra, udon in brodo, tonkatsu, okonomiyaki: almeno uno provatelo. Fidatevi anche delle opzioni vegetariane perché molto spesso regalano esplosioni di gusto totalmente inaspettate, come ad esempio il Nasunagi, una melanzana cotta in tre tempi e servita con una riduzione di salsa di soia e shichimi: il paradiso all’improvviso!

Drink Omakase, fuori carta tagliato sui gusti del cliente

Drink Omakase, fuori carta tagliato sui gusti del cliente

Udon Kansai style

Udon Kansai style

Nigiri di Wagyu

Nigiri di Wagyu

A questo menu così diverso dal classico sushi giapponese abbinatevi uno o più drink di Samuele Lissoni, forse uno dei barman più operosi e umili che ci sia mai capitato di conoscere. Avendo la fortuna di poter lavorare prodotti difficilmente reperibili e distillati più rari – per motivi di prezzo o importazione – la sua cocktail list rompe il trend della restante parte di locali milanesi per unicità, criterio e qualità. Organizzata in quattro sezioni dolce, aspro, salato, amaro più una, umami, gli ingredienti non sono i classici mediterranei: si leggono schochu di riso orzo o patata dolce, sale di umeboshi, pepe di timut, fava tonka, te genmaicha, daikon, sciroppo di edamame e tanta ricerca.

Samuele non è un orientale ma il suo modo di porsi e la sua professionalità seguono lo stesso mood. Troviamo cocktail freschi e dissetanti come il Daikon 3 (in lista fin dall’apertura) con gin, liquore Mastiha, cordiale allo yuzu, lime e daikon pestato così come qualcosa di più strutturato: Nikka whisky, sciroppo di miele e wasabi, bitter al pepe Sichuan, limone e ginger ale. Lasciatevi consigliare un whisky giapponese da degustazione o uno schochu digestivo (magari allo yuzu) per concludere al meglio il vostro percorso. Ideale anche per avventori in solitaria, Kanpai è sinonimo di accoglienza e ospitalità: dopo averlo provato ne uscirete arricchiti perché qui - state certi - si beve diversamente e si mangia diversamente.


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