Il cibo non mente: Franco Aliberti tra arte e cucina

Il progetto dello chef con l'artista Laura Zeni. Al debutto al Tre Cristi di Milano in occasione del Salone del Mobile 2019

08-04-2019

Una nuova collaborazione con il mondo dell’arte e del design per il progetto Il cibo non mente: Franco Aliberti e l’artista Laura Zeni. Lui, lo chef del ristorante Tre Cristi di Milano, una forte attenzione alla creazione di una cucina ecosostenibile, valorizza le parti meno nobili degli ingredienti; lei che vede i profili delle persone come contenitori di emozioni, di esperienze, pensieri, essenze della vita.

Proprio a partire dal primo giorno del Salone del Mobile 2019, oggi 8 aprile, al ristorante Tre Cristi si potrà degustare Il cibo non mente, proposta culinaria e progetto artistico insieme, servito su un piatto che ha la forma del profilo dello chef Aliberti, disegnato e realizzato per l’occasione da Laura Zeni in 20 pezzi unici. Il duo creativo ha scelto il Krion®, un materiale caldo al tatto e simile alla pietra naturale. Composto da due terzi di minerali naturali e da una piccola percentuale di resine ad alta resistenza, 100% biologico e interamente riciclabile, un materiale che può essere rilavorato e riutilizzato sostanzialmente all’infinito, in perfetto sposalizio con la filosofia di Franco Aliberti.

Un percorso che debutta durante il Salone del Mobile e che sarà presente al ristorante con diversi sviluppi: «Il piatto con il mio profilo non vuole essere autocelebrativo, bensì uno spunto, una riflessione a mangiare facendo sempre più attenzione a come il nostro cervello recepisce l’assunzione del cibo» racconta lo chef.

La riflessione culturale prende le mosse dall'alchimia che si crea a livello cerebrale tra il cibo, il suo profumo e il suo gusto, e le memorie che si attivano nella nostra testa quando lo degustiamo. E quale piatto universalmente riconosciuto come tipico italiano, se non gli Spaghetti al pomodoro, poteva inserirsi in questo contesto multisensoriale?

Ecco allora che Aliberti mette in scena una composizione in cui, dalla bocca, parte un filamento dello spaghetto che conduce a un cervello fatto di spaghetti al pomodoro. Proprio questo piatto simbolico della nostra alimentazione ha il potere di evocare ricordi personali in ognuno di noi, radicati fin nell'infanzia. In corrispondenza dell'amigdala, l'archivio della nostra memoria emozionale, nel piatto lo chef ha posto un pezzetto di pane al pomodoro per simulare la scarpetta che facevamo da piccoli. Fin dal primo assaggio, sprigiona tutta la sua traccia di gusti primari genuini.

Nello spirito dei due ideatori, Il cibo non mente racchiude un messaggio culturale trasversale: in tutti i campi, e quindi anche nell'arte culinaria, non c'è evoluzione senza la conoscenza del passato e la tensione verso la semplicità. Una sintonia magica con il credo dello chef incentrato sull'essenzialità.

Il cibo non mente sarà presente con continuità nella carta del ristorante Tre Cristi, come il grande ritratto che Laura Zeni ha dedicato a Aliberti, un metro per un metro di colori, gesti, pensieri e anima dello chef che si è raccontato alla Zeni entrando nella sua arte con un approccio inconsueto, non a parole, ma scegliendo una texture già realizzata dall’artista.

Per la prima volta Laura Zeni trasforma il profilo di uno chef in un piatto: «Perché il piatto non è solo vezzo e decorazione, ma messaggio di presa di coscienza di sostenibilità e di cultura durante il consumo del cibo ed espressione di una particolare attenzione a quello che decidiamo di introdurre nel nostro corpo - racconta - Il primo gesto nel rapporto con il cibo è lo sguardo e l’immagine che rimane impressa nella nostra memoria, avvolta dal sapore gustato, è importantissima. Noi artisti abbiamo il dovere di comunicare concetti, oltre a sapore e colori. Mangiare, lavorare, vivere con la testa... Dedicare tempo e consapevolezza a noi stessi».

Ma il progetto è solo agli inizi, presto vedremo anche un libro che racconta il dialogo incessante tra profili di chef che hanno trovato uno spazio nell’arte creativa di Laura Zeni.


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