Tre giorni non bastano più, è l'ora di Identità Milano tutto l’anno

Marchi e Ceroni: «Contenuti, progetti, collaborazioni: tale il successo che arriva l’hub internazionale della gastronomia»

08-03-2018
Foto di gruppo al termine del congresso Identità

Foto di gruppo al termine del congresso Identità Milano 2018. E' stato un grande successo (foto Brambilla-Serrani)

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Yannick Alléno davantin allo stand S.Pellegrino "The Experienze Table"
Matteo Lunelli, Oscar Farinetti, Francesco Cerea e, seduti, Josep Roca e Antonio Santini
Francesca Romana Barberini allo stand Petra Molino Quaglia
Massimo Bottura & selfie

Riunione di redazione post-congresso. Primo punto all’ordine del giorno: come raccontarne gli esiti? Concetti di fondo: è stata l’edizione di Identità Milano più ricca di contenuti, più raccontata dai media, più armonica, più foriera di nuove collaborazioni, più di successo in una storia che vanta ormai 14 anni. Lo scrivente la butta lì, per sintetizzare con una formula: «Che ne dite di: “Il miglior congresso di sempre”?». Qualche sguardo perplesso, l’obiezione decisiva viene da Claudio Ceroni: «Abbiamo già detto la stessa cosa lo scorso anno, e l’anno prima…» (in effetti questo è un problema, se vogliamo dirla così: Identità Milano cresce continuamente, si rischia insomma di essere ripetitivi).

E allora focalizziamo su altro: «Così tanti spunti, così numerose ipotesi di lavoro, un così vasto incubatore di nuove idee non ci sta più in tre giorni. Questo è il tema». Approvato. Il congresso non basta più a se stesso, sta stretto alla propria riuscita: occorre quindi allargarlo, farlo tutto l’anno. E la risposta è venuta dal congresso stesso, con l’annuncio di Identità Milano, nuovissimo “hub internazionale della gastronomia” (leggi: Come sarà Identità Milano, hub internazionale della gastronomia).

Claudio Ceroni e Paolo Marchi presentano Identità Milano, hub intrnazionale della gastronomia

Claudio Ceroni e Paolo Marchi presentano Identità Milano, hub intrnazionale della gastronomia

Comunque, al di là di queste questioncine – che poi: averne sempre, di questioni simili! – solo volti stanchi ma sorridenti, in corso Magenta 46 a Milano, nostra sede storica passata, presente e futura, da non confondere con via Romagnosi 3, lì avremo l’hub per gli eventi e la ristorazione. Ceroni fa il punto: «Non ci saremmo mai immaginati che il tema del Fattore Umano avrebbe avuto l’enorme riscontro che ha in effetti incontrato sia presso i relatori – chef, pizzaioli, uomini di sala, pasticcieri… - che sulla stampa e tra i professionisti della comunicazione. A questo proposito, la copertura mediatica è stata senza precedenti e si è addentrata in profondità. In altri casi ci si limitava ad annunciare la nostra kermesse, a citarla sul taccuino degli appuntamenti seppur imperdibili; quest’anno invece, prima ancora della tre giorni, il programma del congresso è stato sviscerato nei suoi aspetti, vi è stato un racconto diffuso di quanto noi stessi avevamo selezionato perché venisse illustrato sui palchi. Incredibile. E lusinghiero».

Il simbolo del Fattore Umano

Il simbolo del Fattore Umano

I numeri confermano queste parole: oltre 120 relatori provenienti da Italia, Regno Unito, Spagna, Francia, Danimarca, Stati Uniti, India, Perù, Thailandia, Brasile; lo stesso numero, oltre 120, di aziende che hanno preso parte alla sezione espositiva; più di 1.400 ospiti accreditati fra giornalisti, blogger, influencer e professionisti della comunicazione; oltre180 allievi dei principali master di comunicazione in corso nei diversi atenei e scuole di specializzazione, fra cui Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, Iulm, Bocconi, Gambero Rosso Roma e Napoli, Alma, tutti impegnati nella realizzazione di interviste ed esercitazioni. Ed ancora: oltre 220 interviste prenotate dalla stampa accreditata; 4 nuovi media partner (La Cucina Italiana, Gambero Rosso, Reporter Gourmet, Aga Perù); oltre 500 fra articoli e segnalazioni pubblicati nel periodo compreso tra il 20 febbraio e il 7 marzo; 8 servizi televisivi già andati in onda su Rai Uno, Rai Due, Rai Tre, Rai Radio Uno, senza contare i pezzi in programmazione. Infine, oltre 16.000 i visitatori registrati nei tre giorni del congresso.  

Paolo Marchi, l’uomo dei contenuti, coglie un’altra tendenza, che lo fa gongolare: «L’internazionalità è stata sempre un nostro fiore all’occhiello, vero. Ma prima di quest’anno la sensazione generale è che fossimo un momento imprescindibile per i grandi cuochi italiani, ambìti da questi ultimi, mentre sull’agenda dei loro colleghi stranieri fossimo “solo” tra le tappe principali. Ora no: dopo Expo, sempre più, e in maniera ormai marcata quest’anno, gli chef di tutto il mondo desiderano venire qui da noi, a Milano. Sono loro a richiedercelo».

I motivi? «Tanti. Beneficiamo anche di fattori “esterni”: la città è attrattiva, la cucina italiana contemporanea suscita sempre maggiore interesse in tutto il globo, noi quindi diveniamo il tramite necessario per approcciarsi a un mondo in fermento, in evoluzione, in crescita. Poi tutti riconoscono la nostra capacità di sviluppare al meglio i contenuti che di volta in volta proponiamo. E di essere lo snodo autorevole, la guida consolidata del settore nella Penisola. Esempio: Will Guidara era con noi perché voleva essere a Identità Milano, ma anche perché voleva essere in città, ma anche perché voleva andare da Carlo Cracco, ma anche perché voleva che Cracco gli preparasse 3-4 piatti tutti a base di pasta». Ecco, un interesse su più livelli che trova la propria sintesi perfetta al MiCo di via Gattamelata.

Marchi si lascia andare ai ricordi: «A cavallo tra i due millenni, accadeva un po’ la stessa cosa a Lo Mejor de la Gastronomía di San Sebastian. Tutti volevano prenderne parte perché dispensava energia, stimolava idee, esaltava il confronto. Oggi gli stranieri riconoscono la creatività italiana in cucina, non siamo più il Paese della pizza e del mandolino. E allora vengono a Identità Milano».

Andrea Ribaldone, Claudio Ceroni e Paolo Marchi

Andrea Ribaldone, Claudio Ceroni e Paolo Marchi

C’è infine un ulteriore elemento, che contribuisce a spiegare la riuscita di quest'edizione 2018. E’ ancora Marchi a sottolinearlo: «Noi da alcuni anni abbiamo lanciato nuovi temi, penso per esempio a quello della sala, o del gelato. Ma solo ora sono andati pienamente a regime, sono maturati. E bene». Con un corollario inevitabile e gradito: cresce sempre più la visibilità e la notorietà di Identità Golose anche fuori dallo specifico settore professionale. Proprio vero, come conclude Ceroni, ribadendo il focus definitivo: «Un successo così importante è la migliore testimonianza di una necessità, il miglior viatico all’avvio di quella nostra grande iniziativa all'esordio, che si chiama Identità Milano, hub internazionale della gastronomia». Dai, ci si dà l’appuntamento là?
 

(Nella fotogallery firmata Brambilla-Serrani, alcuni dei momenti incorniciati da sorrisi, a Identità Milano 2018)


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