Protagonisti al congresso: Ermanno Zanini

Il chief commercial officer di Mytha Hotel Anthology parlerà di "Hôtellerie: servizio a cinque stelle" a Identità di Sala

27-02-2018

Centrocampista, regista, uomo d’attacco. Gli anni ’80 ruggiscono ed Ermanno Zanini porta i calzoni corti correndo da titolare con le giovanili del Napoli prima e poi in maglia blucerchiata con la Samp. Sono i giorni di Maradona è megl 'e Pelè. Malgrado una certa ammirazione per Platini, nel sangue del giovane bomber scorre sangue azzurro: è nato a Napoli da madre partenopea e padre friulano di San Daniele, la capitale del prosciutto.

Sliding doors. Anno 1987, la corsa del goleador, che si immagina sulle figurine Panini, si arresta sulla costiera napoletana a cavallo di una Kawasaki enduro. Saltano i legamenti, salta la carriera. Ma se non fosse stato per quell’incidente Zanini, classe 1969, non sarebbe diventato quel che è: una delle firme dell’hôtellerie mediterranea con oltre 1.200 uomini e donne al proprio fianco in quota ad enne hotel del segmento luxury targato Mytha hotel anthology, una collezione di dimore sparse fra Roma, Anacapri, Uçhisar, Bodrum, Dubrovnik, Madrid e Datca. «Si tratta di luoghi unici, di dimore favolose dai tratti assolutamente peculiari, pezzi di storia del Mediterraneo, non replicabili. Per questo “antologia”: dal greco anthología ovvero scelta di fiori».

«Fu dopo l’incidente. Mio padre mi mandò a New York per distrarmi, lì c’era un mio zio. Facevo terapia riabilitativa, studiavo l’inglese e bighellonavo. Una volta rimesso in sesto ho lavorato come cameriere in un piccolo ristorante italiano. Fra i clienti fece la sua comparsa il direttore del Four Seasons, mi chiese se fossi interessato a lavorare per loro. È cominciata così». Fra le scintillanti vetrine del tallest hotel di Manhattan l’ex regista offensivo comincia a lustrare i muscoli da cameriere d’alto bordo, e non solo quelli. Si muove fra molti reparti ma il suo preferito è la cucina. Un vizio che gli è rimasto, lo ha capitoAndrea Migliaccio, executive de L’Olivo del Capri Palace (due stelle Michelin), che sa cosa deve fare per rendere felice il direttore generale.

Tornando a NY: dopo nove mesi gli affidano il room service in suite da capogiro anche per Carrie, Samantha e le altre. Il ragazzo italiano alle prime armi è dotato dello human touch giusto per affrontare il più delicato dei servizi: «Ci vogliono qualità un po’ speciali per entrare nell’ecosistema dove la privacy è un elemento fondamentale. Attenzione, capacità di dosare le parole ma anche i gesti, movenze di velluto». Una attività funambolica che gli riesce anche perché italians do it better, si sa: calore e spontaneità, ovvero i talenti italiani dell’ospitalità vengono apprezzati anche fra Central park e la Madison avenue. «Il Fattore umano è il lusso vero, ed è quello che fa la differenza», parola di Ermanno Zanini.

È in quei primi mesi che si forma l’ossatura di uno stile che eserciterà negli anni a venire, che si tratti di catering, banqueting, pubbliche relazioni. E naturalmente hôtellerie, in dimore fuori dai luoghi comuni, residenze principesche frequentate da celebrity. Tipo il Riccio di Capri, dove Leonardo Di Caprio ha festeggiato il 38esimo compleanno. Per dirne uno. Come si fa a mantenere i nervi saldi stando alla testa di un gruppo con sette hotel e centinaia di persone? «Amando le persone con cui si lavora prima ancora del proprio lavoro. Aiuta molto, anche condividere i sogni, le speranze». Aiuta pure un pit stop al ristorante, meglio se tristellato e sugli Champs Elysées, tipo “Pavillon Ledoyen di Yannick Alléno, entusiasmante, ci sono stato di recente».


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