Di Felton Road e altre cantine

Procede il nostro viaggio tra gli eno-produttori di Central Otago, in Nuova Zelanda

19-10-2013
Una panoramica scenografica del Burn Cottage, prod

Una panoramica scenografica del Burn Cottage, produttore riservatissimo di vini concentrati del Central Otago, in Nuova Zelanda

Un altro produttore del Central Otago, che ha deciso per la svolta biologica e applica alcuni principi biodinamici è Felton Road su cui il giudizio è unanime, probabilmente il più rinomato all’estero e indiscutibilmente il più riconosciuto nelle degustazioni fra appassionati. La panoramica di pinot noir a cui ho partecipato recentemente porta come marchio di fabbrica Bannockburn, la sottozona in cui si trovano appunto Felton Road e Mount Difficulty, che spiccavano per la matrice inconfondibile con, rispettivamente, Block 3 e Target Gully (entrambe 2009, una vendemmia quasi perfetta a detta di molti).

Parlare di impronta borgognona nella fattura di questi gioielli rischia di sviare l’attenzione su vini la cui provenienza è in realtà altamente riconoscibile, ma può rivelarsi utile per spiegare i principi a cui questi produttori si rifanno, in termini di rigore esecutivo, pulizia e incedere del sorso. Questo però sposta l’attenzione sulle tecniche utilizzate più che sulla centralità del territorio, essendo coscienti che per molti l’accezione di terroir include anche l’opera dell’uomo e la cifra stilistica con cui si esprime.

Aurum, conduzione famigliare con appendice borgognona, è un altro marchio che spiega molto bene la realtà neozelandese quando si tratta di ispirarsi a modelli diversi e farli propri, in una sorta di assemblage ricorrenti. Aurum, che produce anche un methode traditionelle delizioso, si trova in un’altra sottozona ben riconoscibile, Cromwell, appoggiata sulla biforcazione del Lake Dunstan; i vini che se ne ricavano sembrano piú immediati rispetto a Bannockburn, ma non difettano di profonditá. In zona è immancabile una visita a Burn Cottage, produttore riservatissimo di vini leggermente più concentrati degli altri, e una sosta per il pranzo a Northburn Station, in direzione Bendigo.

Vendemmia al Burn Cottage

Vendemmia al Burn Cottage

Questione di tempo? Probabilmente il punto debole di questa risoluta impresa a vincere la fiducia del consumatore rimane il prezzo. Se la variabile territorio la diamo per assodata, dopo circa 30 vendemmie di conferma, e l’etichettatura (che si rifa ad una legge semplificata) è dalla parte del fruitore finale perché comprensibile e riconoscibile, rimangono la tecnica e un posizionamento più corretto sul mercato. Quanto alla tecnica, su cui molto inchiostro è tato speso nel corso della storia, meriterebbe un discorso a parte, ma il tempo (e, incredibilmente, i liberi mercati) potrebbero portare sollievo.

Sul posizionamento, urge una premessa sul mercato vinicolo neozelandese che rivela parecchi tratti schizofrenici: i vini vengono prezzati in un modo che non sempre appare giustificabile, e i canali distributivi non aiutano assolutamente il mercato. Se i mercati di sbocco riflettono questo atteggiamento del mercato domestico, la fatica che fanno gli appassionati è comprensibile: senza accesso ad altre zone produttive, o a parità di prezzo, la scelta sarebbe invitante, ma quando la scelta è varia, è la storia a farla da padrona. Mercati più maturi richiedono prodotti di altissima gamma, con tutto ciò che questo comporta in fase di produzione, mentre mercati emergenti prediligono l’accessibilità, in temini di quantità, fruizione e prezzo. Sarebbe il caso di tenerne conto.


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