Nei distillati il database dei ricordi

Un mondo di memorie, riscoperte e innovazioni tra gli espositori che hanno partecipato alla quindicesima di Identità

16-04-2019

Separare, unire, tramandare memorie e un’armonia che sa essere sempre nuova. Il mondo dei distillati è uno dei più simbolici e deliziosamente complessi, che Identità Golose ama valorizzare. E persino se cercate un database dei ricordi, lo troverete proprio qui.

Elegance Distribution

Esplorando gli stand potremmo sviluppare un linguaggio dedicato a questo settore. Afferriamo parola per parola: la prima, eleganza. Come Elegance Distribution. Già e che cos’è, l’eleganza?

«Noi abbiamo una collezione di prodotti artigianali – spiega Eleonora Montjourides – Perché questo ci sta a cuore, il lavoro nel rispetto e nel recupero delle tradizioni. Con artigianalità e senza aggiunta di additivi. Il recupero della tradizione come tequila mezcal del Messico o gin di un alto livello qualitativo, per poi passare a prodotti più storici come il rum o il whisky di Samaroli o ancora un brandy artigianale italiano».

Distillati che non sempre aspettano di accompagnare il dopocena: sempre più spesso si declinano con piatti e pietanze. Elegance Distribution ha portato una linea piuttosto nuova, molti prodotti erano stati inseriti in Italia solo alla fine dello scorso anno. Si presenta orgoglioso un rum agricolo del Belise, ma – per rimanere nel nostro Paese – si offre fierezza un amaro piemontese, e ancora la grappa Giovi dell’Etna. Il mercato italiano è un biglietto da visita, che spalanca i sensi verso il mondo. 

Bonaventura Maschio

Tutto è così serio da poterci giocare: ecco un’altra parola chiave, gioco. Andrea Maschio esprime l’entusiasmo per l’avventura di Identità Golose. Perché questo è, nel suo approccio al congresso per Bonaventura MaschioIdentità Golose è momento di gioco nel senso più creativo del termine: «Giochiamo tanto con i distillati e qualche volta li usiamo in maniera non del tutto tradizionale. Cerchiamo di uscire dal bicchierino fuori pasto».

Piatto e drink flirtano, si piacciono, si completano. Il bartender posa gli occhi sulla cucina creativa, innovativa. Un bilanciamento che non è nuovo, bensì ritrovato. E giocare significa proporre una grappa diversa, che si “nutre” di tutto il frutto.

O ancora accostarsi così alla pizza di Franco Pepe: «Guardando alla materia prima, abbiamo creato una nuova memoria. E ci sarà ancora più contaminazione». Culture diverse che si uniscono, mixology, i distillati che entrano sempre più nei piatti. Anche perché se un cliente ha un’intolleranza e bisogna cambiargli un piatto, bisogna modificare l’abbinamento. Un “su misura”, che rafforza il legame diretto con il consumatore. 

Pernod Ricard

C’è un mondo che si spalanca allo stand di Pernod Ricard: dalla grappa di Nebbiolo Riserva invecchiata 36 mesi  - quindi di casa piemontese, più precisamente delle Langhe - ai whisky che reclamano il loro posto, sprofondati in una poltrona, ma piazzati anche in cucina. Prova del nove, l’Aberlour Whisky portato nel viaggio diIdentità Cocktail a incontrare i menu, con il brand expert enoteche Pernod Ricard Giacomo Bombana.

Ma quest’anno al centro c’è stato Ramazzotti, protagonista a sua volta di una degustazione con Alejandro Daniel Mazza, global ambassador del brand. E la tappa allo stand di moltissimi visitatori ha fatto gustare un incontro speciale da parte dell’amaro, di quelli che richiamano potenti la voglia d’estate.

RamaCedra – ci spiegano allo stand - si chiama la combinazione per aprire la cassaforte della bella stagione e del buon umore: la scintilla scatta tra l’amaro e la cedrata e i bartender hanno deliziato moltissime persone, giovani in testa.

Fever-Tree

La “febbre” si sente tutta allo stand di Fever-Tree. Che piuttosto è un vero e proprio gin&tonic bar.  Anche qui si è ben consapevoli che drink e cucina sono sempre più legati nella ricerca di nuovi abbinamenti. Così – si racconta  - mixologist e chef si chiamano lavorando sui concetti di contrasto, similitudine e stagionalità creando abbinamenti inusuali e un’esperienza sensoriale intensa. Per il secondo anno, Fever-Tree ha scelto questa formula, offrendo “The ultimate gin & tonic menu”, che unisce sfumature cromatiche e sapori.

L’azienda è anche stata partner ufficiale di Identità Cocktail, unendo un bartender e una chef: Edoardo Nono – owner di Rita&Cocktails – e Viviana Varese.

La corsa tra memorie e futuro è emersa dunque anche in questo congresso per il brand anglosassone che una decina di anni fa  ha creato una nuova categoria nel beverage: i mixer premium. Soft drink naturali, di equilibrata aromaticità e forte identità caratteriale, una gamma creata da Charles Rolls e Tim Warrillow, che hanno impiegato di più di un anno per esplorare zone anche sperdute, alla ricerca delle migliori materie prime come chinino, acqua di fonte e botaniche. 

Elephant Gin

Dalla Germania al Sudafrica, degustando con una missione speciale: salvare gli elefanti.

