Cantina Cembra, la montagna nel bicchiere. E un Pinot Nero di carattere

L'azienda, formata da 320 soci conferitori, conta di 300 ettari vitati che arrivano fino a 900 metri di altitudine

16-09-2020
I vigneti di Cantina Cembra, in Trentino

I vigneti di Cantina Cembra, in Trentino

È noto che al Pinot Nero piace il freddo. E anche l’altitudine, di certo, diventa un fattore molto importante.

Di questo ne sono ben consapevoli a Cembra Cantina di Montagna, che è appunto la cantina più alta del Trentino a 700 metri sopra il livello del mare.

Il nostro viaggio virtuale, quindi, arriva in Val di Cembra, dichiarato “Paesaggio rurale storico d'Italia” dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. La storia della cantina nasce nel 1952, quando i primi viticoltori decisero di unire le forze per realizzare questa azienda vitivinicola che ora conta di 320 soci conferitori, tutti – ovviamente – della Val di Cembra.

Come detto, le altitudini qui sono importanti, anche per una ricerca di acidità, finezza ed eleganza: i vigneti di Cembra sono ubicati tra i 450 e 900 sul livello del mare e circa il 75% dei vitigni supera i 500 metri di altitudine e la maggior parte delle pendenze supera il 40%. Tanto che il lavoro in vigna diventa molto faticoso e impegnativo, rigorosamente a mano, ma il risultato finale è sicuramente soddisfacente.

La Val di Cembra è stata dichiarata “Paesaggio rurale storico d'Italia” dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali

La Val di Cembra è stata dichiarata “Paesaggio rurale storico d'Italia” dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali

La superficie vitata è di circa 300 ettari, la maggior parte dei quali è situata nella sponda a destra dell’Avisio, il fiume che solca la Val di Cembra. L’85% dei vitigni è a bacca bianca, il 15% a bacca rossa.

Altitudini e pendenze, dicevamo: fattori che permettono di avere ottime produzioni per Müller Thurgau, Sauvignon Blanc e Pinot Bianco, che rappresentano un’ampia fetta dei vini della cantina, ma che riescono a creare delle ottime condizioni di terroir per il Pinot Nero.

La cantina di affinamento

La cantina di affinamento

Prendendo per esempio il Müller Thurgau, l’appezzamento più apprezzato per questa produzione è la Vigna delle Forche, situata addirittura a 872 metri sul livello del mare: un grande potenziale che Cembra ha valorizzato nella realizzazione dell’omonimo vino. La montagna si fa sentire, in questo vino, nel caso specifico l’annata è la 2017: sapidità spiccata, ma profumi intensi ma mai aggressivi. Finezza e struttura vanno a braccetto per un vino che può proseguire la sua strada in bottiglia ancora per diversi anni.

Discorso parallelo, ma per certi versi differente, per il Pinot Nero, in particolare per il “Cru” Vigna Saosent: si tratta di un ettaro e mezzo a 560 metri di altitudine, con le viti disposte a forma di anfiteatro romano. Fondamentale l’arrivo dell’Ora del Garda, la corrente che rinfresca l’area e determina delle importanti – anzi, fondamentali – escursioni termiche.

L'anfiteatro della Vigna Saosent

L'anfiteatro della Vigna Saosent

«Con la produzione del Pinot Nero Vigna Saosent abbiamo messo in gioco anima e corpo – spiega Ezio Dallagiacoma, Direttore Tecnico di Cembra Cantina di Montagna - per noi significa infatti sfidare il panorama internazionale e l’inimitabile eleganza, nonché l’apice qualitativo, di uno dei migliori vini al mondo. Il nostro obiettivo è quello di far emergere la personalità unica del Pinot Nero, declinandola secondo le caratteristiche del territorio della Val di Cembra. L’altitudine della Vigna Saosent ci permette di sviluppare un frutto importante e in particolar modo una notevole profondità in bocca, mantenendo l’eleganza e la finezza che caratterizzano questa varietà. La veste tipica del Pinot Nero viene dunque adornata con nuove sfaccettature tipiche della nostra zona di montagna ed è questo, ciò che lo rende differente».

Il Vigna Saosent 2016 è un vino ricco di profumi, che sa di bosco, di montagna: frutta rossa – per l’appunto frutti di bosco – ma anche una piacevole senzazione di erbe aromatiche, di essenze di montagna, balsamiche. In bocca la parte sapida è ben equilibrata con una buonissima struttura e un finale lungo e molto piacevole. E soprattutto è un Pinot Nero con personalità, senza andare a imitare, o peggio ancora scimmiottare, analoghi prodotti di diverse zone vitivinicole, in Italia e nel Mondo.

Infine c’è un altro progetto, legato questa volta alle bollicine. Non poteva mancare, infatti, un Trentodoc: si chiama Ororosso, prende il nome da un terreno ricco di porfido di origine vulcanica. L’idea è quella di trasmettere le sensazioni dei vini di montagna anche in spumantistica: il risultato, nel caso del Dosaggio zero, è davvero interessante, con il 100% di Chardonnay anche qui coltivato a un’altitudine di 55 metri sul livello del mare, con note sapide e fresche, anche un po’ pungenti, ma con una piacevole connotazione di vino da tutto pasto.


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