Jacopa, il ristorante d’hotel che non t'aspetti

A Trastevere, un albergo per viaggiatori e un'insegna gourmet in chiave rock, firmata da Jacopo Ricci e Piero Drago

10-06-2019
Rapa rossa, rabarbaro e latte di pecora, uno dei p

Rapa rossa, rabarbaro e latte di pecora, uno dei piatti di Jacopa, l'insegna dell’Hotel San Francesco a Trastevere, Roma

Fuori, la quiete – relativa, ma al confronto il vocio cosmopolita e spesso sguaiato di piazza Trilussa sembra lontano anni luce – della piazza su cui affaccia la chiesa di San Francesco a Ripa. Dentro, quello che non ti aspetteresti da un albergo in uno dei quartieri più turistici della città. Entrando all’Hotel San Francesco – un grazioso 3 stelle dell’albergatore Daniele Frontoni, 24 camere distribuite sui 4 piani del palazzo e in cima una bella terrazza panoramica per aperitivi con vista – non trovate il banco della reception ma quello del bar, dove i giovani bartender Cristian Straccio e Rebecca Sanzone miscelano ottimi cocktail classici o da scegliere dalla drink list messa a punto con Emanuele Broccatelli, nome noto della mixology romana. Invece di una hall polverosa o dall’improbabile design avveniristico, c’è una sala dall’aria piacevolmente vintage, con tavoli di legno e poltroncine verdi che risaltano sul pavimento a scacchi.

Insomma, un luogo con un’anima precisa, qualcosa di più simile al mitico Jane Hotel di New York che a un qualsiasi albergo di catena, per intenderci. È questa l’intenzione di Frontoni, che già qualche anno fa aveva fatto portato all’attenzione della stampa le difficoltà dell’hotellerie indipendente create dalla concorrenza (spesso sleale) dei sempre più numerosi b&b e privati che affittano stanze e appartamenti ai turisti. Così, lui ha deciso di puntare sull’atmosfera e sul servizio, con proposte come il noleggio di biciclette o la Charity Room, la cui tariffa include una piccola donazione a supporto dei cani abbandonati ospiti dei canili romani. E, adesso, anche sulla ristorazione. Fino a pochi mesi fa, infatti, il San Francesco non aveva un ristorante; poi, dopo una ristrutturazione che ha creato la cucina e una bella sala sempre in stile Sixties, è nato Jacopa.

Ravioli, manzo, cacao e parmigiano

Ravioli, manzo, cacao e parmigiano

Fettuccine, alghe e seppia

Fettuccine, alghe e seppia

Dedicato alla nobildonna trasteverina, santa francescana, cui è intitolata anche la via, il nome del ristorante (aperto a cena dal lunedì al sabato) rimanda anche al nome di uno degli chef. La cucina infatti è affidata a Jacopo Ricci e Piero Drago, a lungo collaboratori fidati dello chef Anthony Genovese e già visti all’opera anche da Secondo Tradizione, la costola ristorativa della storica bottega di caci e affini La Tradizione.

Anche in questo caso, non c’è da aspettarsi il classico ristorante d’albergo tarato sulle esigenze della clientela internazionale. “La nostra è una proposta divertente e nuova che va incontro alle esigenze dei romani”, specifica Daniele Frontoni. A dimostrarlo, un menu tutt’altro che scontato, spesso giocato su ingredienti pulp – dalle lumache al quinto quarto, per intenderci – e preparazioni rock, che uniscono veracità mediterranea, ispirazioni orientali e grande tecnica, con cotture praticamente perfette, capaci di trarre il meglio da ogni singolo prodotto. Sempre mettendo la materia prima al centro, in arrivo non dai cataloghi – pur accuratissimi – dei selezionatori e distributori ma da piccoli fornitori di fiducia, che si tratti del mondo vegetale o animale. “Cerchiamo di lavorare le bestie intere, utilizzandone ogni parte, e prodotti di stagione, sostenibili e perlopiù locali”, spiega Jacopo Ricci che – barba lunga e capelli raccolti – è il frontman del duo di cucina. Una scelta rispecchiata anche dalla cantina, che sceglie soprattutto etichette “naturali”, sia italiane sia straniere.

Così, in tavola ci s’inizia a divertire fin dall’amusebouche da mangiare con le mani, tra uno spiedino di lumaca alle erbe, una gaufre croccante ai peperoni e un mini babà alla rapa rossa. Le Capesante, vitello e salvia – la prima sautée, rispettando al meglio la texture e il sapore, i secondi racchiusi in una sorta di dumpling all’orientale – mettono subito in chiaro che siamo a Roma ma che lo sguardo (e il palato) può spaziare lontano, le fettuccine con alghe e seppia ribadiscono il concetto. Ma sono soprattutto i ravioli di manzo, cacao e Parmigiano – grande piatto di pancia e di testa – a conquistare con la loro rustica eleganza. E se il trancio di ricciola con verdure di stagione è un bell’esempio di essenzialità al servizio del gusto, il precedente mood rural-goumet torna nell’Agnello con cicoria e grano: altra cottura impeccabile – con la carne fondente – e il colpo di genio nella ciotola servita accanto, dove c’è il grano mantecato a mo’ di risotto con il cervello dell’agnello e la sua coratella, sormontato da un pezzetto di controfiletto di agnello scaloppato e foglie di pimpinella.

E se l’erborinato servito come predessert segna un’altra tacca della filosofia “zero compromessi” di Jacopa, i dessert risultano un po’ in controtendenza con l’esperienza complessiva. Peccato, perché la “ciambella” di cioccolato bianco con lamponi e aceto avrebbe potuto essere una più che degna chiusura, spingendo un po’ di più sulle note acide. Ma c’è di che lavorarci su.

Jacopa
via Jacopa de’ Settesoli, 7
Roma
+39.06.5809075
Prezzi medi: antipasti 17, primi 18, secondi 24, dolci 9 euro
Menu degistazione: 50 euro, 5 portate (con 3 calici in abbinamento 75 euro, 5 calici 85 euro) 
Aperto solo la sera; chiuso domenica


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