Si dice Torgiano, si legge Lungarotti: una famiglia che ama l'Umbria

Tanta passione, ma anche ricerca di sostenibilità: «Cerchiamo di trasmettere il territorio nel bicchiere»

19-02-2021
Mamma Maria Grazia tra le figlie Chiara e Teresa L

Mamma Maria Grazia tra le figlie Chiara e Teresa Lungarotti

Essere grandi nei numeri, ma essere ancora una famiglia. Chiara Lungarotti, amministratore delegato della Lungarotti, una delle più importanti aziende vitivinicole italiane, ci tiene a sottolinearlo: «Siamo un’azienda famigliare». E, aggiungiamo noi, dall’impronta femminile.

Oltre a Chiara e alla sorella Teresa, in azienda è ancora forte la presenza della loro madre, Maria Grazia. «Siamo tutti presi da questa nostra passione – spiega Chiara Lungarotti - Mia madre, che ha 90 anni, è ancora combattiva e presente in azienda».  

L'azienda Lungarotti è sinonimo di Torgiano

L'azienda Lungarotti è sinonimo di Torgiano

Lungarotti, da sempre, è sinonimo di Torgiano. Il Rubesco è il vino simbolo di un’azienda che negli anni ha saputo trovarsi uno spazio nell’élite del mondo enologico italiano. L’azienda è seguita dall’enologo Vincenzo Pepe, dall’agronomo Attilio Persia, e dal consultente esterno Lorenzo Landi, che ha ricevuto la pesante eredità di Denis Dubourdieu, grande enologo scomparso da qualche anno.

«Denis è stato un grande maestro. Ha sempre affermato che il territorio si deve riflettere nel bicchiere e ci ha insegnato a lavorare con elasticità rispetto alla stagione, per avere sempre una maturazione equilibrata». Un insegnamento che ancora oggi viene seguito da Lungarotti.

Chiara Lungarotti è l'amministratore delegato: «Ma la passione è sempre la vigna»

Chiara Lungarotti è l'amministratore delegato: «Ma la passione è sempre la vigna»

«Noi abbiamo sempre avuto una grande attenzione all’ambiente – spiega Chiara Lungarotti - ne sono una dimostrazione le capannine meteo che abbiamo posizionato fin dall’inizio degli anni Novanta e che ci permettono di poter fare meno trattamenti in vigna. Nel 2013, poi, con l’Università di Perugia, abbiamo predisposto un sistema meteo che ora può essere utilizzato da tutta l’Umbria. Abbiamo introdotto qualcosa di utile per tutto il comparto agricolo».

La parola d’ordine è sostenibilità: «Non c’è solo la centralina meteo – ribadisce Chiara Lungarotti - ma anche assenza di diserbi, l’utilizzo solo di concimi organici, il controllo della presenza degli insetti tramite la confusione sessuale e il mantenimento della biodiversità. Nel 2008, inoltre, abbiamo avviato il progetto Energia della vite che sfrutta gli avanzi della produzione. Abbiamo anche 1400 metri quadri di pannelli solari che ci rendono autonomi».

La cantina di affinamento

La cantina di affinamento

E nel 2013 è arrivata anche la certificazione Viva, (programma del Ministero dell’Ambiente che attesta la sostenibilità della filiera vitivinicola attraverso l’analisi di quattro indicatori: aria, acqua, vigneto e territorio).

«A Torgiano c’è la sede principale, dove ci sono anche le nostre attività di ospitalità. Il visitatore ben accolto è la migliore pubblicità possibile, per noi. Qui abbiamo 230 ettari vitati, più un uliveto, con una produzione di circa due milioni e mezzo di bottiglie, delle quali il 55% sono di rosso e il 45% di bianco. A Montefalco abbiamo 20 ettari di terreno acquistati nel 1999 e nel 2000: dal 2010 sono a conduzione biologica, certificata nel 2014. In cantina si lavora esclusivamente a caduta».

