Mariella Caputo, passione per l'ospitalità

Conosciamo meglio la prima sommelier donna in Campania: con il fratello Alfonso guida la Taverna del Capitano

22-03-2019
Mariella Caputo interverrà come relatrice durante

Mariella Caputo interverrà come relatrice durante la XV edizione del Congresso Identità Golose. In particolare nella sezione Identità di Sala (in collaborazione con Cantine Ferrari), domenica 24 marzo alle 11,30. Per lei un dibattito sul tema Futuro e formazione con Dominga Cotarella (Intrecci), Matteo Zappile (Noi di Sala), Laura Fratton (Scuola Alberghiera di Tione, Trento), Mariella Organi (ALMA Scuola di Cucina)

«Non possono esistere mezze misure: il lavoro nella ristorazione o si ama o si odia». La determinazione è una delle doti che di più trilla quando si parla con Mariella Caputo, classe 1967, sommelier e titolare con il fratello chef Alfonso della Taverna del Capitano, ristorante decorato da una stella della guida Michelin, raffinato e goloso approdo sulla spiaggia di Marina del Cantone a Massa Lubrense (Napoli).

In questa penisola d’incanto tra il Golfo di Napoli e quello di Salerno, tra i profumi di Sorrento e le avvenenze di Positano, Mariella cresce negli anni Settanta nel locale gestito da suo padre Salvatore, detto il “Capitano” per il passato da ufficiale imbarcato su navi italiane dopo il diploma all’Istituto Nautico di Piano di Sorrento. È proprio il Capitano a trasmettere alla sua primogenita l’interesse per il vino, tanto da cominciare a seguire con lei appena diciottenne un corso di qualifica per sommelier.

«Dopo il liceo scientifico, mi sono iscritta alla Facoltà di Economia e Commercio e ho studiato pianoforte per dieci anni; quasi odiavo il ristorante perché era il luogo che teneva lontano i miei genitori». Per stare con loro, a volte, la piccola Mariella si addormentava sul piano inferiore del guéridon, coperta dalla tovaglia. «A quindici anni si scappa da questa professione perché tutte le rinunce e i sacrifici, anche nei giorni di festa, fanno paura, ma quando diventi maturo e cominci a destare l’attenzione, capisci il senso vero dell’ospitalità, inizi a voler essere perfezionista e scoppia la passione».

Eccola, la passione, la seconda dote vibrante di Mariella Caputo, un amore viscerale per il territorio e la famiglia: «Viviamo in quello che per noi è il posto più bello del mondo, non solo per la natura, ma anche per l’atmosfera che si respira e per i prodotti eccellenti della nostra terra. Pescatori, contadini, allevatori forniscono la cosa più importante della nostra cucina: la materia prima di altissima qualità».

La Locanda e la Taverna del Capitano sono due aziende familiari tramandate di generazione in generazione: oggi Mariella e Alfonso, ieri papà Salvatore e prima ancora nonno Alfonso, proprietario a inizio Novecento dell’unica salumeria del paese, che, per le condizioni di difficoltà, decise di emigrare in Argentina alla ricerca di fortuna.

La fortuna arrivò e Alfonso, tornato a Marina del Cantone, consapevole della bellezza dell’area, profeta di un’esplosione turistica che di lì a poco sarebbe arrivata, investì i suoi guadagni d’oltreoceano in attività utili per lo sviluppo della località: un nuovo frantoio, un forno a legna, la rete elettrica e un vecchio fabbricato da modificare in una pensione con quindici camere e un’ampia sala ristorante che dà direttamente sulla spiaggia. Attaccamento al territorio, valore della famiglia e volontà di crescita: tre fattori di successo, da nonno Alfonso a Mariella

Mariella Caputo, al centro, tra il fratello Alfonso e il resident chef di Identità Golose Milano, Alessandro Rinaldi. Intorno a loro, la brigata di via Romagnosi

Mariella Caputo, al centro, tra il fratello Alfonso e il resident chef di Identità Golose Milano, Alessandro Rinaldi. Intorno a loro, la brigata di via Romagnosi

Primo sommelier donna della Campania e finalista al concorso di Primo sommelier d’Italia del 1994, la sommelier Caputo fa virtù della profonda conoscenza del vino, dell’eleganza, del sorriso e del senso della misura e ritiene che l’umiltà, la memoria e la cultura siano qualità fondamentali per chi debba relazionarsi con il pubblico: «La cultura, le lingue e le tradizioni si acquisiscono solo viaggiando. Bisogna sempre confrontarsi con il mondo».

L’approccio al vino deve essere con la mente, col palato e col cuore perché il vino è vivo: «Tutto è frutto del lavoro dell’uomo e dell’opera della natura, un piccolo miracolo che merita il rispetto più grande che si possa avere». Il gusto per le cose belle, l’ospitalità, l’amore: alla Taverna del Capitano, Mariella racconta il vino. E il rumore del mare lo trasforma in magia.


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