Cristina Bowerman: il vero successo è trasmettere il proprio Fattore Umano

La chef della Glass Hostaria di Roma condivide i suoi pensieri sul tema della prossima edizione di Identità Golose Milano

04-02-2018

"Tento un'impresa titanica: sfatare per un attimo il mito degli chef pieni di sé, degli chef il cui ego oscura gli altri intorno a loro": nel suo articolo per Identità Golose, Cristina Bowerman dimostra un'altra volta la sua capacità di proporre sempre punti di vista originali e stimolanti

Il tema del Congresso di Identità Golose di quest'anno è stimolante. ma ampio e difficile e, come si può immaginare, il rischio di cadere nella banalità è altissimo, come succede quasi sempre con i temi che affrontano il versante emotivo della nostra vita. Lo rileggo ad alta voce per chiarirmi le idee "Il Fattore Umano"...

Poi leggo la premessa di Paolo Marchi, che fa da corollario al titolo di questo congresso, e mi rimangono impresse un paio di frasi tra cui: "Nessuno negherà mai la forza trainante del leader, ma non bisogna più mettere al centro di ogni azione sempre e solo l'ego dello chef". E anche: "I cuochi e i ristoratori intelligenti e sicuri delle loro capacità eviteranno di mettersi in cima a una torre d'oro per ingigantire loro stessi e rimpicciolire chi hanno accanto".

Tento un'impresa titanica: sfatare per un attimo il mito degli chef pieni di sé, degli chef il cui ego oscura gli altri intorno a loro. Se penso ai miei chef di riferimento e al loro successo, non ce n'è uno il cui fattore umano non abbia inciso positivamente nella maturazione e crescita della propria brigata, così come nelle relazioni e nell'immagine con il pubblico. 

Il mio modello di successo è uno chef generoso, che tesse sapientemente e con attenzione ogni relazione con la propria brigata, sorvegliando in silenzio l'evolversi dei rapporti interni tra gli altri, è uno chef che non ha paura di dire "non lo sapevo", oppure "hai fatto un ottimo lavoro".

Ora parlo volutamente al femminile, perché una volta tanto voglio usare il femminile per indicare un'intera categoria: cool, no? La chef di successo è colei che crea armonia all'interno di una brigata, è colei che incoraggia, stimola la crescita, aggrega, pungola e se necessario coccola, perché di fronte ha personalità diverse con cui rapportarsi, ha giovani ragazzi, spesso ancora insicuri, che in lei vedono un riferimento professionale, ma da cui cercano anche conferme emotive per costruire un rapporto che ognuno di loro vuole credere speciale. 

Incoraggiare il proprio lavapiatti come il sous chef è quello che fa la differenza, è il fattore umano che tiene unite le brigate, è lo stimolo a migliorare così come può succedere all'interno di una famiglia allargata, i cui membri hanno la necessità di dimostrare la propria individualità, e la contemporanea protezione del gruppo è uno stimolo affinché questo avvenga. Una grande famiglia dove tutti sono uguali e tutti indistintamente importanti.

Ragazzi che cresceranno, molti dei quali prenderanno percorsi diversi, alla ricerca di altri stimoli, di altra formazione. Qualcuno invece si ferma, rimane di più, decide di condividere una parte di strada più lunga insieme alla chef con cui lavora. Il fattore umano acquista un ulteriore qualità: diventa trasmissibile.

La simbiosi tra la chef e il suo "delfino", la complicità intellettuale e professionale che trasforma un dipendente in consigliere come in cavia, in alter ego come in capro espiatorio, in collega, in fratello. Quella, da chef quale sono, è la grande vittoria, quando chi ti sta vicino riesce a crescere assorbendo ciò che sei, quando rielabora ciò che ha condiviso alla luce della propria individualità, quando riesce contemporaneamente a essere un altro te, pur avendo maturato le caratteristiche e la professionalità per spiccare il volo da solo.

E quando questo avverrà sarà lui a diventare "LO CHEF" di qualcun altro, in una continua trasmissione e rigenerazione in cui attraverso lui passerà anche un po' di te e del tuo fattore umano.
Ecco, è lì il vero successo.

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