Nicola Olivieri, la rinascita del pandoro e il nuovo mondo digitale. Tutto a Identità on the road

Vicino e lontano. Ieri e domani. Analogico e virtuale. Il pastry chef di Arzignano traccia le future frontiere della Pasticceria Italiana Contemporanea. La masterclass online da lunedì 16

13-11-2020
Un fantastico pandoro classico di Nicola Olivieri

Un fantastico pandoro classico di Nicola Olivieri accompagnato da... Scopritelo alla masterclass tenuta dal pasticcere di Arzignano (Vicenza) nell'ambito di Pasticceria italiana contemporanea, a Identità on the road. Le foto sono di Sonia Santagostino-OnStage Studio. ISCRIVETEVI A IDENTITÀ ON THE ROAD CLICCANDO QUI. Per info iscrizioni@identitagolose.it o il numero di telefono +39 02 48011841 interno 2215

Lui, Nicola, incarna la quinta generazione degli Olivieri. E da artigiano millennial qual è (classe 1986) guarda Il futuro attraverso il digitale e la riscoperta del pandoro. Un ossimoro? Macché. Anzi, la dimostrazione di come analogico e virtuale siano perfettamente compatibili. Per scoprirne tutti i segreti basterà seguire la sua masterclass di Pasticceria Italiana Contemporanea (dal 16 novembre, è organizzata in sinergia con Petra - Molino Quaglia e Valrhona), iscrivendosi alla piattaforma online di Identità on the road. Ma intanto basta cogliere le sue parole, che concentrano il senso dell’insegna di famiglia: Olivieri 1882, ad Arzignano, nella provincia vicentina.

Nicola Olivieri a Identità on the road

Nicola Olivieri a Identità on the road

«Quattro anni fa ci siamo trasferiti nel nuovo locale, a qualche centinaio di metri dalla storica sede. Abbiamo avuto l’opportunità di rilevare un edificio industriale storico e molto importante della nostra città. Così, siamo ripartiti da lì per darci una spinta in più e provare ad evolvere, come ogni generazione della nostra famiglia ha fatto sinora. Oggi contiamo su una food hall di circa 1.200 metri quadrati, divisi fra negozio e spazio produttivo. Che tra l’altro abbiamo ampliato di altri mille metri quadrati. È questa la zona clou dell’azienda, il reparto sul quale abbiamo investito e sul quale continueremo ad investire. Parlo di tecnologia, perché la nostra mission è quella di produrre lievitati artigianali di altissima qualità. Che deve rimanere inalterata, o meglio ancora migliorata. Come? Facendo in modo che la tecnologia si adatti al nostro modo di lavorare, ai nostri ingredienti, ai nostri impasti», spiega Nicola. Precisando la piena empatia fra tradizione e avanguardia, ieri e domani, memoria e avvenire, lentezza e velocità. E dando ancor più senso a quel 1882 che compare nel logo. Anno in cui il trisavolo Luigi diede avvio alla saga degli Olivieri. Che tengono i piedi per terra, osservando oltre l’orizzonte. O meglio ancora, oltreoceano.

Olivieri con la conduttrice Cristina Viggè

Olivieri con la conduttrice Cristina Viggè

Nicola lo chiama “Approaching the land”. Un progetto, una visione, una missione: esplorare e conquistare gli Stati Uniti a ritmo di pandoro e panettone (recentemente premiati a livello internazionale con ben 2 stelle ai Grate Taste Awards del Regno Unito). In che modo? Proprio grazie a un e-shop pensato e attivato su misura per gli Usa (usa.olivieri1882.com). Non solo. Gli Olivieri accelerano il passo. E garantiscono lievitati come appena sfornati. Traduzione: in sole 48 ore dalle mani di Nicola a quelle della Statua della Libertà. Il tutto senza compromessi, senza conservanti, ma solo con corrieri espressi. Perché gli Stati Uniti? «Perché abbiamo avuto molte richieste da parte di importatori e distributori. Ma anche perché una parte della nostra famiglia è emigrata in New Jersey, molto tempo fa», puntualizza Nicola. Ricordando, ancora una volta, le radici.

Una boutique digitale. Attivissima già da qualche anno. Anche a livello italiano ed europeo. E implementata proprio durante lo scorso lockdown. «Pasqua 2020 per noi è stata una svolta. Perché ci ha aperto gli occhi e ci ha permesso di trasformare una situazione generale di crisi in una grande opportunità. Certo. Abbiamo anche avuto un po’ di fortuna: la nostra colomba era appena stata premiata dal Gambero Rosso come la migliore artigianale d’Italia. Per cui abbiamo avuto una valanga di richieste. Che all’inizio ci hanno spiazzato. Non ce lo aspettavamo. Ma devo dire che siamo stati bravi a reggere e a mettere in piedi una vera e propria organizzazione», continua l’eclettico pasticcere. Raccontando il saggio “recycling” del team: dalla logistica alle prenotazioni, dall’amministrazione al customer service, passando per la creatività visual. Indispensabile per un portale pratico, performante ed graficamente appetibile. Risultato? «In ottobre, appena partiti con la campagna del panettone online, siamo stati inondati di prenotazioni per Natale, o addirittura di ordini per consegne immediate. Ci ha riempito di orgoglio. Perché significa che i tempi stanno cambiando davvero”. E significa pure che il digitale ha contributo a rompere certi cliché, ad allargare i confini e a destagionalizzare i lievitati.

Intanto? Nicola punta tutto sul pandoro. Anche perché il primo forno stava esattamente fra Vicenza e Verona. Pandoro, fortissimamente pandoro. Realizzato con la farina Petra 6384. E con lievito madre vivo, zucchero di canna grezzo, burro belga da centrifuga, miele d’acacia, bacche di vaniglia bourbon del Madagascar, nonché limoni canditi artigianalmente, tritati e messi all’interno dell’impasto. Anzi, a dire il vero si tratta di tre impasti, per un totale di tre giorni di lavorazione. «È giunto il momento di portare alla ribalta il pandoro. Il fatto che sia molto più difficile da realizzare rispetto al panettone è stata per noi la spinta decisiva. Una sfida che abbiamo accolto e che ha richiesto almeno cinque anni di lavoro e di perfezionamento», commenta il pastry chef. Che svela anche come tagliarlo, consumarlo e abbinarlo. Ma per tutto questo c’è la masterclass online.

 

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