Caffè del Lupo: tapas e comfort food a Milano

Il locale dello chef Luca Ferrara è nato come bar di quartiere, per poi sviluppare una proposta gastronomica originale

08-07-2019
Luca Ferrara con la figlia Giorgia, che si occupa

Luca Ferrara con la figlia Giorgia, che si occupa della sala

"Milano a portata di mano, ti fa una domanda in tedesco e ti risponde in siciliano, Milano vicino all’Europa". Versi sublimi di Lucio Dalla datati 1979, ancora validissimi per molti aspetti, magari un po’ meno in certi aspetti della ristorazione. Presentarsi con qualcosa di veramente diverso, con qualcosa che esca dai percorsi del mainstream, può trasformarsi in un altro verso della stessa canzone: "Milano, che fatica".

Ed è proprio questo che deve avere pensato lo chef Luca Ferrara all’inizio, quando ha aperto il Caffè del Lupo, questo posticino in zona ad alta densità di uffici e a basso tasso di locali. Fatica per partire, dopo un’esperienza stellata con la famiglia Bordin al ristorante Orlando di Cusago, con la voglia di avere meno pressione pur con la voglia di meterci ancora il cento per cento di sé stesso. 

Alessandro Campo

Alessandro Campo

Partito come bar di un quartiere dove al tramonto per strada si incontra poca gente, ha avuto la svolta decisiva con l’arrivo del food stylist Alessandro Campo, ragazzo siciliano con un ricchissimo bagaglio di esperienze internazionali. Una storia con la sua componente informatica che la rende particolare a tutti gli effetti.

«Un giorno - racconta Ferrara - mi arrivò una mail di Alessandro, che era stato a mangiare al Caffè del Lupo e nel presentarsi mi proponeva una serie di idee. Mi piacevano molto, ci incontrammo e così è nato il nostro concetto di comfort food». Attrae solo la definizione, che però va spiegata bene. 

Per capire cosa succede andando a cena dal lupo (che poi è il soprannome di Luca) bisogna partire da un concetto: “tapas all’italiana”. Si parte da un primo presupposto: si può arrivare a un alto livello di cucina solamente se si parte da eccellenti materie prime. E su questo si può andare tranquilli, la scelta è di primissima qualità.

Poi però subentra l’idea di condivisione: se a un tavolo ci sono diverse persone, il bello è potersi dividere ogni capolavoro dello chef e provare il maggior numero di gusti. Leggendo il menu si può avere l’impressione che un singolo piatto possa essere caro, ma la realtà è che ogni voce della carta è pensata per essere sperimentata da almeno due persone.

Se ci sono delle indecisioni, in sala c’è la presenza rassicurante di Giorgia, la figlia di Luca e Simona (quest’ultima vera leader di tutto il progetto), che consiglia la strada più confortevole: per ogni coppia di persone l’ideale è ordinare un minimo di quattro e un massimo di sette piatti da condividere, magari accompagnato da uno dei vini della carta, che ha una buona scelta al calice ma anche una lista interessante di bottiglie ben divise per provenienza e caratteristiche. 

Tutto quello che arriva in tavola è una sorpresa gradita e un equilibrio di gusti e consistenze che conquista. La pasta, per esempio. Non è una piattata di spaghetti fumanti, ma qualcosa di diverso.

Asparagi bianchi di Cantello

Asparagi bianchi di Cantello

La Pasta alla norma prevede dei paccheri di gragnano ripieni di melanzane fritte, basilico e ricotta con un sughetto delicato di pomodoro. Poi c’è anche la versione Pasta con le sarde, sullo stesso principio ma con un ripieno diverso. Il Baccalà alla vicentina oltre che dalla polenta, è arricchito anche da  un’insalatina di friggitelli.

Le Crocchette cacio e pepe portano dritti dritti ai Castelli Romani con la loro fragranza. Luca e Alessandro propongono una quindicina di piatti-tapas, ovviamente variabili a seconda delle stagioni, tra maggio e giugno sono da urlo gli Asparagi bianchi di Cantello avvolti da una fonduta alle acciughe e al tartufo nero. 

Eppure all’inizio non era così, all’inizio era proprio “Milano che fatica”. La proposta è sempre stata originale e di alto livello, ma l’interpretazione spaventava. Poi tutto si è messo in moto. Con una variante importante a pranzo, dove trovare un posto è quasi impossibile, però vale la pena aspettare fuori un quarto d’ora per poi godere di piccoli capolavori.

Baccalà alla vicentina

Baccalà alla vicentina

Il menu del pranzo è più tradizionale, con dei primi singoli, dei secondi singoli, la possibilità di farsi servire a un prezzo altamente competitivo una combinazione di primo più secondo oppure un piatto unico che comprende una parte di primo e una parte di secondo altamente sfamanti.

Tutto condito da un’atmosfera altamente gradevole, da una cortesia mai invadente e “politicamente corretta”, dai ruggiti del lupo che squarciano l’aria e si trasformano in piatti da ricordare come gli Spaghettoni al pesto di broccoli che autorizzano anche la richiesta del bis. 

Caffè del Lupo 
Via Albani, 57
Milano 
+39.02.39217821
Chiuso l'intera domenica e lunedì e martedì a cena 
Prezzi medi: 40 euro a cena, 15 euro a pranzo


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