Cristiana Romito, molto più che «la sorella di Niko»

I passaggi salienti di un'appassionata intervista alla restaurant manager di Casadonna. Che puntualizza: «Se la cucina funziona, è merito soprattutto del servizio»

11-05-2021
Cristiana Romito, classe 1972, maitre d'hotel

Cristiana Romito, classe 1972, maitre d'hotel di Reale Casadonna a Castel di Sangro (L'Aquila). Il ristorante riaprirà a giugno, in data ancora da definire (foto Barbara Santoro)

«Situazione in cui nessun elemento prevale sugli altri, nella quale forze diverse si compensano tra loro». Così viene definito, in una delle sue accezioni, il vocabolo “equilibrio” nel dizionario italiano Sabatini Coletti, e meglio di così non potremmo descrivere il rapporto tra i due fratelli, Cristiana e Niko Romito. È la stessa restaurant manager di Casadonna, l’ex convento che incorpora del ristorante Reale a Castel di Sangro (L’Aquila), a pronunciare più volte questa parola, intervistata dagli studenti del Master in Food&Wine communication dell’Università Iulm di Milano.

Una liaison professionale che ha preso il via a Rivisondoli, nel 2000, quando i due fratelli studiavano a Roma. «Lì c’era la pasticceria di papà», rieevoca Cristiana, «era nata per pura passione, quasi per gioco: mamma faceva la professoressa di inglese mentre papà il geometra. Nel giro di pochi anni era diventato un punto di riferimento importante e quando papà venne a mancare, nel 2000, era già stata trasformata in una trattoria. Niko decise di prenderla in gestione iniziando solo dai weekend, perciò facevamo avanti e indietro da Roma a Rivisondoli, nei fine settimana. Poi ci appassionammo a tal punto da decidere di lasciare definitivamente la Capitale».

Cristiana e il team di sala del ristorante Reale (foto Barbara Santoro)

Cristiana e il team di sala del ristorante Reale (foto Barbara Santoro)

Mai avrebbe immaginato di fare questo lavoro: «Mi ero appena laureata in Lingue a Roma e sognavo una carriera all’estero». Tuttavia, senza alcuna esperienza pregressa nel settore, decise di seguire il fratello in un’avventura che non sarebbe stata per niente semplice e avrebbe previsto «tutta la gavetta del caso: all’inizio eravamo solo io e Niko: lui in cucina, io in sala. Mi occupavo di tutto, dalla A alla Z, dalla pulizia dei bicchieri alla gestione della cantina».

Era chiaro fin da subito che Cristiana si sarebbe occupata della sala e Niko della cucina? «Era evidente. Io non ho mai avuto la passione per i fornelli: mi piace mangiare ma non amo cucinare. Per quanto i nostri genitori ci hanno sempre insegnato a saper fare tutto, compreso aiutare a preparare i dolci, io ho manifestato sin dall’inizio un’inclinazione naturale per la sala». L’inizio dell’equilibrio tra lei e il fratello.

Contrappesi che non hanno mai tracciato confini netti e invalicabili, tutt’altro: «Quando Niko non c’è, mi occupo anche del controllo della cucina», ci racconta Cristiana, i cui compiti già vanno dunque ben oltre quello dell’accoglienza, al ristorante e nell’hotel. «La vivo acca-24 perciò ne conosco ogni aspetto. Assisto a tutte le preparazioni e alle prove dei piatti nuovi, osservandone la composizione e ascoltando le spiegazioni di Niko. Quando lui è assente e io sto al pass, capisco se manca un ingrediente, un decoro o se un impiattamento deve essere corretto».

Cristiana e il team accoglienza di Casadonna

Cristiana e il team accoglienza di Casadonna

La fiducia dello chef nei confronti della sorella è assoluta: «Quando cucina, mi fa sempre assaggiare subito i piatti. Si fida del mio palato». Un rapporto fondato su dialogo e confronto: «Il legame familiare e di proprietà determina un interesse ancora maggiore a fare meglio. Perciò, se uno dei due nota qualcosa che non va, prende l’altro da parte e gliene parla affinché possa valutare se apportare dei cambiamenti», rivela Cristiana. Che aggiunge: «Siamo fratelli, è normale che si litighi. Però sono discussioni costruttive e fanno parte del contesto familiare».

Oltre alla medesima ossessione per la perfezione, nel tempo i due fratelli hanno cesellato assieme un significato preciso di ‘accoglienza’: «Si fonda sul far sentire a casa gli ospiti, comportandosi con loro come vorremmo facessero con noi. Lo abbiamo creato da zero, al ristorante e all’hotel».

Nella chiacchierata, c’è tempo anche per qualche confessione: «Spesso, soprattutto agli inizi, io ero chiamata ‘la sorella di Niko’, non Cristiana. Mi faceva soffrire perché il ristorante è anche mio. Ho un certo ruolo, una certa età. Tutti sanno che siamo fratelli, ma perché non chiamarci entrambi con i nostri nomi?». Oppure: «Ogni volta che abbiamo ottenuto stelle o riconoscimenti, ho sempre ricevuto e-mail, chiamate, messaggi da stampa, amici, clienti - ma anche da parenti - con complimenti rivolti solamente a Niko. Prima lo accusavo di più, ora che ho una mia identità, un mio ruolo, quando mi chiamano ‘la sorella di…, ci scherzo su e ribatto subito ‘Piacere Cristiana Romito’».

Cristiana e Niko Romito (foto Alberto Zanetti)

Cristiana e Niko Romito (foto Alberto Zanetti)

Che la figura dello chef abruzzese sia così preponderante? «Sicuramente Niko ha grande importanza», precisa la manager, «oggi poi il cuoco ha un ruolo di primo piano: si parla quasi esclusivamente di cucina e l’esperienza al ristorante si completa con la conoscenza dello chef. Tuttavia, in realtà come la nostra, dove lavorano circa 40 persone, l’esperienza è figlia di molteplici fattori. Se sanno che Niko non c’è, alcuni clienti scelgono di non venire. Io andrei lo stesso, anche perché c’è sempre qualcuno che può farne le veci. Tra cui io, ad esempio».

Ma la vera ragione è che la sala, di questi tempi, è figlia di un dio minore. «Ancora non viene considerata come dovrebbe», puntualizza Cristiana, «ma se la cucina funziona è soprattutto per merito del servizio».


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