Pomodori d’autore, l’eccellenza che è volto e futuro

Le aziende a Identità Golose hanno portato i loro prodotti, ma anche storia, progetti e un’attenzione forte al fattore umano

09-04-2019

Sua Maestà il pomodoro ha tanti volti e si è ritagliato una sua “corte” a Identità Golose. Sono i volti delle varietà che rispecchiano le peculiarità e le storie delle sue terre. Ma anche delle persone, delle generazioni che si affiancano e rinnovano la memoria. Un’impronta che si è vista in maniera nitida negli stand, con la qualità del prodotto sempre legata a quella della vita e al rispetto dell’ambiente e della tradizione. E difatti li abbiamo ribattezzati proprio così, “Pomodori d’autore”, quelli che hanno deliziato il palato naturalmente o nelle ricette con gli chef.

LA FIAMMANTE, FILIERA ETICA 

Anche guardando e gustando i prodotti di Icab La Fiammante, l’eccellenza va a braccetto con l’attenzione al fattore umano. Moltiplicato, rafforzato nella filiera etica. Francesco Franzese racconta come dieci anni fa abbia voluto rompere un equilibrio che tale non era, piuttosto era un’ingiustizia: lui invece ha voluto dare a chi faticosamente si prende cura dei pomodori la possibilità di una retribuzione equa. Concordata in anticipo.

«Il futuro – racconta – è far crescere ulteriormente questa filiera, al 100% italiana, certificata Social FootPrint proprio per l’impegno etico esteso a tutta la catena di fornitura: l’azienda paga la materia prima il 40% in più rispetto ai contratti nazionali di settore. E se il prezzo è sancito come giusto, i pomodori arrivano nella loro bontà da Puglia, Molise, Basilicata, Campania e Toscana. Tutti perfettamente tracciabili».

Questo circolo virtuoso è aperto, dai progetti come quello con Funky Tomato, filiera di produzione di trasformati di pomodoro ugualmente impegnata nel rispettare il lavoro e anche la cultura dei territori. Allo stand de La Fiammante, si sono potute degustare le pacchetelle rosse e gialle, ma anche tante altre conserve di pomodori e non solo.

CASA MARRAZZO, APERTI SUL MONDO 

Che significa costruire nuove memorieper Casa Marrazzo? Essere fieramente campani italiani, ma spalancarsi sul mondo. Questo orgoglioso programma, lo esprime Teresa Marrazzo: «I nostri prodotti sono legati alla terra e alla tradizione. Ma tornare al passato significa costruire il nostro futuro. E noi portiamo avanti una tradizione di attenzione alla terra in maniera naturale».

Ciò che hanno trasmesso, anche nelle degustazioni, ai visitatori di Identità Golose è il fiero impegno dal 1934: da allora Casa Marrazzo porta infatti sulle tavole i sapori dell’Agro Sarnese-Nocerino. Grazie agli chef ha permesso di assaggiare la pizza e altre pietanze (arrivando a dolcetti alla pasta di mandorle, con la carezza del limone). Pomodori, peperoni, altre verdure, e ancora marmellate.

Al lavoro la terza generazione, con Teresa e Gerardo, figli di Carmine Marrazzo: una famiglia che non ha paura di guardare alla globalizzazione con occhio saggio, senza alterare la propria storia. Allora, nei menù possono affacciarsi spezie come lo zenzero.

ANTICA ENOTRIA, PARLANO I PRODOTTI 

Da Antica Enotria è il prodotto che parla, tengono a sottolineare con fierezza. Nell’esposizione di pomodori, carciofi, olive e  altre delizie ancora da  far degustare. Ma anche nelle conserve, perché i vasetti sono proprio studiati perché siano i frutti della terra (e dell’attento lavoro umano) i protagonisti a partire dal primo sguardo. Luigi Di Tuccio descrive con entusiasmo il lavoro iniziato da papà Raffaele e portato avanti dalla famiglia.

A Cerignola, dal ’93 è cresciuta quest’azienda agrobiologica, che si distingue anche nell’arte della trasformazione. Sia lavorando i pomodori artigianalmente e conservandoli in acqua e sale, subito dopo la raccolta. Sia producendo un olio – la varietà è la Coratina – con una gradevole punta piccante. E senza scordare poi il vino.

Identità Golose hanno coccolato ogni visitatore dello stand, invitando a immergersi in questa freschezza. E intanto portando idealmente in Puglia, dove tra pochi giorni inizia il lavoro di semina e trapianti.

VIRTUNA 1934, ORGOGLIO VESUVIO

Maria e Pasquale Coppola stentano a ricordare quasi quando hanno cominciato a toccarli, raccoglierli, i loro pomodori. Erano bambini, e magari qualche volta veniva da sbuffare perché l’estate e il gioco chiamavano. Ma oggi i loro occhi brillano, specialmente quando mostrano i piennoli del Vesuvio. 

Maria indica anche la lava, sopra la quale si posa un pomodorino, tolto dal grappolo. Quest’ultimo con una sacralità rievocata anche dal suo utilizzo nel tipico presepe napoletano, rammentano. Il sito dell’azienda Virtuna 1934 è in aggiornamento, intanto sui social network si narra la vita dell’azienda con passione. La stessa che traspare dalla sua voce: «Mio padre Vincenzo non coltiva il terreno, lo coccola».

Identità Golose hanno portato anche le pacchetelle di pomodorino del Piennolo del Vesuvio Dop. Le nuove memorie qui si costruiscono con una convinzione: «Il recupero delle tradizioni contadine e il rispetto della natura e delle stagioni rappresentano il futuro della buona tavola». 


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