Taverna del Capitano, tre generazioni, cinquant'anni di ricordi

Il ristorante di Nerano taglia un grande traguardo. Le tappe più importanti, nel racconto di Mariella e Alfonso Caputo

30-10-2017
In rosso, Mariella Caputo, sommelier; secondo da

In rosso, Mariella Caputo, sommelier; secondo da destra suo fratello Alfonso, chef della Taverna del Capitano nella spiaggia di Nerano, Massa Lubrense, penisola Sorrentina; terzo da destra, Claudio Di Mauro, marito di Mariella. L'avventura comincò nel 1967, con nonno Alfonso, per poi presoguire con Salvatore e Grazia (nella foto, in nero), genitori di Mariella e Alfonso, terza generazione della Taverna

50 anni sono nulla se si pensa al tempo che la luce impiega ad arrivare a noi dalle stelle più lontane ma, nella vita di un uomo, mezzo secolo è un periodo importante. E' un momento in cui si guarda la strada percorsa, da cui si riparte con un nuovo slancio per il futuro. Questo vale ancor di più se si parla di un’azienda, che è un organismo complesso, e che, in questo caso, si identifica totalmente con una famiglia, i Caputo della Taverna del Capitano a Nerano. 50 anni di lavoro, di passione e sacrificio di 3 generazioni l’hanno condotta a grandi successi e riconoscimenti dalle guide gastronomiche (2 stelle Michelin e massimi livelli sulle altre), in un confronto con il mondo da cui ne è uscita vincente e sempre più forte.

Proprio per festeggiare questo anniversario i Caputo hanno investito nuovi capitali nella ristrutturazione della locanda, per rendere sempre più indimenticabile il soggiorno in quest'angolo di paradiso sul mar Mediterraneo. Abbiamo la fortuna di conoscerli da molto tempo ed è bello essere qui a festeggiare questo grande traguardo. Ascoltandoli ricordare questa bella avventura familiare ci è venuta voglia di farla raccontare direttamente dalla loro voce anche a voi che leggete, per farveli conoscere e amare. Incontriamo così i fratelli Mariella Caputo (patron e sommelier) e Alfonso Caputo (chef patron) in una splendida mattina di ottobre e ci accomodiamo nella sala già pronta per il servizio: le tovaglie stirate alla perfezione, la luce splendente di un sole che non si arrende all’autunno e i riflessi sul mare azzurro e luccicante.

“La nostra storia – comincia Mariella – ha radici che arrivano all’inizio del secolo scorso. Questa è una terra in cui gli uomini o andavano per mare oppure si votavano all’ospitalità essendo la Costiera luogo di villeggiatura da secoli, grazie alla sua bellezza naturale. Qui, fin dall'Ottocento, si è sviluppata una vera e propria cultura dell’accoglienza. Tutto inizia da nostro nonno Alfonso che negli anni duri del Dopoguerra decide di emigrare in Argentina durante i mesi invernali, con lunghi spostamenti tra l’Europa e l’America Latina. Per parecchio tempo, trascorre lì circa 8 mesi all’anno, lavora duramente nei porti, mette da parte ogni centesimo che guadagna e poi torna qui durante l’estate per “fare” la stagione estiva. A Marina del Cantone non c’era nulla, ma lui era un visionario e prevede già in quegli anni lo sviluppo turistico della zona. Investe i suoi risparmi sia per dare impulso alla località (con un nuovo frantoio, impegnandosi affinché arrivasse l’energia elettrica) e sia acquistando la Certosa delle Sirene, un palazzo del Duecento, situato sulla spiaggia, nonché una serie di altri immobili. Lavorò così tanto che alla fine lasciò una impresa avviata a ciascuno dei suoi figli!”

