Chicago, tanto spazio per l'Italia

Dal risotto per l'Expo di Oldani ai vini nel segno del Merano Wine Festival per Identità al via

16-10-2014
La macchina fotografica, al momento dello scatto,

La macchina fotografica, al momento dello scatto, martedì sera durante la cena di gala da Baffo all'interno di Eataly Chicago, ha sorpreso un Davide Oldani tutto giustamente concentrato nella rifinitura del suo Zafferano e Riso alla Milanese D'O "Expo 2015"

Prima una perfetta versione di un antipasto della tradizione piemontese - peperoni ripieni di tonno con acciughe e capperi - preparata da Ugo Alciati. Poi uno zafferano e riso, omaggio a Expo 2015, calibrato con grazia da Davide Oldani. È stata questa l’Italia nel piatto presentata alla star chefs dinner da Baffo (l'insegna di alta cucina all'interno di Eataly Chicago) che ha aperto la prima edizione di Identità Chicago. Con una madrina d’eccezione come Lidia Bastianich, e con il contributo di Alex Pilas e Katia Delogu - autori degli altri due piatti del menù - la coppia piemontese-lombarda ha cercato di uscire dai cliché cui è abituata suo malgrado buona parte del pubblico di chicagoans. “Perché se è vero che questa città ama molto la cucina italiana – conferma Vince Gerasole, volto di CBS Chicago dalle origini abruzzesi, anche lui tra gli ospiti della serata – spesso si ferma a una rappresentazione stereotipata, fatta ancora di tovaglie a quadri e fiaschi di vino sul tavolo”. Invece, come ha ribadito il patron di Identità Golose Paolo Marchi, “l’Italia va avanti, non è fatta solo di pasta e pizza, e continua a pensare e ripensare la propria cultura gastronomica. Per questo è importante mostrare anche il volto contemporaneo della nostra tradizione”.

Alberto Tasca d'Almerita alla prima del Merano Wine Festival a Chicago

Alberto Tasca d'Almerita alla prima del Merano Wine Festival a Chicago

Traslando il ragionamento al mondo del vino, la strada da fare è altrettanto lunga, ben più della Magnificent Mile, la via dello shopping che incrocia Ohio Street, dove ha sede da nemmeno un anno il nuovo megastore a stelle e strisce di Oscar Farinetti. E nonostante nella metropoli dell'Illinois non manchino i wine bar e le enoteche di qualità, molti appassionati fanno ancora fatica ad orientarsi nel vitigno Italia e non sono certo in grado di riconoscere le singole identità territoriali.

Così il secondo giorno di programma è andato in scena “Wine Around”: vetrina importante per versare nel calice dei wine lovers cittadini circa 100 vini di più di 30 produttori da 15 regioni italiane, dall’Alto Adige alla Sicilia. Una selezione trasversale - non solo top wine ma anche etichette dall'ottimo rapporto qualità/prezzo - curata da Helmuth Köcher, patron del Merano Wine Festival: “A Chicago, a differenza di New York, il mercato è ancora giovane e ci sono grossi spazi per i produttori italiani. Questa possibilità mi ha convinto a organizzare un evento che spero possa diventare ancora più grande in futuro. In questa città non ci sono tanti grandi appuntamenti sul vino e c’è ancora molto lavoro da fare per creare conoscenza”.

Cristina Ziliani, ambasciatrice nel mondo della Berlucchi e della Franciacorta

Cristina Ziliani, ambasciatrice nel mondo della Berlucchi e della Franciacorta

I vini in degustazione hanno permesso al pubblico di scoprire le numerose declinazioni regionali, dalle bollicine della Franciacorta di Berlucchi a quelle trentine di Ferrari, dal Friulano di Bastianich (che giocava in casa) al Greco di Tufo Novaserra di Mastroberardino, dal Barolo Borgogno al Rosso del Conte di Tasca d’Almerita.

Eataly è una location perfetta – ha confermato Alberto Tasca - e il pubblico americano mi è sembrato particolarmente contento e curioso. Quello statunitense rimane il mercato forse più importante di tutti e per la Sicilia è quasi vergine. Oggi potrebbe essere davvero un momento strategico perché l’isola sta rispolverando energie e sta vivendo un nuovo inizio. È fondamentale però comunicare tutto il vino italiano nel modo giusto: con semplicità ed efficacia, ma senza essere banali e senza cancellare le tradizioni e la multiculturalità del nostro Paese. Servirà tempo per promuovere e affermare un’autentica cultura enogastronomica italiana negli Stati Uniti ma questo è stato sicuramente un ottimo punto di partenza”.


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