Welcome to my place, un invito (di vino) a visitare il Monferrato

Il progetto del Consorzio: «Venite a scoprire i nostri tesori». Con l'esortazione alle cantine ad aprire le proprie porte e a raccontarsi: ecco alcune delle loro storie

15-05-2022
a cura di Raffaele Foglia
La bellezza del Monferrato: affascinanti paesaggi

La bellezza del Monferrato: affascinanti paesaggi si sposano a buoni vini

«Benvenuti a casa nostra, benvenuti nel Monferrato». L’invito a visitare questo splendido angolo di Piemonte arriva direttamente dal Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato: un invito che è sostenuto da un progetto, Welcome to my place, per cercare di promuovere questo territorio tanto affascinante e ricco di storia, quanto poco conosciuto.

A presentare l’iniziativa è proprio il presidente del Consorzio, Filippo Mobrici: «Si tratta della continuazione di My name is Barbera, progetto avviato negli anni scorsi con lo scopo di presentarci. Dopo le presentazioni, come dei buoni amici, vi invitiamo a casa nostra, per conoscere non solo il nostro vino, ma tutto il nostro territorio».

Il presidente del Consorzio, Filippo Mobrici, al centro, brinda al progetto Welcome to my place

Il presidente del Consorzio, Filippo Mobrici, al centro, brinda al progetto Welcome to my place

Un progetto che parte dal vino, ma che abbraccia tutte le altre eccellenze enogastronomiche di quest’area geografica. «Vogliamo che diventi un contenitore globale, per tutto l’anno. Abbiamo grandi vini, che ci aiutano certamente a fare promozione in tutto il mondo, ma abbiamo anche una grande terra, con una grande storia. Non esiste solo la Langa. Venite in Monferrato, che è quasi sconosciuto e che ha una grande biodiversità: qui non ci sono solo grandi distese di vigneti…».

Un concetto condiviso anche da Fabio Carosso, vicepresidente della Regione Piemonte: «Noi dobbiamo convincere il mondo a venire nel Monferrato. Un bicchiere di vino a New York ha un valore, ma questo diventa 20 volte superiore se assaggiato ad Asti».

La Barbera è il simbolo dei vini del territorio

La Barbera è il simbolo dei vini del territorio

Welcome to my place è altresì sostenuto dalla Camera di Commercio di Asti e dalla Cassa di Risparmio di Asti. «Il futuro è dietro l’angolo, con un evento che si terrà a settembre – chiosa Mobrici – Infatti avremo un’anteprima dei vini, che andrà a inserirsi nel contesto di manifestazioni della Douja d’Or, del Palio di Asti e delle sagre».

Il Monferrato, quindi, diventa una terra da scoprire, non solo per la bellezza dei territori e per la qualità dei vini, ma anche per le tante storie da raccontare, sia da chi qui ci vive da sempre, sia da parte di chi è venuto in questo angolo di Piemonte per scelta di vita. 

Anna De Backer, dal Belgio al Monferrato grazie all'azienda iDivini

Anna De Backer, dal Belgio al Monferrato grazie all'azienda iDivini

Anna e Koen De Backer arrivano dal Belgio e hanno fondato cinque anni fa la loro azienda, iDivini. «Abbiamo acquisito un’azienda già esistente, che prima vendeva le proprie uve. Abbiamo 10 ettari tra Barbera, Freisa, Cortese e Pinot nero. Certo, per i nostri vini seguiamo le denominazioni, ma ci piace anche fare qualcosa di più particolare, come la Freisa superiore con un anno di legno. Oppure un vermouth da Barbera. Al momento abbiamo una produzione di circa 35mila bottiglie, ma abbiamo ancora margine».

Un viaggio dal Belgio per amore dell’Italia: «Prima di tutto c’era la passione per il vino – spiegano – Così abbiamo scoperto il Piemonte. E poi abbiamo scoperto il Monferrato e ce ne siamo innamorati». Come dice il progetto, Welcome to my place.

Pietro Brillado è l’enologo di Terre Astesane

Pietro Brillado è l’enologo di Terre Astesane

La realtà di Terre Astesane, invece, è per certi versi all’opposto: si tratta di una delle più antiche cooperative sociali del Piemonte, nata nel 1901, e che ora conta di 130 associati e circa 300 ettari, per una media di 25mila quintali d’uva annuali, dei quali il 70% è Barbera. Pietro Brillado è l’enologo dal 2001, prima come consulente esterno, e poi dal 2008 come dipendente.

«Il nostro focus è la Barbera, che abbiamo migliorato sia in vigna che in cantina. In vigneto non bisogna produrre molto, si devono limitare le rese, e vendemmiare al punto giusto di maturazione. In cantina facciamo attenzione alla fermentazione malolattica e all’affinamento in legno, per smussare le acidità della Barbera». Un esempio arriva dal Nizza 2019, che parte da rese basse (60 quintali ettaro) e una fermentazione lenta, per arrivare a un affinamento di 18 mesi tra barriques e tonneaux nuovi: un vino ricco e piacevole, che mostra la potenzialità della Barbera.

