L'ingegnere di Roma che ha cambiato vita e manteca delizie al cioccolato

Storia del “gelatiere per caso” Giuseppe Bassanelli: dopo un grave incidente ha scelto la via (golosa) che l'ha portato al successo con il suo I Mannari, tra i coni migliori della capitale

03-09-2020
Il mancato ingegnere Giuseppe Bassanelli e i suoi

Il mancato ingegnere Giuseppe Bassanelli e i suoi gelati al cioccolato, a Roma

Un gatto che miagola alla luna è il logo della gelateria I Mannari. Siamo a Roma e quel gatto, che poi sarebbe Mannarina, la gatta del “gelatiere per caso” Giuseppe Bassanelli, miagola a La Montagnola. È in questo quartiere che nel 2001 Bassanelli ha alzato la cler della sua gelateria di quartiere che, oggi, è una delle migliori della Capitale. Messa così sembrerebbe una storia banale, ma non lo è. Basta la descrizione che il gelatiere accompagna al suo ritratto inviato per e-mail a far drizzare le antenne. «Nato a Roma il 5 gennaio 1967, occhi azzurri per quasi 90 kg. Potevo essere più bello ma sarebbe stato chiedere troppo», si legge, infatti, nella didascalia della foto di questo ex aspirante ingegnere che, dopo un grave incidente, ha cambiato tutto della sua vita.

Racconta: «Ero una persona più che strutturata, studiavo ingegneria e nella mia mente avevo programmato la mia esistenza. Poi, mentre camminavo tranquillamente sul marciapiede, una volante della Polizia mi è arrivata addosso. Era il 14 dicembre 1992. Mi sono trovato a vivere un’esperienza di pre-morte e al mio risveglio non camminavo più. Ho dovuto ricominciare daccapo e ho capito subito che avevo scelto la professione sbagliata. E che, nella vita, bisogna essere seri ma non seriosi». E il gelato che c’entra? Apparentemente nulla. Ma a Giuseppe piaceva e ha deciso di diventare un gelatiere.

«In quel periodo non esisteva ancora il concetto odierno di gelateria scientifica e per imparare ho letto libri e frequentato corsi», continua a raccontare Bassanelli. Che nella sua filosofia di produzione e di vendita ha eliminato frizzi e lazzi e si concentra sull’essenziale. È convinto che «è sempre meglio una brutta verità che una bella bugia». Infatti, i suoi gelati, di bugie non ne raccontano: «Sono tutti preparati seguendo la metodologia del “Gelato di Tradizione Italiana” per il quale non esiste ancora un disciplinare univoco». Per la base di suoi prodotti utilizza latte fresco di alta qualità, panna e farina di semi di carrube e di guar per addensare. A questi aggiunge sempre, tra gli altri, un altro ingrediente tanto immateriale quanto fondamentale: la freschezza. «Per me la freschezza è tutto. Guai a rimantecare un gelato».

In realtà sceglie con cura anche tutti gli altri ingredienti dei suoi gelati, come il cioccolato Valrhona, «azienda del quale condivido il modo di essere, l’impegno per la sostenibilità, la lavorazione». Sono sei i gusti di cioccolato che prepara per i suoi clienti (quattro fondenti, uno al caramello e uno bianco), sostenuti e coccolati durante tutto il periodo del lockdown con le consegne a domicilio, «fino a 160 al giorno».

Il cestino di cioccolato fondente, spazzolato e riempito di bon bon di gelato in gusti vari glassati di cioccolato Valrhona

Il cestino di cioccolato fondente, spazzolato e riempito di bon bon di gelato in gusti vari glassati di cioccolato Valrhona

«Far felici i miei clienti fa parte della mia filosofia e di quella del mio locale», continua con una punta di orgoglio. «Io voglio creare, non stupire a ogni costo e continuo a fare il gelato con le ricette antiche, le tecnologie moderne e i migliori ingredienti», spiega il gelatiere romano elencando altri gusti tra cui i pistacchi (di Persia, di Sicilia, Bronte Dop e Grecia), l’azteco (cioccolato con cannella e peperoncino), o un altro in cui fa sposare l’Araguani 72% di Valrhona con uva australiana, pinoli e brandy.

Torte gelato di Bassanelli

Torte gelato di Bassanelli

Ci sono poi le torte di gelato (tra le altre quella al caffè e zabaione al vino Madeira e Marsala e quella al cioccolato Araguani 72% e crema di uovo) in cui per abbinare i gusti si fa guidare dall’istinto e dalla voglia di contaminazione che lo ha fatto viaggiare molto. E non mancano le “sorprese” come il cestino di cioccolato fondente, spazzolato e riempito di bon bon di gelato in gusti vari glassati di cioccolato Valrhona. Ma guai ad azzardare qualche complimento in più perché, nonostante «l’ego smisurato» ammesso con noncuranza, riesce solo a dire sorridendo: «Faccio solo gelato, mica cambio il mondo».


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