Katerina Logvinova conduce alla varietà anche di sfide di Elephant Gin, azienda che dichiara la propria identità in tre modi. I metodi di produzione artigianale sono alla base attraverso la distillazione tradizionale con alambicchi di rame: 600 le bottiglie. Prima ancora, contano i botanici selezionati a mano, acqua di sorgente locale e nessun aroma artificiale dopo la distillazione stessa.

Si punta poi su una miscela unica di 14 erbe e specie, selezionate con cura. E c’è un terzo elemento, non meno cruciale: la responsabilità sociale.  L’Africa ha affascinato con i suoi profumi e sapori, bene, la sua ispirazione merita una ricompensa che aiuta poi il futuro di tutti noi, sottolinea Katerina: il 15% dei guadagni va a due fondazioni (Big Life Foundation e Space for Elephants) che proteggono gli elefanti.

Tra le chicche portate a Identità per il pubblico italiano, un London Dry Gin, particolarmente morbido e ricco di sfumature floreali e speziate.

Zafferano

Ci sono piccoli tesori a cui siamo troppo abituati, che aspettano solo di essere risvegliati o sprigionati in tutta la loro particolarità. Zafferano ci crede, a partire dall’amaro, con la bacchetta magica che ha accomunato gli espositori del congresso di Identità Golose: quella della qualità.

«Si è riscoperto il concetto di amaro  - sottolinea Marco Manfrè - L’Italia è costellata di piccoli produttori. In qualunque regione, se ne trovano. Ora gli Stati Uniti lo stanno scoprendo e anche da noi sta avvenendo ancora».

Fra i prodotti in degustazione, tre in particolare sono stati presentati ai visitatori. Spazio all’amaristica romana. Poi a un’azienda storica, la Cappelletti di Trento, che da 110 anni da cose incredibili, fa notare Zafferano. Tradizione e innovazione camminano di pari passo, ecco le nuove memorie che accostano e chiedono di proseguire la strada. Come anche Paolucci.  «Tiriamo fuori il meglio da ciascuno» rivendica Zafferano

Mazzetti d’Altavilla

Una storia di sette generazioni, che arriva dall’Ottocento (quindici anni prima dell’Unità d’Italia, si ama ricordare) e porta nella modernità della ricerca e del gusto. Questa è l’atmosfera che ha trasmesso Mazzetti d’Altavilla a Identità Golose. Luca Bonsignora parte da una convinzione: questo è il momento dell’amaro. Seguendo corsi e ricorsi di gusto, da quello gentile di pochi anni fa a quello più rigoroso.

Ma naturalmente non è meno centrale allo stand la grappa: quella di Arneis e quella di Ruché si sono offerte con particolare piacere ai visitatori. Perché qui la fierezza piemontese si respira tutta, anche se varca i confini per quello che è un pezzo forte e parte della propria identità, il London Dry Gin.

Attenzione, la storia è talmente nel sangue che si trova anche sulle etichette. Date tracciate a far parte del nome dei prodotti, che siano avvenimenti nazionali o internazionali, e persino solchino i mari come Francis Drake: perché creare è sempre un’avventura e come tale va celebrata.

Cillario & Marazzi

Quand’era ragazzino, Attilio Cillario – che con Gigi Marazzi ha fondato l’azienda – non vedeva l’ora di fuggire dalle zone urbane di Milano per respirare la campagna, le erbe, catturare tutto ciò che veniva dalla tradizione contadina. Hanno “trasportato” tutto in quello che lui chiama il «database dei ricordi». Ma c’è un’espressione che i due soci di Cillario&Marazzi mettono in evidenza per la loro attività: quella di gin sartoriale.

A Identità Golose hanno emozionato con i loro prodotti e anche i loro racconti.

«Abbiamo  un pubblico molto specialistico, perché facciamo gin artigianale per conto terzi – spiega Cillario – Qui ci troviamo molto bene, perché portiamo un prodotto di qualità e Identità Golose ci offre un palcoscenico importante. Anzi più che un prodotto, offriamo un servizio». Persino i nomi svelano la sartorialità: perché qui si produce appunto in base alla richiesta del committente e si arriva alla “soluzione” insieme. Così com’è, ha esclamato un cliente a un assaggio, e tale è rimasto il nome di un gin. Oppure “Finalmente” è l’espressione che ha battezzato l’altra etichetta. 

Alma De Lux

Artigiani: la parola più amata da Alma De Lux è questa. Infatti questi produttori si definiscono così “artigiani del gusto”. Dove il confine tra artigianalità e arte si scioglie, come spesso accade.

Luisa Matarese è l’anima di Alma de Lux, a Identità Golosesempre pronta a presentare e narrare ai visitatori il prodotto e ciò che vi è dietro, anzi dentro. Perché questi sono i liquori dell’anima, figli di un’idea, viene ribadito allo stand con entusiasmo. Una lista intensa scandisce la creatività della natura e degli artigiani.

Difficile scegliere dei figli prediletti, in una famiglia così numerosa e con identità precise. Però tra i prodotti più apprezzati al congresso ci sono stati ChinaLime (mix china, lime e arancia) e Zafferano e arancia.

Identità Golose è un’opportunità da cogliere, un luogo dove questo incontro di ricerca e innovazione trova la vetrina giusta, spiegano allo stand dell’azienda campana, anch’esso uno specchio di aromi e colori.


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