 
Il porto di Nerano

Il porto di Nerano

“Per noi il nonno Alfonso – continua Alfonso, stesso nome del nonno, già vestito da chef e da diverse ore già in cucina – era una specie di figura mitologica: un uomo che è andato lontano senza risparmiarsi, sempre allegro e determinato, faticando moltissimo con l’obiettivo di dare alla sua famiglia un futuro. È grazie anche a lui se siamo qui oggi. Mio padre Salvatore inizialmente scelse il mare: si diplomò all’istituto nautico a Piano di Sorrento e si imbarcò ma il richiamo della terra e della famiglia era forte. Così quando sposò Grazia, mia madre, decise di scendere a terra e aprire la Taverna del Capitano, grazie all’aiuto di suo padre e della sua sposa.

È il 1967: comincia allora l’avventura di questa locanda di 15 stanze con ristorante che ha i piedi in mare!”

Mariella prende la parola e prosegue: “Grazia, mia mamma, in cucina ci è stata decenni, per passione e per la bella tradizione gastronomica di Sant’Agata, nota in tutta la regione, di cui è un vero vanto farne parte. Ha fatto stage in varie cucine importanti perché è sempre stata una donna curiosa ma all’inizio qui il lavoro era tutto diverso. Piatti semplici, immediati, tutti di mare, con porzioni abbondanti da vera taverna in cui si sono sempre utilizzati prodotti d’eccezione. Le frequentazioni erano però già allora importanti con i De Filippo, i Giuffrè, i Rota: la costiera è un posto magico da sempre.

Nel 1967, inoltre, il 1 febbraio, nasco io e ancora ci chiediamo, Alfonso e io, come abbiano fatto a star dietro a tutto. Mamma rimane in cucina fino a pochi anni fa, ove da capo chef pian piano ha ceduto spazio ad Alfonso. Infatti, mio fratello dopo la maturità da ragioniere comincia subito il suo percorso da chef andando in giro per il mondo (e di questo racconterà lui…) mentre io mi sento chiamata da questa terra fin da subito. L’incontro con mio marito Claudio Di Mauro, cresciuto qui ma poi trasferitosi ad Assisi ove si è specializzato in Tecnica del Turismo, è stato determinante: entrambi amiamo Nerano (e AmoNerano è anche il nome del consorzio che abbiamo fondato per la promozione del nostro territorio) e subito dopo il matrimonio, entrambi ci siamo dedicati interamente alla Taverna del Capitano".

"È stata una scelta non ovvia: lavorare con la propria famiglia, i propri genitori, non è sempre facile (soprattutto se determinati, volitivi e affascinanti come Salvatore, il “Capitano” e Grazia, donna d’acciaio sotto un’apparenza morbida e accogliente), ma quando si ama questo luogo come lo amo io, come lo amiamo noi, quando si crede in una impresa come per me è sempre stato, non ci possono essere dubbi. Claudio e io ci siamo cominciati a occupare della sala mentre mio padre rimaneva supervisore di tutto e si occupava delle relazioni. In più il vino mi ha sempre appassionata e così mi son assunta la responsabilità della cantina (che ormai vanta migliaia di etichette), che mio padre aveva cominciato a curare quando ancora la cultura vitivinicola era per pochi e aveva realizzato una cantina che è un vero e proprio galeone (bellissima da visitare, ndr). Ho frequentato corsi da sommelier e ho formato il mio palato assaggiando le migliori (e le peggiori! Eheheh…) bottiglie al mondo. È stato un bel percorso che mi ha portato nel 1994, mentre ero in attesa di mio figlio Fabrizio, a essere eletta Miglior Sommelier d’Italia. È stata una bella soddisfazione!”

Alfonso sorride e prosegue: “Ha ragione Mariella: è bello lavorare con i propri genitori, seguire le loro orme essendo fieri del loro impegno e della loro etica del lavoro ma non sempre è facile. Io stesso, prima di tornare e fermarmi qui, ho sentito il desiderio fortissimo di vedere un po’ di mondo, di viaggiare e lavorare lontano, affamato di conoscenza, di sapori e di profumi a me sconosciuti. E intanto di crescere professionalmente. Così son partito, come mio nonno Alfonso: zaino in spalla e via. La prima fermata è stata da Marchesi a Milano e poi la Francia da Georges Blanc. Da lì non mi sono più fermato: un anno in Giappone lavorando in ristoranti di sushi per capire come loro lavorano la materia prima e avvicinarsi a modi vivere il cibo così diversi dai nostri; poi un anno e mezzo tra Hong Kong, Singapore e Bangkok lavorando per il gruppo Sheraton".

