Dalla Pera Madernassa al rilancio del Roero. Con Mammoliti testimonial

Un nuovo evento, al cui centro era il frutto, prefigura strategie per la valorizzazione di un territorio ricco di potenzialità

14-11-2019

Arrivando a Guarene, per partecipare alla prima rassegna Pera Made in Roero, che decanta le qualità della Pera Madernassa, ci si chiede se si sta per assistere all’ennesima sagra di paese che cerca di darsi un marchio differente rispetto al comune vicino, oppure se dietro questa manifestazione ci sia una strategia di comunicazione e di sviluppo concreta. E ci si chiede se questa pera, questo frutto del Pyrus Communis, cultivar identificata nei primi decenni del ‘900 e che cresce solo nella parte settentrionale del Cuneese, può costituire una vera alternativa e essere il presupposto per rilanciare un paese e tutta la riva sinistra del Tanaro.

La Pera Madernassa

La Pera Madernassa

Il Roero, come Monferrato e Langhe, dal 2014 rientra infatti nei territori considerati Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, che con questo riconoscimento ha messo in evidenza il valore dei paesaggi naturali e agricoli che si estendono in questa zona. Come Langhe prima e Monferrato poi, anche il Roero sta scegliendo una strategia di rilancio che ne valorizzi le peculiarità e le caratteristiche uniche. Proprio il partire per ultimo può consentire di proporsi al meglio ai flussi turistici che si alternano e passeggiano ormai costantemente sul suo territorio.

Se questo è il giusto presupposto, è opportuno chiedersi se può essere la giusta strada per rappresentare il territorio e per crearne uno sviluppo corretto e sostenibile; tornando così - per cercare una risposta - sulla domanda iniziale con cui si è aperto questo l’articolo e con cui si è inaugurato anche il convegno di Guarene il 25 ottobre scorso.

Le colline del Roero

Le colline del Roero

La risposta è: si può fare. Perlomeno nella misura in cui si cerchi un coinvolgimento completo del territorio e quindi se il tavolo delle decisioni comprende gli amministratori locali a partire dai sindaci, che disegnino una strategia e costruiscano i piccoli passi che consentono di fare una lunga strada. E ancora: si può fare quando al tavolo ci anche sono i cittadini, in primis i produttori che pensano che il loro lavoro di tutti i giorni debba essere valorizzato e portare frutti non solo sulle piante. Ulteriormente: si può fare se si costruiscono istituzioni vive come Wine and food Academy, inaugurata pochi mesi fa nel Roero; un luogo di educazione e valorizzazione delle produzioni agricole, dal vino al cibo, che parte dalla scelta di una grande figura come direttore scientifico, il prof. Giorgio Calabrese, alimentarista e medico di fama internazionale, oltre che grande divulgatore.

Michelangelo Mammoliti (foto Stefano Borghesi)

Michelangelo Mammoliti (foto Stefano Borghesi)

Di nuovo: si può fare se sul territorio c’è una nuova limpida stella della ristorazione piemontese, La Madernassa di Michelangelo Mammoliti (senza certo dimenticare il grande Davide Palluda, leggi Una finanziera perfetta e altre delizie di Davide Palluda), esempio di come il territorio non vada sfruttato, ma valorizzato; e di come si possa partire anche da qui per costruire grandi imprese. Eccellenza, passione e rigore sono i suoi tre paradigmi appresi dallo chef nelle migliori cucine francesi; la devozione per il territorio e l’attenzione ai suoi prodotti sono i motivi che ne possono fare il centro del progetto del Roero.

Si può fare, ancora una volta, se si scopre come Guarene, oltre che luogo della Pera Madernassa, sia anche quello in cui per la prima volta, nel 1886, si è selezionata la mitica razza di vacche piemontesi, chiamate fassona, proprio per la caratteristica forma della muscolatura. Considerata al tempo un difetto, ne è divenuta il tratto distintivo che ne ha fatto una produzione di eccellenza del Piemonte. Si può fare se i produttori dell'Arneis, vino bianco povero, che nasce proprio come contorno delle pregiate vigne di nebbiolo, continuano nel complesso lavoro di addomesticare il carattere difficile di questo vitigno per trasformarlo in un grande bianco da invecchiamento.

Si può fare se ci sono giovani imprenditori che pensano e reinventano i prodotti locali, come chi ha deciso di partire dalle Pere Madernasse per farne sidro, oppure crema spalmabile, insieme alle nocciole. E infine, si può fare se ci si affida alle sapienti mani dell’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo e alla strada segnata da Slow Food per comprendere i cambiamenti e le svolte nel mondo agricolo e nell’educazione dei consumatori, verso un’agricoltura che faccia reddito e valore, ma che contribuisca anche allo sviluppo sostenibile del territorio, unico vero obiettivo per il futuro.

Beppe Fenoglio

Beppe Fenoglio

Se le Langhe sono partite da essere le terre che Beppe Fenoglio considerava la malora, e sono diventate quello che sono, modello di come il territorio possa fare sviluppo e portare ricchezza a chi lo abita, il Roero può seguire tale semepio, puntando sulla sua grande biodiversità e su un paesaggio che può ancora essere modellato da una giusta strategia. Il progetto è lanciato, sta ai singoli attori farne un punto di partenza vincente per passare poi alle piccole correzioni che consentono di mantenere la giusta rotta. La vera risposta alla domanda la darà il territorio, a noi raccontarne i prossimi passi.


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