Aida e il terremoto un anno dopo

La Angelini, cuoca ad Acquasanta Terme, non ha mai chiuso Purtroppo però domina la paura e pochi arrivano fin qui

24-08-2017

Aida Angelini, chef-patron della locanda che ad Acquasanta Terme in provincia di Ascoli Piceno porta il suo nome, La Locanda di Aida per l'appunto, famosa per i suoi funghi nonché Amatriciana e Gricia

Oggi, giovedì 24 agosto, ricorre il primo anniversario del terremoto che ha devastato tanti centri di Abruzzo, Marche, Umbria e Lazio. La terra tremò in tutto il Centro Italia, si registrarono 299 morti, e avrebbe continuato a tremare, basti pensare alle due scosse di fine ottobre, il 26 e il 30, e altre più recenti ancora. Grazie al lavoro di Valentina Tamborra, che ha camminato e fotografato queste realtà, raccontiamo la storia di una cuoca, Aida Angelini, con le parole e le immagini della stessa Valentina.

Acquasanta Terme, un paesino in provincia di Ascoli Piceno. Tappa obbligata per chi deve raggiungere i luoghi del terremoto. Da qui sono passati tutti: Vigili del Fuoco, Protezione Civile, giornalisti e volontari.

E’ qui che Aida Angelini, laureata in chimica, gestisce una piccola trattoria, tavoli in legno e luci soffuse, La Locanda di Aida appunto. La trovate lungo la Strada Statale 4, il  numero civico è il 98, il telefono il +39.329.5793780, info@lalocandadiaida.it la mail.

Mi trovo a cena nel suo locale alla fine di una giornata passata nella cosiddetta Zona rossa: Pretare, Spelonga, Pescara del Tronto – i paesi che, dopo la scossa del 30 ottobre – non esistono più. Sono qui per L’albero della Vita, una delle Onlus che si è occupata di aiutare coloro che sono sopravvissuti a quei momenti terribili.

Arquata del Tronto come si presenta oggi, a un anno dal terremoto che l'ha rasa al suolo, nello scatto di Valentina Tamborra

Arquata del Tronto come si presenta oggi, a un anno dal terremoto che l'ha rasa al suolo, nello scatto di Valentina Tamborra

Nel mio viaggio attraverso questi luoghi ho incontrato persone speciali. Gente che si è data, senza risparmiarsi, che ha aiutato come poteva, come sapeva.

E Aida sa cucinare: una gricia pazzesca, «il piatto preferito dai ragazzi della Protezione Civile» dice sorridendo, olive all’ascolana e uova al tartufo, porcino fritto, formaggi locali e ottimo vino, tutti cibi legati alla tradizione del territorio. Qui si cucina solo ciò che è di stagione, solo ciò che è nostrano.

Non ha mai smesso di cucinare: dopo il 24 agosto, il locale è rimasto aperto sempre. Punto di ritrovo, luogo di ristoro per tutti quelli che instancabilmente lavoravano giorno e notte fra le macerie.

Anche il 30 ottobre lei era qui. «Ti posso dire una cosa? La scossa del 30 è stata veramente forte, per me è stata pure di intensità 7,  forse pure 7 e 2, e noi abbiamo dormito qui».

Si, perché quel giorno la locanda ha tenuto aperto da mezzogiorno alle 3 di notte. Si è lavorato con il gruppo elettrogeno, finché ha resistito. Poi anche senza luce. Avevano organizzato una serata, serviva raccogliere fondi per ricominciare, per ricostruire, e certo le scosse non hanno spaventato questa donna dal sorriso contagioso, non abbastanza da convincerla ad andarsene.

Pompieri a pranzo da Aida Angelini

Pompieri a pranzo da Aida Angelini

Eppure anche casa sua, a poche centinaia di metri dalla locanda, ha subito dei danni: si perché non se ne parla molto di Acquasanta Terme, rispetto agli altri paesi qui non ci sono stati morti e la natura è stata più clemente. Ma resta un luogo legato alla paura: molte attività hanno chiuso, le persone fin quassù non ci vengono. Basta una notizia circa una minima scossa di assestamento e il paese si svuota, come per magia.

Non è facile lavorare in queste condizioni: è che Aida è perfino tornata da Londra per ritrovare le sue radici, la sua terra. Lei vuole stare qui. E l’ha dimostrato.

Aida combatte una battaglia tutta sua: offre lavoro a chi ha perso tutto, resiste e apre tutti i giorni le porte del suo ristorante. Acquasanta è rimasta in piedi, ferita certo, ma in piedi. Ha perso degli amici in quella maledetta notte, Aida. Quando mi racconta di Stefania, una sua amica, morta nel tentativo di salvare sua madre dalle macerie, il suo sorriso si vela, gli occhi si fanno lucidi. «E’ che ancora a volte mi pare impossibile…».

Mentre chiacchieriamo arriva la notizia di una scossa: noi l’abbiamo percepita appena, seduti a chiacchierare e bere vino, ma viene naturale alzare gli occhi in su, verso Arquata del Tronto o quel che ne rimane.

L'ingresso della Locanda di Aida ad Acquasanta Terme

L'ingresso della Locanda di Aida ad Acquasanta Terme

Non è facile decidere di restare: è amore per il proprio paese, è attaccamento alle radici ma è anche e soprattutto non voler distruggere ciò che si costruito con tanta fatica. La Locanda è casa sua: lo si vede da come Aida racconta i piatti, dagli ingredienti che sceglie, dalla cura con cui segue ogni fase.

Ora ha aperto anche un locale a San Benedetto del Tronto, sul mare. L’ha aperto proprio perché spera di lavorare di più e con quegli incassi, sostenere la sua Locanda ad Acquasanta. Si, perché Acquasanta la cucina continuerà ad aprire ogni giorno a mezzogiorno.

Aida è positiva: terremoto o non terremoto le persone torneranno e lei, cappello da cuoco e sorriso contagioso, sarà lì ad accoglierle. Quando ci salutiamo sono ormai le due di notte. Domani io tornerò nella zona rossa e lei continuerà a cucinare. Se venite da queste parti, passate a trovarla, che la gricia, cucinata da una donna così, non l’avete mai assaggiata.


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