"Qui il mio divertimento principale, che è anche quello da cui ho tratto i migliori insegnamenti, è stato andare al mercato cittadino e guardar cucinare le signore anziane che, con i loro banchetti improbabili, griglie, pentoloni, cucinavano le pietanze classiche del luogo. Ne ero affascinato: mi hanno regalato vere emozioni. Con un bagaglio sempre leggero ma pieno di conoscenze son arrivato in Italia, mi son fermato a Roma, al Lord Byron ai tempi di Sciullo. Ma il richiamo di casa è arrivato a farsi sentire forte e chiaro: così sono tornato. Allora, in accordo con tutti quanti si è deciso di trasformare la Taverna del Capitano, di aprire un nuovo corso. In cucina c’era mamma Grazia con cui, gradualmente, abbiamo deciso di mutare la linea di cucina, ma senza spaventare nessuno".

"Abbiamo inserito nuovi piatti, nuove presentazioni, nuove tecniche: ogni giorno ero pieno di nuove idee, di voglia di sperimentare. Non dormivo mai! Il risultato è stato questa mia tavola che sempre si rinnova ove sorprendere il nostro ospite utilizzando pesce che proviene solo dai nostri pescatori, parte integrante del nostro staff, perché il pesce della Taverna del Capitano è solo nostro. Così sono nati piatti amati come le Linguine col fegato del polpo, l’assoluto di Palamito, i Profumi della costiera, sorbetti fatti con la frutta della nostra terra e molti, moltissimi altri. Ho studiato per 6 anni solo per riuscire a fare con le miei mani la pasta secca di grano duro: è stata veramente un’impresa trovare le farine giuste, le dosi, i tempi di essiccatura. Ma è stato bello riuscirci, è stata una delle mie più belle soddisfazioni.”

“Sì – fa eco Mariella – non ci fermavamo un attimo. La cucina cambiò ma anche in sala tutto si trasformò e la Taverna del Capitano divenne, passo dopo passo, quello che è ancora oggi: un luogo in cui il piacere dell’ospite è messo al centro di ogni nostra azione, ove chiunque arrivi a Marina del Cantone, a Nerano, alla fine di questa strada che conduce a un luogo unico al mondo, trovi una casa, vera, reale e una tavola ove sorprendersi. Qui si sentono i profumi di terra e mare, portati da Alfonso, mentre noi e il nostro staff in sala, conduciamo l’ospite in questo viaggio, mentre si respirano il Mediterraneo e la tradizione: arrivano da tutto il mondo per i nostri Spaghetti alla Nerano con zucchine e quattro caci differenti. Non ci chiedete la ricetta: è il nostro segreto!”

Alla domanda su quale sia stato un momento duro, domanda fatta separatamente a ognuno, rispondono nello stesso modo: la morte di Salvatore, grande motore di tutto, fucina di entusiasmo, amato da molti per il modo con cui sapeva accogliere chiunque si affacciasse al suo ristorante, e il suo sorriso, sempre contagioso. Un grande capitano, di nome e di fatto, che ha saputo indicare la via da seguire. “Quando è venuto a mancare papà – racconta Mariella, il viso sempre sorridente, ora serio e concentrato – io e Alfonso ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: e ora? La risposta è arrivata senza nemmeno esserci dovuti parlare: andiamo avanti. Andiamo avanti perché quando ci credi, ci credi fino in fondo. E allora abbiam fatto meglio, abbiam fatto di più.”

Ora, non resta che salire in macchina e prendere la strada che sale da Sorrento, superare Massa Lubrense e scendere a Marina del Cantone, Nerano, in quest’angolo di costiera amalfitana, proprio sotto Punta Campanella, e sperimentare noi stessi la sensazione di arrivare in questa meravigliosa maison in cui la cultura dell’accoglienza non è una parola e qui ci si può sentire, realmente, a casa.


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