Nobile di Montepulciano, l'anteprima: per noi vince chi ha puntato sulla finezza

Gli assaggi dei migliori delle annate 2017 e 2018: vini vivi, ancora un po’ scorbutici, ma con tannini maturi che nel tempo andranno ad “arrotondare gli spigoli”. Le nostre scelte

21-05-2021

Non è affatto facile, per i produttori del Nobile di Montepulciano, presentare i propri vini alle Anteprime di Toscana nella giornata successiva a quelle dedicate al Brunello di Montalcino. Perché il paragone, seppur formalmente e ideologicamente sbagliato, è inevitabile. Oltretutto su annate drasticamente diverse: a Montalcino sono stati presentati i Brunello 2016, annata che ha rispecchiato un andamento stagionale praticamente perfetto, mentre a Montepulciano è stata la volta dei Nobile 2018. Ricordiamo che già la commissione di assaggio non aveva assegnato il massimo dei voti alla 2018, ma si era fermata prudentemente (e giustamente) alle 4 Stelle.

Confronto ingiusto, ma inevitabile, dal quale comunque il Nobile ne esce con alcuni aspetti molto positivi: durante le degustazioni, nonostante gli alti e bassi di un’annata comunque complessa, dove è stata fondamentale un’oculata gestione dei vigneti da parte dei produttori, si è notato come il Vino Nobile di Montepulciano abbia mantenuto la sua identità territoriale, senza voler - appunto - imitare i “cugini” di Montalcino.

C’è una sempre maggiore consapevolezza da parte dei produttori delle potenzialità della zona, ragionando maggiormente sull’eleganza, e meno sulla struttura e sulla potenza. Chi ha preso questa strada, e a dire il vero sono molte le aziende che hanno sposato questa filosofia produttiva, ha potuto presentare dei vini che hanno un’ottima finezza olfattiva, quasi una delicatezza, con un’acidità ben presente, che conferisce potenzialità di affinamento. Sul fronte opposto, invece, soprattutto su un’annata come la 2018, l’apporto del legno in alcuni campioni degustati alla Fortezza di Montepulciano sono sembrati scomposti e un po’ soverchianti rispetto alla delicatezza del Sangiovese di queste zone, anche se negli anni la gestione delle botti è sempre più un argomento sensibile per i produttori.

Come detto, quindi, chi ha lavorato sull’eleganza è riuscito a proporre un Vino Nobile di Montepulciano 2018 davvero interessante: vini vivi, per certi versi ancora un po’ scorbutici, ma con tannini maturi che nel tempo andranno ad “arrotondare gli spigoli”. Per quanto riguarda questa annata sono particolarmente piaciuti Salcheto, Il Molinaccio “La Spinosa”, Antico Colle, Cantina del Giusto “San Claudio II”, Le Bèrne e Fattoria del Cerro “Silineo”, oltre che Bindella “I Quadri”.

Un’altra parte della degustazione è stata dedicata alla Riserva 2017: in questo caso la commissione di degustazione del Consorzio si era spinta a concedere le 5 Stelle, nonostante le gelate subite ad aprile e il caldo siccitoso dell’estate, che ha portato a una gestione non facile dei vigneti, con il rischio di surmaturazioni e di concentrazioni troppo elevate, che avrebbero pregiudicato il risultato finale. Anche qui, tra ragionevoli alti e bassi, alcuni vini sono piaciuti maggiormente: Boscarelli, Gracciano della Seta e ancora Il Molinaccio, con “La Duemiladiciassette”, una produzione limitatissima da 1.500 bottiglie, con il Sangiovese che non viene diraspato

E poi il Rosso di Montepulciano 2019: di certo sono da premiare quei produttori che hanno puntato a fare un vino più lineare, espressione pura del Sangiovese giovane, senza cercare di fare dei “mini-Nobile”. Citiamo, per esempio, Fattoria della Talosa, Montemercurio e La Ciarliana.

Le ultime note riguardano i vini di annate precedenti: senza dilungarci sulle descrizioni delle singole annate, ci piace segnalare Cantina Chiacchiera selezione Mahti 2017, Dei selezione “Madonna delle Querce” 2017, Godiolo Riserva 2015 e Tiberini Riserva “Vigneto Fossatone” 2013.