Montecucco: il consorzio maremmano guarda con fiducia al futuro

La vendemmia 2020 non è stata generosa quantitivamente, ma le aspettative sulla qualità dell'annata sono positive

02-01-2021

Una grande passione che ha impresso una impoprtante svolta con il nuovo millennio e che, a vent’anni da quel momento in cui si sono riuniti venti agricoltori, vuole guardare con fiducia al futuro.

Il Consorzio per la tutela e la promozione della Denominazione di Origine Montecucco ha condotto attraverso una masterclass nel suo mondo ricco di amore per il territorio, ricerca costante sempre più tesa al biologico ed esplorazione del valore del tempo. Del resto, bisogna chinare il capo di fronte alla potenza della storia e del fascino di questa zona della Toscana, impresso fin dal Monte Amiata, a cui si riconosce il privilegio di dettare i tempi di questa terra.

Ordini impartiti dall’alto, ma non da solo: suo alleato è il Mar Tirreno. Da questa combinazione, nascono condizioni favorevoli, dalla ventilazione alla escursione termica. Senza dimenticare il suolo che porta gli effetti della personalità del vulcano.

Quest’anno la vendemmia non è stata generosa in termini quantitativi (c’è stato un calo tra il 10 e il 15%), ma in quelli qualitativi sì. «Abbiamo iniziato la campagna produttiva con una primavera regolare, senza siccità né piogge eccessive o gelate che abbiano potuto compromettere il germogliamento – ha ricostruito il presidente del Consorzio di Tutela Claudio Tipa - seguita poi da un’estate con poca pioggia, aspetto che nel Sangiovese ha certamente tirato fuori tannini e profumi importanti, garantendo anche perfetta sanità del frutto, ma che ha penalizzato il profilo quantitativo appunto».

Claudio Tipa

Claudio Tipa

I tempi della vendemmia sono stati ammorbiditi dalle successive evoluzioni meteo. Va ricordato che c’è un altro protagonista, il Vermentino, che ha sfoggiato una maturazione aromatica della buccia impeccabile quest’anno.

C’è dunque una personalità forte e gentile da parte di questa denominazione della Maremma toscana, il Montecucco Sangiovese Docg che si inserisce tra il Brunello di Montalcino e il Morellino di Scansano. Sette i comuni della denominazione di origine controllata e garantita, sbocciata da settembre 2011 e con 68 produttori all’appello per oltre 1,2 milioni di bottiglie: sono Arcidosso, Campagnatico, Castel del Piano, Cinigiano, Civitella Paganico, Roccalbegna e Seggiano.

La sua nascita recente, appunto affiorata con il nuovo millennio, non deve trarre in inganno, proprio perché si affaccia sul tramandare di saperi che viaggia nei secoli. Lo raccontano a loro volta i vini, carichi del senso del tempo. E proprio per rispetto al tempo e alle sue lezioni, si è percepita in modo crescente l’importanza di preservare queste terre e la loro biodiversità e prende piede l’agricoltura a conduzione biologica, in alcuni casi biodinamica: ha già raggiunto il 70%.

Nella degustazione si legge tutto questo, accanto a una eleganza sempre più marcata che non è distacco, bensì narra di un’evoluzione in grado di parlare ai nostri tempi. Si avverte tutta, questa aggraziata modernità, ad esempio, nella Riserva 2016 di Otto Ettari, che si congeda con note di spezie. Oppure all’altra Riserva del medesimo anno di Basile, Ad Agio, che affronta 24 mesi in tonneaux di rovere francese e poi l’affinamento in vetro per lo stesso lasso di tempo e riesce già a mostrarsi equilibrato, anche se fa balenare ulteriori promesse.

I VINI DEGUSTATI

1 Peteglia, Montecucco Doc Vermentino 2019

2 Maciarine, Montecucco Doc Rosso 2018 Le Maciarine

3 Le Pianore, Montecucco Doc Rosso 2018 Tiniatus

4 Campinuovi, Montecucco Sangiovese Docg 2016

5 Montenero, Montecucco Sangiovese Docg 2016

6 Otto Ettari, Montecucco Sangiovese Docg Riserva 2016

7 Basile, Montecucco Sangiovese Docg Riserva 2016 Ad Agio

8 Poggio Mandorlo, Montecucco Sangiovese Docg 2014 La Querce


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