Simone Venturino racconta i vini dell'azienda di famiglia

Simone Venturino racconta i vini dell'azienda di famiglia

È Simone Venturino a raccontare la storia dell’azienda di famiglia, la Venturino appunto: «Siamo nati nel 1928. Si racconta che mio bisnonno, quando aveva 8 anni, si metteva a cantare all’interno del primo tino… Siamo partiti con un ettaro di proprietà e con uve di coltivatori della zona. Poi abbiamo iniziato ad acquistare vigneti, e nel 1966 è stata comprata la prima cascina alla Serra, a Vaglio. Ora abbiamo 17 ettari di proprietà, con una produzione di circa 30mila bottiglie: qui funziona ancora molto la vendita dello sfuso, ma stiamo cercando di aumentare la quota delle bottiglie, aprendoci al mercato estero».

La Barbera d’Asti 2020 Ceresa è l’espressione giovane, fresca e immediata di questo splendida uva.

Luca Cantamessa non nasconde il suo entusiasmo

Luca Cantamessa non nasconde il suo entusiasmo

Anche Luca Cantamessa ha le radici ben piantate nel Monferrato. «Siamo un’azienda familiare, alla quarta generazione, con 23 ettari in conduzione biologica. La Barbera è il nostro fiore all’occhiello: da poco stiamo cercando di ampliare le vendite, dopo anche questi due anni di pandemia. I mercati che più richiesti i mercati asiatici sul moscato, grande difficoltà con grandi aziende».

Più della metà dei vigneti è a Barbera: «Ma la nostra nuova sfida è il Nebbiolo, soprattutto dopo che la denominazione Monferrato ha permesso, a partire dal 2019, di scrivere il vitigno sull’etichetta. Così è più riconoscibile, anche se non vogliamo metterci in competizione con le Langhe. Passaggio in barriques di quarto passaggio». La Vocata è la Barbera d’Asti 2020 lavorata solo in acciaio, che dimostra di essere molto identitaria e con una splendida bevibilità. Un vino moderno, giovane. La Barbera d’Asti superiore Ciòt 2017, invece, che affina 20 mesi in botti da 25 ettolitri, evidenzia la potenzialità del vigneto: è un vino molto elegante e complesso.

Il progetto vuole invitare gli appassionati a visitare il Monferrato

Il progetto vuole invitare gli appassionati a visitare il Monferrato

Si parte dal 1900 per scoprire l’azienda Gallo: «La nostra è un’azienda familiare – spiega Carlo Gallo – avviata da mio bisnonno che si trasferì da Ovada a Montabone, e gli è piaciuto il lavoro del viticoltore. Prima si faceva solo ingrosso, ora produciamo circa 55mila bottiglie dai 16 ettari di proprietà. Puntiamo molto sui vini bianchi aromatici, ma stiamo avendo ottimi riscontri anche dalla Barbera, che viene coltivata a 350 metri di altitudine, che non è poco. Abbiamo rinnovato anche tutti i vigneti, perché prima erano utilizzati cloni che puntavano più alla quantità che alla qualità».

Per i bianchi ottimo lo Chardonnay, con permanenza di 40 giorni sulle fecce fini; interessante la Barbera d’Asti La Fea 2017, dove affina a lungo in cemento vetrificato: «Un’eredità del nonno».

Paesaggi incantevoli anche con le nuvole

Paesaggi incantevoli anche con le nuvole

«Io vado un po’ controcorrente». Luigi Domenico Castino mette subito in chiaro la situazione: «La nostra è una tradizione secolare. Abbiamo 4 ettari e, certo, produciamo Barbera. Ma puntiamo molto anche al Grignolino. Questo era il vino dell’alta società del 1800, considerato come un prodotto fine».

Dopo tale presentazione, non resta che l’assaggio del vino, annata 2000: colore più scarico, ma poi ottima eleganza e delicatezza.

Franco e Giorgio Ivaldi, di padre in figlio

Franco e Giorgio Ivaldi, di padre in figlio

La svolta per la cantina Franco Ivaldi arriva nel 2006: «Avevamo due vigneti che utilizzavamo per fare il vino sfuso – spiega Giorgio Ivaldi, enologo e figlio del titolare - Nel 2006 abbiamo fatto la cantina e da allora imbottigliamo. Adesso abbiamo 5 ettari, ai quali aggiungiamo alcuni terreni in affitto, per arrivare a 9 ettari complessivi. Il nostro target è il settore Horeca, anche se la zona è un po’ meno conosciuta. Puntiamo molto su Albarossa e Acqui, però sono più difficili da comunicare. In questo senso il Monferrato deve fare molta strada».

Prodotti che si rivelano molto interessanti: un Acqui rosato, dove il brachetto riesce a esprimersi nella sua frangranza e aromaticità. Ma anche l’Albarossa, che nasce come incrocio tra Nebbiolo e Barbera, che è poco conosciuto ai più, ma che sa offrire una complessità e una profondità notevole.

Queste sono solo alcune storie di cantine, ma soprattutto di famiglie, a dimostrazione di quanto il Monferrato possa offrire. Ce ne sono molte altre: è su questo che si basa il Consorzio, che con Welcome to my place invita a scoprire i tanti tesori di questo territorio. E che si trasforma anche in un invito alle aziende: aprite le vostre porte.