Firriato: «Puntiamo sull'Etna. E lo facciamo da 30 anni»

L'azienda siciliana racconta le sue scelte: «La nostra politica ambientale è rigorosa, sostenibilità prima di tutto»

02-05-2021

«Siamo stati tra i primi a credere nell’Etna e continueremo fortemente a puntare su questa denominazione».

Non ha alcun dubbio il COO di Firriato, Federico Lombardo di Monte Iato, che ha voluto anche sottolineare con forza la volontà della cantina di cercare di rappresentare a 360 gradi la viticoltura siciliana, nella sua complessità.

La cantina di Firriato sull'Etna circondata dai vigneti

La cantina di Firriato sull'Etna circondata dai vigneti

L’azienda, nata nel 1978, ha attualmente 470 ettari su sei tenute, per 40 etichette differenti e 3 strutture di hospitality.

«Nell’Agro di Trapani abbiamo una viticoltura di collina – racconta Federico Lombardo di Monte Iato – All’inizio degli anni 90 abbiamo puntato sull’Etna, per confrontarci con la viticoltura di montagna. Infine, dal 2017, abbiamo iniziato a lavorare a Favignana per una sfida con la viticoltura di mare. Inoltre, proprio perché siamo molto legati al territorio, l’80% dei vitigni coltivati nelle nostre tenute è autoctono».

Un momento della vendemmia

Un momento della vendemmia

«Da sempre la nostra filosofia si basa con una politica ambientale rigorosa: i nostri 470 ettari di vigneto, così come i 40 di uliveto, sono certificati bio. La nostra è una scelta che portiamo avanti da sempre, non si tratta di marketing. L’obiettivo per il 2021 è quello di avere un bilancio positivo sulle emissioni».

Ma torniamo sull’Etna, sulla Montagna. «L’Etna è un brand particolarmente riconosciuto, ed è una viticoltura di montagna. Praticamente è un continente all’interno del continente enologico siciliano. Siamo usciti con una prima annata di Etna Rosso nel 1994, utilizzando solo due ettari presi in affitto. Ora invece abbiamo 84 ettari di proprietà, dei quali 78 vitati e 65 in produzione. Ci concentriamo soprattutto a Nord, con 12 contrade differenti, con altitudini che vanno dai 540 ai 950 metri».

Una vite prefillossera nella contrada Verzella

Una vite prefillossera nella contrada Verzella

Contrade che possono essere suddivise in tre zone differenti: le contrade con una maggiore altitudine forniscono maggiore acidità; nell’area più in basso si ottiene più struttura; infine dalla contrada Verzella, dove esiste anche una parte di vigneto prefillossera, l’azienda punta ad avere vini più eleganti.

I vini, appunto, a partire dal Sabbie dell’Etna Bianco 2020: «Noi vinifichiamo le uve dalle singole contrade separatamente – spiega ancora Federico Lombardo di Monte Iato – ma questo non è un vino di contrada, in quanto cerchiamo sempre un equilibrio bilanciando le caratteristiche delle singole contrade».

Il Sabbie dell'Etna bianco

Il Sabbie dell'Etna bianco

I vitigni utilizzati sono Carricante e Catarratto. Un vino fresco e immediato, dove comunque colpisce la sapidità tipica conferita dai terreni vulcanici.

Il Cavanera, invece, è un Etna Doc Bianco del 2018 che riposa per 6 mesi “sur lie” e per almeno 12 in bottiglia. «Le uve arrivano esclusivamente dalla Contrada Verzella, dove abbiamo piante antiche di almeno 50 anni. In questo caso puntiamo tutto sull’eleganza».

Il Cavanera viene realizzato con uve provenienti da tre contrade differenti

Il Cavanera viene realizzato con uve provenienti da tre contrade differenti

In effetti il risultato sembra essere centrato: il naso è pulito e abbastanza complesso, con frutta gialla matura e una leggera pietra focaia. In bocca è deciso e piuttosto lungo, un vino che non disdegna un ulteriore periodo di riposo in bottiglia».

Infine c’è il Sabbie dell’Etna Rosato: «In questo caso abbiamo sfruttato due contrade “alte” insieme a Verzella, con l’obiettivo di ottenere una componente aromatica complessa. Il Sabbie dell’Etna Rosato, da uve di Nerello Mascalese, è un vino piacevole e d’impatto, con un frutto fresco al naso e una piacevole salinità al sorso.


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