Scavato nella roccia a picco sul mare della Costiera Amalfitana, come una terrazza sospesa tra cielo e mare: un santuario del lusso mediterraneo, tra ingresso via mare con approdo per yacht, spiaggia privata tra limoni e bouganville, campo da tennis incastonato tra le rocce e camere a picco sull’acqua tra i Faraglioni di Capri e Monti Lattari. Non è certo un caso, insomma, che Il San Pietro di Positano possa essere considerato tra le meraviglie dell'hôtellerie internazionale, tanto da conquistarsi il primo posto (con 99,5 punti, nessun ha fatto meglio e a pari merito con altre nove strutture al mondo, a differenza di quanto scritto da altre testate) nella classifica 2026 de La Liste Hotels. «Il mio è lavoro più bello del mondo», ha commentato ritirando il premio Andrea Zana, general manager dell'hotel di proprietà della famiglia Cinque, tra gli alberghi del Bel Paese più amati anche dalla clientela internazionale:
E allora, proviamo ad andare a scoprire il segreto di questo successo. Alcuni elementi appaiono subito chiari. In primis, la forza dell’indipendenza, che dimostra come una struttura a conduzione familiare possa competere con successo contro i colossi mondiali dell’ospitalità. La sua cultura aziendale distintiva, affinata nel corso delle generazioni, rimane la sua principale risorsa strategica. A renderlo unico è inoltre la straordinaria capacità di restare fedele alla propria identità da oltre mezzo secolo. Insieme alla costanza e alla continuità che ha saputo dare negli anni: il risultato assume un valore ancora più significativo perché La Liste non è una semplice graduatoria. Il ranking nasce dall’analisi di migliaia di recensioni, guide internazionali e valutazioni professionali elaborate attraverso un algoritmo che individua le strutture capaci di distinguersi per qualità dell’accoglienza, servizio, gastronomia, design e continuità dell’esperienza.

La piscina panoramica de Il San Pietro di Positano, dal 1970 di proprietà della famiglia Cinque

Una delle Signature Room, progettate da Fausta Gaetani, offrono bagni spaziosi, dettagli esclusivi e una splendida vista sul Mediterraneo

Il San Pietro di Positano
Tutti parametri in cui
Il San Pietro sa eccellere. È, intanto, uno degli alberghi più spettacolari della Costiera Amalfitana: sembra letteralmente scolpito nella parete rocciosa, con terrazze, giardini e camere affacciate senza ostacoli sul mare e su Positano. Ogni stanza si apre su un balcone privato, perché l’edificio si sviluppa lungo la scogliera senza camere “di seconda fila”. Il suo fascino nasce dal contrasto tra il lusso molto discreto, quasi domestico, e una posizione vertiginosa. Un ascensore scavato nella roccia conduce fino al mare, dove si trovano la spiaggia privata e il ristorante
Carlino; più in alto ci sono la piscina, i giardini e
Zass, ristorante stellato Michelin con vista panoramica. Ogni ambiente sembra dialogare con il paesaggio: tutte le 57 camere e suite regalano una delle viste più scenografiche sulla Divina.
Inaugurato nel 1970, l’hotel è nato dal sogno visionario di Carlo Cinque, oggi è gestito dai fratelli Vito e Carlo Cinque, la terza generazione, custode di un modello di ospitalità che ha saputo attraversare il tempo senza inseguire le mode. Ma è soprattutto il senso della misura a fare la differenza. Affiliato Relais & Châteaux si distingue per il lusso discreto, mai ostentato, che si esprime nella cura quasi sartoriale del servizio, nell’eleganza discreta degli spazi, nei giardini terrazzati coltivati con agrumi e prodotti destinati alle cucine dell’hotel. Un’esperienza costruita intorno all’autenticità del territorio, dove ogni dettaglio contribuisce a creare quella sensazione di casa che rappresenta da sempre il tratto distintivo della struttura.

Andrea Zana, general manager de Il San Pietro di Positano dal 2013
Senza dimenticare le persone, ambasciatori dell’idea di accoglienza della famiglia. A cominciare proprio da
Andrea Zana, general manager dal 2013, estremamente attento alla formazione dei collaboratori e nella valorizzazione delle relazioni con i clienti – non è un caso se la percentuale di repetears è altissima, ma anche con grandi capacità nella supervisione di tutte le aree operative dell’hotel e nell’ottimizzazione dei ricavi.
Pure la gastronomia gioca un ruolo centrale nel successo dell’albergo. Il ristorante stellato Zass, guidato dallo chef Alois Vanlangenaeker, interpreta la cucina mediterranea contemporanea valorizzando le materie prime locali, mentre Carlino, come detto affacciato direttamente sul mare, racconta l’anima più informale della tradizione campana, proponendo cucina locale realizzata con i prodotti biologici più freschi. È la dimostrazione di come, oggi più che mai, l'alta cucina sia diventata una componente imprescindibile dell’esperienza alberghiera di lusso, contribuendo in maniera decisiva al posizionamento internazionale delle migliori destinazioni.
Il riconoscimento ottenuto da Il San Pietro assume inoltre un significato che va oltre il singolo hotel. Nella Top 50 di La Liste Hotels 2026 figurano infatti sei indirizzi italiani, confermando il ruolo sempre più centrale del nostro Paese nell'hôtellerie internazionale e la forza di un modello che unisce ospitalità familiare, patrimonio paesaggistico e alta ristorazione. È un successo che racconta un’Italia capace di competere con le più grandi destinazioni del lusso mondiale senza rinunciare alla propria autenticità.
PREMIO SPECIALE PER IL DON ALFONSO 1890, MODELLO DI OSPITALITÀ

