Melinda Joe: ho scelto di vivere in Giappone per colpa del sushi e del sake

Continua la nostra serie dedicata ai food writer del mondo. Intervista alla giornalista cino-americana che ha scelto Tokyo

24-07-2019
Melinda Joe, food writer nata in Louisiana da fami

Melinda Joe, food writer nata in Louisiana da famiglia cinese. Oggi vive a Tokyo e scrive per importanti testate

Continua la nostra serie dedicata ai più interessanti food writer e critici gastronomici del momento. Dopo il franco-catalano Philippe Regol e il francese François-Régis Gaudry è il momento di Melinda Joe

Dove e quando è nata?
Sono nata e cresciuta in Lousiana, negli Stati Uniti. Dovreste dunque sapere che le donne del Sud non rivelano mai l’età :).

Quali studi ha fatto? Com’è diventata food writer?
Mi sono laureata in Belle arti alla University of California di Berkeley. Ora vivo a Tokyo, in Giappone. Sono entrata nel giornalismo aprendo un blog su sake e vino. Scrivo di questa materia da giornalista professionista 10 anni. Prima mi piaceva scrivere poesie e storie brevi.

Com’è nata la passione?
I miei genitori avevano un ristorante, sono cresciuta in questo mondo. Venendo da una famiglia cino-americana, il cibo ha sempre avuto un ruolo importante nella nostra vita. Se non sono fuori a cena, provo a cucinare sempre a casa.

Dove scrive oggi?
Sono columnist per il Japan Times, corrispondente da Tokyo per il magazine svedese Gourmet e Tokyo editor per la guida ai ristoranti 12Forward. Ho pubblicato articoli, tradotti in 4 lingue, su Newsweek, Nikkei Asian Review, Conde Nast Traveler, The Wall Street Journal Asia e The Cuisine Press (in Giappone). E poi scrivo per la Guida ai ristoranti di Identità Golose!

Michimasa Nakamura, chef di Sushi M a Tokyo, un nuovo modo di concepire il genere

Michimasa Nakamura, chef di Sushi M a Tokyo, un nuovo modo di concepire il genere

Il museo del sake Hakutsuru di Kobe

Il museo del sake Hakutsuru di Kobe

Quali ristoranti le hanno cambiato la vita e perché?
Non sceglierei un ristorante ma un evento legato al cibo, l’edizione di Cook it Raw che si è tenuta nel 2010 in Lapponia. Mi ha aperto gli occhi, condotto su un livello completamente diverso di fine dining e creatività gastronomica. Tra i ristoranti, direi Sushi Sho, Sushi Sho Masa e Umi, i primi viaggi nelle forme più alte di sushi. Direi anche Benu, a San Francisco, una delle prime insegne a presentare i sapori asiatici, soprattutto cinesi e coreani, con modalità ultra-rifinite e contemporanee.

Quali piatti le hanno cambiato la vita?
Impossibile elencarli tutti. Direi un genere, piuttosto: il sushi. È uno dei motivi per cui mi sono trasferita in Giappone! Ma mi ha cambiato la vita anche il sake: ho cominciato tutto lì.

Fine dining o ristorazione casual: dove va la cucina?
In generale, direi direzione casual. Ma ci attende un futuro di linee sempre meno nette tra i due mondi.

May Chow, Happy Paradise, Honk Kong (foto Straits Times)

May ChowHappy Paradise, Honk Kong (foto Straits Times)

Daniel Calvert, Belon, Hong Kong (foto belonsoho.com)

Daniel Calvert, Belon, Hong Kong (foto belonsoho.com)

Chi sono secondo lei i cuochi più sottovalutati oggi?
Soffro quando vedo la gente venire in Giappone per provare sempre e solo quei 4-5 ristoranti. Ci sono letteralmente centinaia di cuochi di super-talento nella ristorazione. Per fare un solo esempio di apertura recentissima: Sushi M, dello chef Michimasa Nakamura, che lavora accanto al sommelier Yoshinobu Kimura, offre un’esperienza radicalmente diversa dal sushi cui siamo abituati da sempre.

Su chi scommetterebbe per il futuro?
I primi che mi vengono in mente sono May Chow dell’Happy Paradise e Daniel Calvert del Belon, entrambi a Hong Kong.

Oltre a questi, c’è un tema che le preme particolarmente?
Mi piacerebbe che si parlasse di più di come la ristorazione e il giornalismo di settore possono essere più inclusivi nei confronti delle culture più diverse e della gente di colore.


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