Il verde che nutre e arreda

Breve cronaca del terzo incontro di Fab Food Conversations. Protagonisti, Valeria Margherita Mosca e Marco Bay

08-10-2020
Valeria Margherita Mosca, forager e fondatrice di

Valeria Margherita Mosca, forager e fondatrice di Wooding Food Lab e Marco Bay, architetto paesaggista, a Identità Golose Milano martedì sera scorso

È Livia Peraldo Matton, direttore di Elle Decor Italia, a introdurre il terzo appuntamento di Identità Golose Milano con le Fab Food Conversations, un itinerario sulle relazioni tra cibo e progetto, spazio e nutrizione. Con lei ci sono questa volta Valeria Margherita Mosca, forager e fondatrice di Wooding Food Lab e Marco Bay, architetto paesaggista.

Il tema della serata è “Il verde che nutre”, gli spazi abitativi e le persone. Per questo Bay illustra da subito le slide del suo Bosco, un itinerario labirintico puntellato da alberi e piante dei nostri ecosistemi: noce, castagno, sottobosco di felci, bacche ornamentali… Labirinti con bacche di mirto, foglie di carciofo e corbezzoli che arredano. La natura in casa. Che dopo la pandemia s’è presa le sue rivincite, «I pomodori che coltivo io nell’orto», specificava Bay, «non li trovo da nessuna parte. La natura è un’àncora che ci permette di sopravvivere e sognare».

Di certo Valeria Margherita Mosca è d'accordo. Una laurea in Conservazione dei beni culturali, già relatrice al congresso di Identità Golose e molto gettonata sulle nostre pagine per la fertilità con cui macina progetti super-interessanti, oggi è qui in veste di forager, la sua prima pelle. «La mia è una vocazione a trasmissione familiare. Un mondo legato a immensi paesaggi commestibili da esplorare. Spazi che dovremmo recuperare, non per nostalgia, ma per riacquisire un rapporto con l’ambiente che nei decenni abbiamo del tutto sfilacciato».

Occorrerebbe farlo però in modo assennato perché, per esempio, l’avanzata del verde non è sempre un segnale confortante: «In Lombardia crescono ogni giorno 3 campi da calcio, un progresso minaccioso perché alcune specie botaniche sono super-invasive e generano più danni che benefici».

Un forager forma persone e studenti generando conoscenza, connettendo il genere umano al suo intorno in modo virtuoso. Nel caso di Valeria, con un lato gastronomico importante, affinato dopo lunghe esperienze dietro a insegne ambiziose: «Perché gli ingredienti di cui andiamo a caccia hanno anche un valore gustativo importante e in larga parte inesplorato. Ci impegniamo ogni giorno per sondarlo». Segue carrellata di prodotti come l’Acqua di abete rosso (avevamo già scritto di Selvatiq) e piatti costruiti interamente con addendi selvatici, incluso uno snack costruito su sezioni di rizoma velenose ma rese commestibili attraverso scientifici processi di fermentazione. Sorpresa, gli scatti sono di Bob Noto. «Amava quello che facevamo», conclude Valeria, «e ha voluto farci il regalo di queste foto magnifiche».

Immagini e suggestioni che colpiscono gli intervenuti e lo stesso Bay: «Da stasera credo che comincerò a studiare progetti di boschi mangerecci. Anzi, magari Valeria mettiamo insieme in piedi una scuola per giardinieri virtuosi, che in Inghilterra sono quasi più considerati socialmente degli chef».

Ci si congeda ricordando l'appuntamento di venerdì 9 ottobre, ore 18.30, ultimo momento di Fab Food Conversations. Il tema sarà "La ricetta della luce e interverrano a parlarne Livia Peraldo Matton (direttore di Elle Decor Italia), Claudio Ceroni (founder Identità Golose Milano), Davide Groppi (designer e ceo Davide Groppi) e Moreno Cedroni, chef Madonnina del Pescatore di Senigallia (Ancona).


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