La famiglia Iaccarino del Don Alfonso 1890, da destra, Alfonso e la moglie Livia, insieme ai figli Ernesto e Mario Iaccarino, quarta generazione di una dinastia dell’ospitalità italiana

Mario Iaccarino, che dal 2000 coordina tutte le attività del gruppo Don Alfonso 1890, oggi presente in tre continenti: dal fine dining di Toronto e Macao, alle “Casa Don Alfonso” di Saint Louis e della Nuova Zelanda
Una considerazione, questa, che viene confermata da un altro successo tricolore ne
La Liste: il
Don Alfonso 1890 della famiglia
Iaccarino a Sant’Agata sui Due Golfi - siamo più o meno nella stessa zona - è stato premiato per
i valori dell’ospitalità familiare. Ha infatti conquistato l'
Heart & Soul Hotel Award, riconoscimento attribuito per essersi distinto nel porre gli ospiti al centro di ogni attività, offrendo un servizio eccezionale e personalizzato. Alloro meritatissimo per una famiglia che da oltre un secolo interpreta il meglio dell’accoglienza nella Penisola Sorrentina, tra il ristorante due stelle Michelin, il boutique hotel e l’azienda agricola di proprietà della tenuta,
Le Peracciole, mantenendo un profondo legame tra agricoltura, gastronomia e ospitalità, preservando le tradizioni di generazione in generazione.
«Dedico la mia vita a far felici le persone, sempre con la stessa dedizione e lo stesso spirito di sacrificio, curando ogni cliente con un’attenzione sartoriale», commenta Mario Iaccarino, che dal 2000 coordina tutte le attività del gruppo, oggi presente in tre continenti, dal fine dining di Toronto e Macao, alle Casa Don Alfonso di Saint Louis e della Nuova Zelanda. Negli anni Settanta i genitori Alfonso e Livia Iaccarino sono stati pionieri pionieri puntando sulla sostenibilità, il biologico e la centralità dell’esperienza. Insieme ai figli Mario ed Ernesto, in cucina, hanno fatto dell’insegna uno dei più autorevoli interpreti della cucina mediterranea nel mondo.
LE ALTRE STRUTTURE ITALIANE CHE ECCELLONO
Del resto la classifica conferma come la ristorazione sia un asset determinante del successo degli hotel d’alta gamma. Non è certo un caso che la maggior parte delle strutture premiate dalla graduatoria vantino insegne stellate o firmate da grandi chef. A cominciare dal
Badrutt's Palace St.Moritz, primo a pari merito con
Il San Pietro e che conta ben quattro ristoranti (
Le Restaurant, Le Relais, La Diala e
La Coupole - Matsuhisa). Lo stesso dicasi per gli altri otto alberghi al vertice, ossia
La Réserve, sempre nella Ville Lumiere
, i due resort messicani
Las Ventanas al Paraíso, A Rosewood Resort e
Rosewood Mayakoba, il
Mandarin Oriental Bangkok, il
One&Only Portonovi in Montenegro,
The Peninsula Chicago, The Peninsula Shanghai e
Cheval Blanc Paris.
Mezzo punto sotto i vincitori, dunque con punteggio 99, spiccano altre hotel italiani. L’Hotel Cipriani, A Belmond Hotel, Venice, ad esempio, con la sua ricca proposta gastronomica con il ristorante Oro, guidato dalla chef Vania Ghedini con la regia di Massimo Bottura. Castelfalfi a Montaione (Firenze) e, sempre in Toscana, l’Hotel Il Pellicano a Porto Ercole, sede del ristorante stellato Il Pellicano con lo chef Michelino Gioia. Il J.K. Place Capri con il JKitcheh Restaurant che domina il porto di Marina Grande. Il toscano Rosewood Castiglion del Bosco, casa dell’insegna 2 stelle Michelin Campo del Drago, guidato dallo chef Matteo Temperini, fautore di una cucina contemporanea toscana con ingredienti dell’orto biologico del resort. Il Santa Caterina Hotel Amalfi sulla Costiera Amalfitana, dove il ristorante stellato Glicine ha la firma dello chef salernitano Peppe Stanzione che gioca con i sapori campani mescolati a tocchi esotici. In classifica seguono anche via via l’Hotel Hassler di Roma con lo stellato Imago guidato dallo chef Andrea Antonini, il Bulgari Hotel Rome con il ristorante di Niko Romito, l’Hotel de la Ville e il De Russie, mentre è a Modena il Casa Maria Luigia di Lara Gilmore e Massimo Bottura e a Milano il Portrait Milano.
Nato originariamente per la gastronomia, La Liste si è esteso al settore alberghiero, dove ora monitora oltre 7.300 hotel di lusso in 200 paesi e territori, fornendo una delle panoramiche analitiche più complete sull’ospitalità di lusso, aggregando i dati di centinaia di pubblicazioni specializzate e indici internazionali valutati in decine di lingue. Inoltre, 7 premi speciali per 24 strutture all’avanguardia nei cinque continenti per aver promosso cambiamenti sistemici nell’esperienza degli ospiti.