Siracusa, capitale europea del limone

In quest'area della Sicilia viene prodotto il 32% del raccolto nazionale. Con una qualità certificata IGP dal 2011

21-10-2019

La Sicilia è di una bellezza che ogni volta non t’immagini. “Una gran goduria”, per citare Freud. Prima della sua “epoca moderna” ha vissuto almeno dieci vite, i suoi sono i figli di almeno cinque civiltà: quella greca, romana, araba, normanna, spagnola. Ognuna ha depositato un seme nella cultura, nelle architetture, nella purezza dei contorni e la morbidezza dei colori. Un lascito prezioso e una simbiosi millenaria con un sole accecante, un mare e una costa armoniosi, una terra che ribolle tra pietre e polvere, su una vegetazione di straordinaria biodiversità.

Pensi alla Sicilia e pensi agrumi. Sul limone per esempio si sono scritte pagine antichissime della storia di interi territori, che attorno a questo frutto hanno intrecciato le sorti e lo sviluppo delle loro economie. E mentre sull’isola si susseguivano dominazioni, quelli che qui chiamano “giardini” (più che “agrumeti”) esistevano già. Una vocazione passata di padre in figlio per generazioni, diventata patrimonio da tutelare e identità.

Siracusa ne può essere considerata la capitale europea: qui viene prodotto il 32% dell’intero raccolto italiano, su circa 6.000 ettari. Il limone ha trovato climi temperati e umidi, aria salmastra, acqua abbondante e terreni fertili. Chi gravita attorno alla sua coltivazione e commercializzazione ha capito l’importanza di tenerne alti valore e qualità, difendendone le peculiarità e le proprietà organolettiche, tali da renderlo unico.

Da questa esigenza nel 2010 è nato il Consorzio di tutela del Limone di Siracusa, realtà che oggi conta 151 membri tra produttori, confezionatori e ambasciatori. Nel febbraio 2011, dopo la protezione transitoria nazionale, questa cultivar ha ottenuto la denominazione di Indicazione Geografica Protetta, cui è seguito un disciplinare piuttosto rigido (sono sei in totale le varietà che in Italia possono vantare questa certificazione: oltre quello di Siracusa ci sono i limoni di Messina, del Gargano, della costa d’Amalfi, di Sorrento e quello di Rocca Imperiale; sono invece tre in tutta Europa: una francese a Menton, una spagnola a Valencia, una portoghese di Algarve).

Il Limone di Siracusa IGP appartiene alla varietà “Femminiello” e ai suoi cloni, prodotti con metodo convenzionale, integrato o biologico su un territorio che abbraccia dieci comuni (Siracusa, Noto, Avola, Augusta, Priolo, Melilli, Sortino, Floridia, Solarino e Rosolini). Produce frutti tutto l’anno, e a seconda del periodo di raccolto distingue il Primo Fiore (da ottobre ad aprile), il Bianchetto o Maiolino (aprile-maggio) e il Verdello, cioè il limone estivo.

Ogni stagione dona al frutto le proprie peculiarità, forma e sapore, ma la qualità è la stessa: i limoni hanno tutti una pezzatura superiore l’etto, contengono almeno il 34% di succo e un alto livello di vitamina C e acido citrico, anche se l’asprezza è davvero molto bilanciata e mai sgradevole. La buccia può essere consumata: edibile, spessa, aromatica, dalla grana fine (in alcuni casi somiglia davvero tanto a un lime), inoltre fornisce oli essenziali di altissima qualità.

Il raccolto avviene secondo tradizione: a mano, con un’apposita forbice utilizzata per tagliare il peduncolo. Difendere la manualità dei gesti e le attenzioni sul campo è molto importante: la principale minaccia per questa pianta è il Mal Secco, malattia dovuta a funghi e spore che può attaccarla sia dalle radici che dal fogliame, condannandola a morte molto rapidamente.

Gli agricoltori hanno una conoscenza centenaria del fenomeno, ne hanno studiato soluzioni per la cura e la prevenzione evitando accuratamente l’utilizzo di fitofarmaci che possano interferire con il benessere della pianta e – di conseguenza – la qualità del frutto. La base dell’albero ad esempio è una pianta di arancia amara, più resistente a questa infezione, sulla quale vengono successivamente innestati i rami di limone. In caso di Mal Secco la parte colpita è recisa, quella sana disinfettata con zolfo o rame e sanificata con del mastice, che evita successive contaminazioni e ricadute. Anche la fase post raccolta ha paletti molto stringenti: il limone si può lavare o spazzolare ma non cerare, ed è assolutamente vietato introdurre conservanti.

Se venti anni fa si lavorò per rilanciare questo prodotto e il suo indotto, colpito da una grave crisi economica, concentrandosi sul mercato del fresco, oggi le sfide per dare nuovo impulso al comparto sono ancora tante e questi tempi recenti hanno aperto nuovi scenari da colmare. Preservare l’artigianalità in ogni passaggio di filiera, allargare ancor più la base associativa (le superfici coltivate sono in crescita, con un progressivo ritorno alla terra e al recupero di giardini abbandonati da tempo), ambire all’eccellenza di tutti i coltivatori e gli operatori coinvolti.

Ma anche ridurre scarti e impatto ambientale, caratterizzare ancor più i luoghi con il prodotto (presto Siracusa verrà nominata “Città del Limone”), arrivare a una corretta attribuzione di valore innescando un circolo contemporaneo e virtuoso di collaborazioni con un più vasto insieme di realtà agroalimentari artigianali e industriali, che utilizzino il limone di Siracusa IGP per gli usi più diversi: succhi, bevande analcoliche gassate, marmellate igp.

Includendo prodotti da forno e coinvolgendo maestri pasticceri, produttori di liquori e amari (è il caso di Stock e il limoncello "Syramusa", realizzato al 100 per cento con il femminello Igp siracusano: una base di 900 grammi di scorza per litro), il mondo della ristorazione a ogni livello (per esaltare ricette e ingredienti), oltre che gli ambiti medico scientifico, cosmetico o profumiero.

Non meno importante è l’espansione sui mercati internazionali, creando nuovi sbocchi commerciali: di recente sono state intavolate trattative con Giappone, Canada e Benelux per il riconoscimento del limone IGP di Siracusa, conseguenza anche dei trattati di libero scambio e del superamento delle barriere fitosanitarie per l'esportazione di limone fresco italiano (non solo siciliano), così come le richieste arrivate da Turchia, Egitto e Indonesia di condividere la nostra conoscenza in materia ed essere istruiti per ripercorrere la nostra strada.

Sono questi gli ambiti attraverso i quali questo frutto può esprimere davvero il meglio di sé. Perché il limone diventi  definitivamente simbolo e parte dell’eternità che circonda questi terra meravigliosa, della sua memoria e anche, saldamente, del suo futuro.


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