Farinetti e i 7 valori fondanti di Fico

«Dobbiamo avere sempre rispetto per le persone, anche per chi ci critica. Ma agli invidiosi e ai francesi dico che...»

01-10-2017
Oscar Farinetti all'interno di una delle sei g

Oscar Farinetti all'interno di una delle sei giostre didattiche che a Bologna impreziosiscono FICO. Foto di Paolo Marchi come le ultime due. Tutte le altre immagini sono firmate Brambilla-Serrani

Anteprima a FICO a Bologna con Oscar Farinetti e Claudio Ceroni, atto secondo (qui il primo servizio). Punto per punto il Farinetti pensiero, partendo dal perché tutto questo immenso parco goloso? «Perché l’Italia è il più bel paese al mondo. Lo dicono i numeri a iniziare da quelli dei siti Unesco: primi al mondo con 53 contro i 50 della Cina. Con una piccola differenza: noi siamo appena lo 0,83% della popolazione mondiale e i cinesi il 22 e occupiamo lo 0,20 della superficie terrestre contro il 6%. Se penso che i francesi di siti patrimonio dell’umanità ne vantano 40, io godo».

AGROALIMENTARE: «538 cultivar di olio in Italia, Spagna seconda con 70; vitigni Italia 1200, Francia 222; delle 1200 diverse varietà di mele noi ne vantiamo un migliaio e potrei andare avanti a lungo. Tutto parte dalla nostre configurazione e posizione geografica, da una varietà e diversità che nutre all’inverosimile la nostre biodiversità che racconteremo in uno spazio di dieci ettari che abbiamo chiamato anche Eataly World perché è e rimarrà unico al mondo».

A TAVOLA: «Ristoranti, trattorie, pasticcerie saranno 45, i mercati 6 e le aule didattiche pure, un teatro arena, un cinema di soli film italiani, un centro congressi da mille posti. Stellati? Sì, tre. Per il pesce i fratelli Raschi, Gianpaolo e Gianluca, di Guido sulla spiaggia di Miramare a Rimini. Perché non si sentano spaesati, abbiamo ricreato lo stesso habitat con tanto di sabbia. Poi Alberto Bettini, anima e motore di Amerigo a Savigno sopra Bologna. La sua è la sola insegna che mette d’accordo tutti, dalla Guida alle Osterie dello Slow Food con le tre chiocciole alla Michelin con la stella. Infine Enrico Bartolini e nella sua scia tutte le Soste. Ha chiamato il suo angolino Cinque, ma va chiesto a lui perché». La buttò lì: forse perché in caso di una nuova stella a novembre, per Enrico sarebbe la quinta dopo Milano (due), Bergamo (una) e Castiglione della Pescaia (una)?

I VALORI: Sono sette, i «7 valori fondanti di FICO» qui riportati uno per uno come potranno essere letti all’ingresso della struttura.

1) LAVORIAMO PER L’ITALIA. Non abbiamo deciso noi di nascerci. È stata una grande fortuna. Vorremmo farcela perdonare. Crediamo che il modo migliore sia agire per dimostrare al mondo le nostre meraviglie.

2) SIAMO UN LUOGO VERO. Tutte le attività che si svolgono dentro FICO devono essere vere e non dimostrative. L’agricoltura che semina e raccoglie, le fabbriche che producono in quantità prodotti veri da consumare, le cucine dove si vede lavorare, i mercati che vendono e raccontano, le aule dove si impara sul serio.

3) DOBBIAMO RACCONTARE. La realtà è composta dai fatti e dalla narrazione. Un fatto, se non è raccontato, non esiste. Vogliamo essere degli inguaribili narratori dell’agroalimentare italiano. Spiegare bene per capire e far capire. Ogni cosa che si vede dentro FICO deve essere raccontata.

4) PRIMADI TUTTO LA TERRA. Ciò che troviamo nel piatto o nel bicchiere nasce dalla terra. Se non conosciamo la fatica, le storie, le tradizioni e le tecniche dell’agricoltura non possiamo goderne. Per questo FICO deve partire dalla terra.

5) CI RIVOLGIAMO AL MONDO. Anzi, ai mondi. Il mondo dei bambini: che imparino presto l’orgoglio di essere italiani e crescendo venga loro voglia di darsi da fare. Il mondo dei pensionati: persone che hanno ancora tanto da dare al nostro Paese. Il mondo delle famiglie: che vivano insieme un’esperienza educativa. Il mondo dei nostri immigrati: che si rendano conto in quale meraviglioso Paese sono giunti e, essendo i benvenuti, si impegnino anche loro per l’Italia (ah! che ne sarebbe della nostra agricoltura senza molti di loro!). Il graditissimo mondo dei turisti di tutto il mondo: voi siete i benvenuti. Se FICO vi piace parlate bene dell’Italia nel vostro Paese.

6) IMPARARE DIVERTENDOSI. Dobbiamo essere inguaribili nell’offrire divertimento e apprendimento insieme. Occorre troppo tempo per far venir voglia di studiare attraverso il senso del dovere. Se ci si diverte si impara più volentieri e in fretta. Per questo da FICO ci sono le giostre. Dobbiamo fare in modo che siano molto frequentate dai nostri visitatori, ma andiamoci anche noi. Se non impariamo, se non ci divertiamo a lavorare dentro FICO non saremo credibili.

7) RISPETTO E AFFARI. Il valore del rispetto deve stare alla base del nostro agire. Ma non solo per ragioni etiche. Il rispetto verso la terra, l’acqua e l’aria diventerà ben presto l’identità prevalente delle attività agroalimentari italiane. Le imprese che sapranno interpretare con coerenza questo valore saranno premiate anche negli affari. Chiudiamo con la forma di rispetto più importante. Dobbiamo avere rispetto per le persone: i contadini, gli allevatori, i trasformatori, i ristoratori, i distributori, i gastronomi. Dobbiamo avere rispetto tra di noi, i lavoratori di FICO, a tutti i livelli. Dobbiamo avere rispetto per i nostri visitatori e clienti. Dobbiamo avere rispetto anche per chi ci critica, ascoltare le loro ragioni, spiegare educatamente le nostre. E, quando sbagliamo, dobbiamo riconoscerlo e cambiare.

INVIDIATO: Farinetti sa di esserlo, e tanto. Come replica a chi lo attacca a prescindere, per pura gelosia? «Gli rispondo che siamo diversi: mentre lui nutre invidia per il mio successo, io provo la giusta compassione per il suo insuccesso. Non sono parole mie, bensì di Carlo Petrini».


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Affari di Gola di Paolo Marchi

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