Le etichette per le feste delle donne del vino

Bollicine, bianchi e rossi: otto autorevoli scrittrici e giornaliste italiane ci segnalano i calici giusti per i brindisi (prima parte)

19-12-2020
Le wine expert italiane interpellate. Fila in al

Le wine expert italiane interpellate. Fila in alto, da sinistra: Francesca Ciancio, Meritxell FalguerasChiara GiovoniAsa Johansson (di loro parliamo oggi). Fila in basso: Alessandra PiubelloLeila SalimbeniVania Valentini e Valentina Vercelli (nella puntata di domani)

Abbiamo intervistato alcune delle donne più autorevoli nel mondo del vino italiano. Abbiamo chiesto loro di svelarci le etichette del cuore, quelle che non potranno mancare a tavola in occasione delle feste. Un mosaico di suggerimenti affascinanti e non scontati. Lo raccontiamo in due puntate: oggi la prima, domani la seconda.

Francesca Ciancio
Poliedrica e talentuosa giornalista professionista, opera nel mondo dell’enogastronomia da 15 anni. Sommelier Ais, videomaker e content creator, il lockdown le ha permesso creare un progetto digitale con tre amiche. Si chiama La La Wine e contiene 4 rubriche su temi enogastronimici con ospiti autorevoli, non scontati e gestiti con una sana e intelligente leggerezza, calici in mano e dialoghi ritmati. «Per le feste sceglierò Brunello di Montalcino Docg 2015 L’Aietta», ci racconta, «l’azienda, più piccola di Montalcino ha prodotto un vino grandissimo. Uno dei migliori assaggi di Brunello 2015 fatti durante le anteprime di febbraio scorso. Insomma, una vita fa, prima della pandemia. Così lo metto in tavola per ricordarmi che qualcosa di inaspettato può dare enormi soddisfazioni e che la curiosità è il motore di tutto, anche se l'apatia da covid può essere una brutta bestia. Poi andrò, virtualmente, in Sicilia stappando il Chianu Cruci Salina Igp 2019 dell’azienda Caravaglio. Immaginate una valle tra due vulcani. In mezzo, un vento che spira forte e fresco, anche quando fa molto caldo. L'estate scorsa ho fatto un pisolino lì, alla fine della vallata, sul sagrato della chiesa di Valdichiesa. E sentivo i profumi che ho ritrovato nel vino di Nino Caravaglio: un'aria mista a sale e fiori, glicine e agrumi, la balsamicità del pino che mi faceva ombra, quella voglia di temporeggiare, sonnecchiando e nel bicchiere».

Meritxell Falgueras
Giornalista spagnola, quinta generazione di un’importante famiglia di enotecari di Barcellona, vanta un master in Viticoltura e marketing con un dottorato sul vino ed è docente certificata per i corsi professionali di sommelier e membro dell’Accademia Catalana di Gastronomia. Uno studio approfondito della materia espresso su carta stampata, radio, libri e televisione fino ai social network con il suo blog Wine and the city. «L’Italia è nel mio cuore», spiega, «e per questo Natale ho scelto di accompagnare le pietanze delle feste con Alta Langa Brut Berutti 2016, un Pinot nero del Piemonte, inebriante. Vino di carattere, all’assaggio evidenzia una profondità gustativa. Un metodo classico impeccabile. Berremo altro Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese con Tenuta Il Bosco e Oltrenero Cuvée Brut. Un metodo classico con due anni di sosta sui lieviti: crosta di pane, tostature, mineralità, fiori di sambuco. Bollicina versatile dal sapore deciso con una spiccata acidità che riporta a note agrumate, ideale per pietanze italo-spagnole». (per approfondimenti sull’autrice, leggi qui).

Chiara Giovoni
Laurea in Marketing alla Bocconi, esperta di comunicazione, è sommelier Ais dotata di grande competenza nel mondo del vino. La distingue una scrittura che esalta sempre la storia delle persone e dei luoghi dietro a una bottiglia. Un equilibrio stilistico affinato viaggiando, specie in Champagne, sua grande passione. Dal 2012 è Ambassadeur du Champagne per l'Italia e Vice-Ambassadeur Européen. Autrice di “Bollicineterapia” (Salani), firma una rubrica su Doctorwine e collabora, continuativamente, con SpiritodiVino. È anche ideatrice della Guida Champagne e Bollicine Italiane. «Per le feste», suggerisce, «non può mancare un metodo classico italiano, una tipologia che questo anno ha visto arrivare sul mercato ben due gemme preziose con "dégorgement tardivo", cioè bottiglie che hanno maturato sui lieviti più a lungo di quanto originariamente previsto. Dapprima Ca' del Bosco con Cuvée Prestige Edizione R.S., recente sboccatura del noto brand Franciacorta, che con il tempo ha sviluppato un'evoluzione aromatica espressione di grande eleganza. Poi Giulio Ferrari Collezione 2001, quasi 19 anni nelle cantine trentine, per sublimare la già grande complessità distintiva di questo Trentodoc Riserva. E se fosse un rosso? Sarebbe un Sangiovese molto vecchio».

Asa Johansson
Scrive di enogastronomia, viaggi e cultura italiana per testate in Svezia e in Norvegia. Organizzatrice di viaggi enogastronomici nel nostro paese, dal 2001 vive con la sua famiglia in Toscana, nel Chianti. La sua tavola delle feste non potrà fare a meno de La Collina Blu, un olio extra vergine di qualità che produce con il marito Stefano. »Nei calici», rivela, «troveremo un'Alta Langa di Ettore Germano, un vino raffinato, sapido e di grande freschezza: mandorle tostate, crosta di pane, frutta secca e una coinvolgente cremosità che mi ha convinto al primo sorso. Poi, lo Spumante Metodo Classico Brut Gran Cuvée 'XXI Secolo' D'Araprì, azienda pugliese: è prodotto con i vitigni Bombino bianco, Montepulciano, Pinot nero e vinificato con metodo classico. Un vino con una buona struttura nonostante la persistente freschezza. Nocciole, mandorle tostate, miele e brioche. Un perlage fine ed elegante. Impossibile non rimanere impressionati e sorpresi visto che proviene da una delle regioni più calde d'Italia». (per approfondimenti sull’autrice, leggi qui).

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