2016 Odissea nello Spazio 7

Cresce vertiginosamente il mestiere di Alessandro Mecca alla Sandretto Re Rebaudengo di Torino

09-12-2016
Bue, robiola, insalate amare vs condimenti acidi,

Bue, robiola, insalate amare vs condimenti acidi, uno dei piatti in carta più convincenti del ristorante Spazio 7 di Torino, all'interno della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, di cui occupa il primo piano. L’istituzione voluta da Patrizia Sandretto. "Lo chef Alessandro Mecca", ci racconta Luca Iaccarino, "mette in scena una delle crescite più veloci – in termini di sicurezza, di estro, di successo – che ci sia capitato di vedere"

Galleria fotografica

Pomodorino ricostruito
Pasta soffiata cacio e pepe
Anatra alla plancia, puntarelle e melograno
Bottone, ostrica vs cipolla, polpo, limone e barbabietola

Spazio 7 è uno di quei ristoranti che non ti aspetti. Non a Torino, se non altro. E non lo immagini nemmeno quando ti ci trovi proprio di fronte, nel giardinetto che conduce al monolite della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, di cui occupa il primo piano. L’istituzione voluta da Patrizia Sandretto – moglie dell’imprenditore Agostino Re Rebaudengo – è una scatola. Dentro, ormai da 15 anni – s’è trasferita qui da Guarene, dove ancora c’è il palazzo avito – contiene mostre temporanee dei migliori artisti del pianeta, figlie di una collezione che vanta tutte le firme più talentuose e più prestigiose (talvolta, non sempre, coincidono). Pensate un nome – Cattelan? Hirst? – Sandretto ce l’ha.

Un luogo di grande fascino e successo, ma non sempre la qualità delle collezioni si trasferisce alla ristorazione interna. E pure qui non è stato facile. Ricordo di pirsona pirsonalmente una cena in onor di Luciana Littizzetto dieci anni fa: allora il locale era avviato da poco e poca fortuna ebbe dopo, ché non è semplice portare i torinesi a mangiare in un museo.

Finché non è entrato in scena il giovanissimo Emilio Re Rebaudengo, figlio della coppia, cui è stata affidata la sala al primo piano e pure quella al piano terra: la caffetteria. Emilio, nel 2013, fa un colpo di calciomercato: si porta a casa il bresciano Simone Breda, in arrivo dalle stelle svizzere. Un talento che finalmente, dopo più d’un lustro, fa notare Spazio7. Ma all’inizio dell’estate 2015 il rapporto con Breda – ora al Sedicesimo Secolo di Orzinuovi (Brescia) – si interrompe bruscamente. Diavolo: proprio ora che cominciava a girare.

Emilio Re Rebaudengo e chef Alessandro Mecca

Emilio Re Rebaudengo e chef Alessandro Mecca

Ma Emilio ha fiuto, e bissa subito con Alessandro Mecca. Mecca – leva 1984 – da qualche anno se ne stava tranquillo a farsi la sua cosa nel piacevole ma sperduto Estate di San Martino, a Villanova d’Asti. A modo suo, un gesto di coraggio per il figlio dei titolari d’uno dei ristoranti più classici del capoluogo piemontese, il Crocetta. Cresciuto nelle cucine paterne, Mecca s’era poi girato i grandi nomi regionali – Guido a Costigliole, Al Sorriso a Soriso, La Ciau del Tornavento a Treiso – e, prima d’arrivare a Villanova, era andato a bottega anche da Alex Atala, al DOM di San Paolo.

Tornato dunque in città, Alessandro – un ragazzone con le scarpe grosse e il cervello fino – mette in scena una delle crescite più veloci – in termini di sicurezza, di estro, di successo – che ci sia capitato di vedere. Dalla prima cena qui, l’8 settembre 2015, e l’ultima, sembra che non siamo passati 15 mesi ma 150. La carta oggi è divisa in tre aree – “Contrasto – Percezione contemporanea”, “Equilibrio – Creatività controllata” e “Classici – Da sempre in carta” – e i menu sono due, uno per confortare, “Territorio e ricerca”, uno per sfidare ma con juicio, “Idea e pensiero”. Nuovissimi invece i piatti: quelli nuovi sono comparsi sulla lista in questi giorni e ci resteranno fino a fine anno (qui si cambia spesso).

E allora ecco i golosissimi amuse bouche – gli ormai must-have pomodorini ricostruiti, il sandwich aioli con la spalla cotta, il grissino col patanegra, gli agnolotti al plin in brodo & co –; un’Albese servita a strati con insalate amare e robiola, i Bottoni di barbabietola con il ripieno di cipolla, il polpo, il limone a la salsa d’ostrica, l’Anatra alla plancia con le puntarelle e il melograno e, per finire, la Banana grigliata con mandorla, cioccolato bianco e rhum che sa d’infanzia.

Tutto in equilibrio tra conforto e sferzate, carezze e schiaffi (ma sempre di mani guantate), tra tecnica e felicità. Felicità che si fa ancora più intensa considerando il rapporto qualità prezzo, che decolla con i due menu: il “Territorio e ricerca” costa 40 euro, l’”Idea e pensiero” 60. Il pranzo in caffetteria, che esce dalla stessa cucina, sta addirittura tra i 15 e i 20 euro. Il tutto dentro a una galleria d’arte. Di certo, in città, il massimo coefficiente soddisfazione/euro.


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Pomodorino ricostruito
Pasta soffiata cacio e pepe
Anatra alla plancia, puntarelle e melograno
Bottone, ostrica vs cipolla, polpo, limone e barbabietola
Banana grigliata, mandorla, cioccolato bianco e rum
La Caffetteria di Spazio7