Le sfumature di bianco di Monte del Frà

Cronaca di una degustazione verticale che ha proposto diverse interpretazioni di un territorio, le colline del Lago di Garda nella provincia veronese, da parte della famiglia Bonomo

16-05-2022
a cura di Marilena Lualdi
Marica Bonomo e l'enologo Claudio Introini

Marica Bonomo e l'enologo Claudio Introini

Atto d’amore e responsabilità. Bisogna guardare a fondo dentro il primo, per capire la naturalezza con cui affiora la seconda nella storia dell’azienda agricola Monte del Frà. La lezione che ci consegna Marica Bonomo si lega sì al Cà del Magro Custoza Superiore Doc, ma anche e soprattutto a questo non accontentarsi mai e al ricercare costantemente nuove vie che valorizzino la propria identità e il percorso così spiccatamente familiare. Magari con l’aiuto di un enologo come Claudio Introini, uomo dei rossi, della Valtellina, che arriva alle colline del lago di Garda e si lascia conquistare dalla Garganega.

Per consentire di cogliere le innumerevoli espressioni dei suoi bianchi, l’azienda ha scelto la cornice di AALTO Restaurant a Milano. Ne è nato un incontro appassionante e appassionato, per i vegetariani aperto dal Cavolfiore arrosto e sesamo bianco e proseguito poi con Gnocchi di castagna affumicati, funghi e kombu.

Monte del Frà ha le radici in Sommacampagna. Oggi conta 137 ettari di proprietà e 65 in affitto in tutte le principali denominazioni vitivinicole veronesi. Dal luogo di origine ha attraversato il Lugana, quindi la Valpolicella Classica con la Tenuta Lena di Mezzo, acquisita nel 2006 a Est di Fumane. Infine, l’acquisto della struttura di San Pietro in Cariano nel 2019: qui si eseguono vinificazione, appassimento e stoccaggio della produzione dei grandi rossi veronesi.

Esplorando ancora le origini, tutto è iniziato con Massimo nel 1958, sulle colline moreniche attorno al Lago di Garda. Si tratta di un’azienda agricola appunto, la frutta protagonista e il vino resta nell’osteria di famiglia. Ma questo impegno cresce e diventa basilare, a un patto: nel rispetto della natura, per cui mai forzare il vigneto, bensì ascoltarlo. Oggi ci sono i figli di Massimo, Eligio e Claudio, affiancati dai nipoti Marica, Silvia e Massimo.

Ciascuno ha il proprio ruolo e Marica, ambasciatrice di questa intensa storia, a Milano ci consegna queste parole importanti che ci colpiscono e si fondono, atto d’amore e responsabilità. Perché si può prendere a cuore qualcosa, ma allora significa anche curarlo, rispettarlo e farlo crescere. Richiede tempo, offre tempo: perché in esso si valorizza il CustozaGarganega, Trebbiano toscano, Cortese (o Bianca Fernanda, accezione preferita) e Incrocio Manzoni – e la verticale lo svela pienamente, sussurrando le potenzialità dell’invecchiamento. Lo racconta con vigore l’annata 2015 del Cà del Magro Custoza Superiore Doc, con un giallo paglierino ancora più intenso, un effetto dorato che si trasforma al naso con note di camomilla e fiori, ma accentua anche lo zafferano. Una primavera promettente, un’estate piuttosto calda e secca, di giorno con alte temperature e sul finale forti escursioni termiche all’addolcirsi delle notti. Così i profumi floreali si uniscono a una struttura solida. Anche il 2018 coniuga aromaticità e struttura, con un ampio patrimonio di note floreali.

Nella degustazione si accostano tuttavia anche altri due vini. Bonomo Sexaginta Custoza Superiore Doc, è un cru con Garganega, Trebbiano Toscano, Cortese, voluto per celebrare le 60 vendemmie vissute dalla famiglia Bonomo nel 2018: una prova di identità, che si rinnova esclusivamente nelle annate migliori. Una celebrazione di profumi, dalla frutta gialla matura al miele d’acacia e ai fiori bianchi, con una spiccata personalità. Parla del terreno e della sua mineralità, come delle uve, ma lascia entrare nel discorso con autorevolezza anche la cantina con l’uso dei legni e sempre massima attenzione a non snaturare. Viene offerto come il vino della conoscenza, incontro tra la natura e l’uomo.

Spazio anche a un’altra etichetta, Colombara Veronese – Garganega Igt 2017. Un viaggio che ha origine nel vigneto interamente terrazzato a Oliosi, piccola frazione di Castelnuovo del Garda, a Sud Est del lago e che dà il palcoscenico alla Garganega, con un effetto setoso avvincente e una complessità di aromi che stimolano una continua esplorazione. Anche questo è un vino che vuole dire la sua sul tempo, fin dall’inizio: alla maturazione dell’uva si procede alla recisione del tralcio in surmaturazione e dopo una quindicina di giorni si completa la raccolta manuale.