Dubai freme, Milano bell'esempio

Chef Salvatico, dell'Armani Ristorante nella città degli Emirati Arabi, racconta il prossimo Expo

31-10-2015
Alessandro Salvatico è stato l'ultimo protagonist

Alessandro Salvatico è stato l'ultimo protagonista di Italian & international Best Chefs a Identità Expo S.Pellegrino. Ci ha proiettati nella sua Dubai - sede del prossimo Expo - dove è chef all'Armani Ristorante

Quanta burrata si mangerà a Expo Dubai 2020? In mancanza di previsioni ufficiali, fidiamoci di chi ne sa qualcosa: «Tanta. Già ora tutto ciò che è cibo italiano va fortissimo». Parola di Alessandro Salvatico che, oltre a essere un ottimo professionista, è stato scelto come ultimo chef ospite a Identità Expo S.Pellegrino, perché ci proietta con la sua esperienza in un futuro che, nella città degli Emirati Arabi Uniti, non è tra cinque anni, bensì domani. Anzi oggi.

«Fin dal momento in cui vi è stata l’assegnazione, il 27 novembre 2013, la città è letteralmente esplosa di entusiasmo. Dubai è carica, il cantiere di Expo 2020 ha subito generato nuovo slancio per l’economia. In giro c’è una selva di targhe e cartelli che annunciano l’evento. Si lavora tanto. C’è l’esempio positivo di Milano: sono venuti in massa, dagli Emirati, per vedere come si organizza una grande kermesse planetaria di questo tipo. Expo 2015 sarà il termine di paragone».

Il rendering di Expo Dubai 2020

Il rendering di Expo Dubai 2020

L’impressione, da lontano, è che Dubai mostri già oggi quella passione per Expo che in Italia si è registrata in ritardo, quando già il decumano era aperto. Ci si può leggere la differenza tra noi vecchi europei, con troppa storia per non essere disillusi, e popoli giovani, che fremono in vista del futuro. E’ anche la tua impressione? 
«Dubai cambia ogni giorno, è una città in continua espansione. C’è un incredibile dinamismo. Hanno costruito un nuovo aeroporto, l’Al-Maktoum, che è impressionante, il più grande del mondo. Già il cantiere di Expo 2020 brulica di operai. Loro puntano a questo sviluppo continuo, si danno terribilmente da fare. Sposano una visione: che in questo caso è quella della prossima Esposizione universale, ma richiama la nascita stessa della città nel deserto, la metropoli del futuro per una nazione così piccola e sperduta. Sarà un crescendo continuo: Dubai comincia a pensare sé stessa dove gli altri si fermano. Però credo sia anche giusto sottolineare come Milano abbia fatto un lavoro straordinario…».

Salvatico con Domenico Schingaro e Michele Citro

Salvatico con Domenico Schingaro e Michele Citro

Parlacene, dal tuo punto di vista.
«Arrivare qui è stata una bellissima sorpresa, mi è venuta la pelle d'oca, non me l'immaginavo. Nessuno si aspettava una struttura così grande. Poi sento una bella energia. Ho apprezzato tantissimo l’enorme sforzo di Milano, la gente contenta, ordinata, felice persino di fare la coda per entrare in quel mondo di sogni che erano molti padiglioni. Come dicevo prima: sono il sogno, la visione, gli elementi che che ci proiettano in una dimensione che va oltre la quotidianità e ci consente di sorridere di fronte al futuro. Expo Milano è stata un sogno, Dubai è tutta una visione, che sarà amplificata nel 2020».

Dimmi perché Dubai ti piace così tanto.
«Perché è una città cosmopolita e accogliente nella quale si vive una bella integrazione tra culture. Tutti si sentono a casa e hanno l’impressione di poter migliorare loro stessi, di avere proprio lì una chance, forse la chance della vita». 

Salvatico a colloquio con il maître Alessandro Troccoli e la sommelier Adele Rosaria Lasciato

Salvatico a colloquio con il maître Alessandro Troccoli e la sommelier Adele Rosaria Lasciato

Che percezione c’è dell’Italia?
«A Dubai ho scoperto quando il mondo ami il nostro Paese. La città è alla ricerca di tutto, e tutte le cucine sono rappresentate: thailandese, indiana, giapponese e tanta tanta tricolore, che sta crescendo molto di qualità nel tempo (anche grazie al suo Armani Ristorante, ndr). I residenti sono molto affascinati dal modello occidentale, ma soprattutto dal fascino della Penisola. Parlavamo prima di burrate: ce l’hanno tutti, le trovi persino nei ristoranti asiatici. Quello che noto è però una continua crescita culturale: la gente cerca prodotti di reale qualità, sta affinando il gusto. Vogliono l’eccellenza enogastronomica. Inevitabile, quindi, che vogliano l’Italia».

I prodotti italiani cui tu non rinunceresti mai al mondo?
«Grana Padano, olio extravergine e aceto balsamico».


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