Sandro Piccinini: 'ccezionale Matera

Da Dimora Ulmo a Il Buongustaio: il popolare telecronista ci invita a un viaggio in 5 tappe golose nel capoluogo lucano

26-04-2019
Una vista scenografica su Matera, Capitale Europea

Una vista scenografica su Matera, Capitale Europea della Cultura 2019. Negli ultimi due anni gli arrivi in città sono cresciuti del 216%, ci informa Sandro Piccinini (foto touringclub.it)

Andate a Matera. Non perdete troppo tempo, organizzatevi e partite, anche per pochi giorni. Se non vi fidate di me fidatevi almeno della mia vita da telecronista: 200 giorni di trasferta all’anno per 35 anni. Ne avrò visti di posti belli, no? Lo so, sapete già tutto: i mitici Sassi, la Civita con il Duomo, le chiese rupestri con Santa Maria di Idris e la Casa Grotta, il Parco della Murgia. Va bene. Ma io vorrei parlarvi dei ristoranti. In Italia, per fortuna, non mancano. Ma solo qui ce ne sono alcuni che raggiungono l’eccellenza nei miei 5 parametri:
1) qualità del cibo,
2) location esterna,
3) arredi interni,
4) gentilezza,
5) prezzo.
E’ la conclusione a cui sono arrivato dopo una breve vacanza e vorrei mettere a vostra disposizione il mio diario di bordo.

L'Agnello con cicorielle di Michele Castelli, Dimora Ulmo

L'Agnello con cicorielle di Michele Castelli, Dimora Ulmo

Un tavolo fortunato da Dimora Ulmo

Un tavolo fortunato da Dimora Ulmo

Lo staff di cucina di Dimora Ulmo. Da sinistra a destra: Giuseppe Di Stasi, Virginia Caravita, Michele Castelli, Francesco Russo

Lo staff di cucina di Dimora Ulmo. Da sinistra a destra: Giuseppe Di Stasi, Virginia Caravita, Michele CastelliFrancesco Russo

Comincio con il preferito: la Dimora Ulmo. Scendendo per 28 gradini da una viuzza su piazza del Sedile, ci si imbatte nell’antico Palazzo Torraca, un tempo di proprietà della famiglia Ulmo. La Dimora è nata qui, grazie allo chef Michele Castelli e al maestro di accoglienza in sala Francesco Russo. Segnalo una fenomenale Scaloppa di foie gras, l’Agnello con cicorielle e i Tortellini in brodo con ripieno di agnello. Ma anche il resto è una meraviglia, dalla terrazza con vista sul Sasso Caveoso, agli arredi interni assemblati con gusto raffinato da Nico Andrisani. Un gioiello che meriterebbe importanti riconoscimenti. 

Poi l’Osteria San Francesco di Nicola e Valeria. Una coppia deliziosa come il loro locale in pieno centro, vicino alla bellissima chiesa barocca di San Francesco. Anche qui, arredi minimalisti, con il pavimento di "cementine" scelto da Valeria e i piatti preparati da Nicola, che vanta un’esperienza importante con il Maestro Gualtiero Marchesi. Ho apprezzato l’Uovo poché con crema di parmigiano, caciocavallo e tartufo nero e la Guancetta di vitello di razza podolica brasata all’Aglianico su crema di patate dolci e cipolla croccante. Un piatto pazzesco, voto 10!

Quella sera ho sentito parlare per la prima volta nella mia vita della razza podolica. Vacche erranti allo stato brado con vitelli che si nutrono solo di latte materno. Non so se carne e formaggi siano così buoni per questo, ma la storia è affascinante. Al mio suggerimento di alzare leggermente i prezzi (il rapporto qualità-costi, per chi abita a Milano, è strabiliante...) Nicola ha risposto in modo disarmante: "Stiamo riflettendo su un aumento di 2 euro a piatto, ma i materani non gradirebbero…".

Uno dei primi piatti dell'Osteria San Francesco

Uno dei primi piatti dell'Osteria San Francesco

Valeria Barbetta e Nicola Morcinelli, Osteria San Francesco

Valeria Barbetta e Nicola Morcinelli, Osteria San Francesco

Particolare di sala de La Gattabuia, insegna ricavata nelle ex carceri cittadine

Particolare di sala de La Gattabuia, insegna ricavata nelle ex carceri cittadine

Infine La Gattabuia, sempre vicino a piazza del Sedile, dove un tempo c’erano le carceri cittadine. Lo chef è Giovanni Clemente, il maître è Francesco Scalzo e anche qui si esce più che soddisfatti. Notevoli i Cavatelli al sugo di peperone crusco e caciocavallo. Sapore forte, ma unico. Ottimi anche gli Scialatielli con salsiccia pezzente e un Tiramisù che non dimenticherò.

Dopo cena, ovunque vi troviate, è obbligatoria una passeggiata verso il Duomo, con l’affaccio mozzafiato sui Sassi. Resterete incantati, specie in una serata piena di stelle come quelle che ho avuto la fortuna di trovare io. Di fortuna ne ho avuta un’altra: ho soggiornato nell’antico Palazzo Gattini, un hotel magico con servizi d'alta classe. Anche qui, volendo restare in casa, ci si può affidare al ristorante Le Bubbole. Mi sono bastate le colazioni e una merenda a base di pane, insalata, capocollo e caciocavallo per capirne il livello.

Naturalmente a Matera esistono altri ristoranti di grande qualità, cito Vitantonio Lombardo e Baccanti, ma sono rimasto solo 3 giorni e ho voluto limitarmi a quelli che ho provato di persona. 

Le Bubbole di Palazzo Gattini

Le Bubbole di Palazzo Gattini

L'ingresso de Il Buongustaio

L'ingresso de Il Buongustaio

Prima di partire è obbligatoria una sosta dal Buongustaio, negozietto vicino a piazza Veneto. Entrate, prendete un bigliettino con l’indirizzo email per le future ordinazioni e già che ci siete vi portate subito in aereo un bel pezzo di caciocavallo podolico, anzi, meglio due, uno fresco e uno stagionato. Inutile parlare del Pane di Matera, è conosciuto in tutto il mondo e la fama è più che meritata. Non paragonatelo a quello di Altamura perché qui si arrabbiano. D’altra parte, i vecchi contadini lucani gustavano spesso un’abbondante cialledda, con pane raffermo, pomodori, cipolle, e un po’ del loro olio extravergine, veramente ‘ccezionale

Naturalmente sono tutte cose che gli stranieri conoscono già. Negli ultimi due anni gli arrivi in città sono cresciuti del 216% e il trend ormai è questo. Perciò fate presto, prima che ci sia troppa gente, andate a Matera. Ci lascerete il cuore, ma ne varrà la pena.


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