Nuova Zelanda, nuovo mercato

Dai Farmers’ Market agli orti sinergici.
Dove finisce il cibo e inizia il gusto

25-05-2014
Anche in Nuova Zelanda si è sviluppato il fenomen

Anche in Nuova Zelanda si è sviluppato il fenomeno dei mercati dei produttori: non offrono soltanto l'opportunità di acquistare prodotti alternativi alla grande distribuzione, ma sono anche luoghi di aggregazione e di condivisione di conoscenze sull'agricoltura, che possono poi essere messe in pratica dai singoli consumatori

Quando ero a Londra andavo regolarmente ai Borough Market ogni fine settimana; andavo a ritrovare un’aria più familiare di quella che respiravo normalmente nella metropoli, un posto dove potevo riconoscere le espressioni, i colori e le emozioni che altrimenti mi sembravano essere scomparse nelle cose di tutti i giorni, li riconoscevo attraverso il cibo e il vino. Poi ho iniziato anche a lavorarci per un periodo, girando a giorni alterni anche Broadway Market, Sloane Square Market e Barnes Market, zone diverse della città, diverse fasce della popolazione, diversi prodotti e diversi produttori.

L'ingresso del mercato di Otago, dove ogni settimana un centinaio di produttori portano i frutti del proprio lavoro

L'ingresso del mercato di Otago, dove ogni settimana un centinaio di produttori portano i frutti del proprio lavoro

Quello che notavo era che l’interesse era sempre maggiore, non era solo una questione di numeri ma anche di quello che sentivo dire alla gente, dei commenti intorno ai prodotti, alla qualità, ai prezzi. Probabilmente l’interesse intorno al cibo, che i nostri beniamini delle cucine avevano sollevato già anni fa, ha smesso di essere un passatempo per pochi fortunati con reddito e tempo a disposizione ed è diventato più accessibile. L’entusiasmo si è sparso e sembra abbia portato a guardare le cose in maniera diversa, con attenzione a chi produce, a chi trasforma e a chi fa qualcosa per gli altri.

Abbiamo sentito spesso gli chef che parlano di cucina del territorio, che rendono pubblici i nomi dei loro fornitori, che si impegnano in iniziative di solidarietà o, come James Oliver in Gran Bretagna, che utilizzano le loro capacità per cambiare il modo in cui la gente percepisce il cibo e il rapporto con l’alimentazione. Anche Downunder si respira aria di novità e si formano gruppi di promozione, di supporto e di condivisione. Se il fenomeno dei farmers’ market è ormai molto poco fenomeno e molto più realtà consolidata è anche perché ci sono molte iniziative che ruotano intorno al giorno del mercato o ai protagonisti dello stesso: ci sono sì agricoltori, ma ci sono anche piccoli produttori di vino, di birre artigianali, di formaggi e anche minivan che preparano l’espresso, cucinano vegano o pizza, o che vendono la pasta fresca o il pesce pescato la notte precedente e portato in grossi contenitori di polistirolo e ghiaccio.

Il mercato di Hawke's Bay offre spazio ai buskers della regione, a cui viene affidato il compito di intrattenere gli avventori

Il mercato di Hawke's Bay offre spazio ai buskers della regione, a cui viene affidato il compito di intrattenere gli avventori

Nell’Isola Sud, a Dunedin, l’Otago Farmers’ Market del sabato è relativamente piccolo rispetto alla dimensione della città; mentre ad esempio nell’Isola Nord c'è il doppio mercato di Hawke’s Bay, che si tiene al sabato a Napier e alla domenica ad Hastings. Quest’ultimo è ospitato in uno spazio verde con sdraio e ombrelloni e musica, dove si beve il tea matcha seduti su una stuoia e si esce carichi di frutta e verdura per la settimana.

Le percentuali di chi sceglie di vivere il cibo in maniera meno aderente ai circuiti commerciali classici variano leggermente ogni anno ma stabilmente. Non si tratta solo di vendere o di comperare in luoghi diversi dai supermercati, ma anche ad esempio di provare a coltivare per conto proprio, di condividere informazioni sui metodi, di creare giardini comunali o aperti al pubblico, di coinvolgere le scuole o di creare gruppi a sostegno di chi é piú svantaggiato.

1. continua


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