Il Torre di Giano Vigna il Pino, Bianco di Torgiano 2017, è realizzato con 50% Vermentino, 30% Grechetto e 20% Trebbiano

Il Torre di Giano Vigna il Pino, Bianco di Torgiano 2017, è realizzato con 50% Vermentino, 30% Grechetto e 20% Trebbiano

I vini diventano così semplicemente l’espressione di tutte queste attenzioni per la vigna. Il Torre di Giano Vigna il Pino, Bianco di Torgiano 2017, è realizzato con 50% Vermentino, 30% Grechetto e 20% Trebbiano: un terzo viene fermentato in legno, il resto in acciaio. Il risultato è di grande equilibrio: dopo un buon impatto olfattivo di frutta gialla, il bouquet si espande con note leggermente tostate. In bocca sprigiona una buona sapidità e un finale lungo e piacevole.

Il Rubesco, Torgiano Rosso 2018, è 90% Sangiovese e 10% Colorino. «Rubesco è un nome inventato da mia madre che significa “arrossire”. La prima annata è stata il 1962, nel 1964 nasce il Vigna Monticchio, la Riserva. Ci troviamo nella valle di Brufa, sulla cosiddetta “sella di Torgiano”. Si tratta di una zona fresca dell’Umbria, con un clima molto diverso, soprattutto d’estate, da quello che si può trovare a Perugia o Assisi».

Il vino simbolo dell'azienda è il Rubesco

Il vino simbolo dell'azienda è il Rubesco

In questo caso la fermentazione è in acciaio e l’affinamento è in botti grandi per un periodo tra gli 8 ai 12 mesi, quindi in bottiglia per almeno un anno e mezzo. L’annata 2018 è stata un’annata molto positiva e questo viene evidenziato anche da questo vino: naso molto fresco, elegante, con tocchi anche di speziature, pepe e tabacco su tutte, e in bocca una bella acidità e un’ottima trama tannica. Solo del Rubesco ne vengono prodotte circa 450mila bottiglie.

«La Riserva, invece, arriva dalla Vigna Monticchio – sottolinea Chiara Lungarotti - dove abbiamo rese di un chilo per pianta. Dopo la fermentazione in acciaio, affiniamo sia in legno piccolo che in legno grande per 12 mesi e poi almeno per 3 o 4 anni in bottiglia. Cerchiamo di dare un vino che è già pronto, godibile da subito. Poi questo è sicuramente un vino che sfida gli anni».

Il Rubesco Riserva Vigna Monticchio

Il Rubesco Riserva Vigna Monticchio

Il Rubesco Riserva Vigna Monticchio 2015 è un vino che stupisce: il periodo in bottiglia ha permesso di smussare gli spigoli e renderlo equilibrato.

Grandissima complessità al naso, dove la frutta trova sfumature di vario genere, dalla prugna ai frutti di bosco, alla confettura, ma anche note floreali e balsamiche e non manca la speziatura: il tutto senza un’intensità invasiva, ma dalla grande eleganza. In bocca si esprime da grande vino, strutturato ma non pesante. E soprattutto dalla grande lunghezza e persistenza.

La tenuta di Montefalco: qui l'azienda ha 20 ettari vitati

La tenuta di Montefalco: qui l'azienda ha 20 ettari vitati

Passando poi a Montefalco, il Sagrantino ha ovviamente tutto un altro carattere: fermentazione in acciaio con macerazione sulle bucce per 28 giorni, maturazione in barrique e botte da 20 ettolitri per 12 mesi e sosta di 2 anni in bottiglia prima di essere immesso sul mercato. Il Sagrantino di Montefalco 2017 è irruento e d’impatto, ma in un’annata difficile come è stata proprio la 2017, era difficile trovare il giusto equilibrio e arrivare alla perfetta maturazione dell’acino, sia da un punto di vista alcolico che polifenolico. Qui, alla Lungarotti, ci sono riusciti e questo vino sicuramente ha un futuro davanti a sé.


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