Soave tra passato, presente e futuro: la crescita c'è, ma deve proseguire

Viaggio nel mondo della Garganega (e non solo) alla ricerca della longevità: una sfida per migliorarsi ancora

11-09-2020
Soave tra passato, presente e futuro, con vini che

Soave tra passato, presente e futuro, con vini che puntano in alto

Il passato, il presente e il futuro del Soave in una sola degustazione. Perché le giornate clou di Soave Versus, la manifestazione che ha saputo resistere anche all’emergenza sanitaria, giunta al suo ventesimo anno di vita, hanno messo a fuoco alcuni aspetti di questa denominazione che, ancora una volta, ne esce con un’immagine di “diamante grezzo”.

La longevità, ma anche la differenza tra i vari terroir, è stato il tema della degustazione che ha coinvolto alcuni giornalisti al Bacco d’Oro di Mezzane.

Il presidente del Consorzio Vini Soave, Sandro Gini

Il presidente del Consorzio Vini Soave, Sandro Gini

Le 22 aziende coinvolte nell’appuntamento fortemente voluto dal Consorzio Vino Soave, con in testa il presidente Sandro Gini e il direttore Aldo Lorenzoni, hanno così presentato due vini a testa: l’annata attualmente in commercio e un’annata con almeno sette anni di affinamento (da qui il nome “Soave Seven”).

Il passato ci dà un’immagine della longevità del Soave e della Garganega (anche se non sempre vinificata in purezza, come previsto dal disciplinare di produzione). Durante la degustazione si sono potuti assaggiare vini di annate completamente diverse, arrivando fino al 2006.

Una simbolica immagine della vendemmia

Una simbolica immagine della vendemmia

L’agognata longevità è stata quindi raggiunta? Solo in parte. Ma è meglio fare alcune precisazioni. Prima di tutto buona parte di questi vini non è stata pensata per durare a lungo, ma la permanenza in cantina, in quelli che sono dei piccoli “archivi storici” dei singoli produttori, ha un valore di memoria storica e di comprensione dell’evoluzione, in una sorta di esperimento.

Perché, è bene ricordarlo, i produttori si mettono alla prova una volta all’anno e solo tramite l’esperienza possono “correggere il tiro”, e così dare la propria interpretazione del Soave.

Le vigne di Castelcerino

Le vigne di Castelcerino

Il presente fornisce un’altra immagine del Soave: i 22 produttori, come è anche la filosofia del Versus, si sono confrontati, non tanto per una sorta di improbabile gara su “chi è più bravo”, ma su stili, interpretazioni e terreni differenti.

Vale per ogni denominazione, ma ancora di più per il Soave: non esiste “un” Soave, ma “i” Soave, come dimostrano anche le 33 Uga (Unità geografiche aggiuntive) recentemente approvate e che indicano le zone, tutte collinari, maggiormente vocate per la produzione di questo vino.

Soave Seven, la degustazione comparata tra i vini attualmente in commercio e quelli con almeno sette anni di vita

Soave Seven, la degustazione comparata tra i vini attualmente in commercio e quelli con almeno sette anni di vita

In questo caso abbiamo trovato numerosi vini di ottima qualità, che hanno soprattutto valorizzato il singolo terroir: dai terreni vulcanici a quelli calcarei, in una gamma di sfaccettature determinate anche dall’altitudine del vigneto, dall’esposizione e dalle correnti, giusto per indicare i principali fattori di diversità.

E il futuro? Alla degustazione comparata il futuro è rappresentato dagli stessi produttori, che hanno potuto confrontarsi con gli altri, ma anche con se stessi, per capire quanto il Soave in generale e la Garganega nello specifico possano avere possibilità non solo di resistere al passaggio del tempo, ma anche migliorare.

I vini di Soave Seven rappresentano la produzione di 22 aziende

I vini di Soave Seven rappresentano la produzione di 22 aziende

A onor del vero, al momento sono pochi i Soave che hanno vinto la sfida del tempo, ma nei bicchieri si è potuto notare come questa zona vitivinicola sia un diamante grezzo: tante sfaccettature, grande potenzialità e valore, ma ancora qualcosa da raffinare.

E i produttori, molti dei quali giovani, ne stanno assumendo la consapevolezza. Oltretutto con scelte filosofiche diverse: non si deve affatto condannare chi sceglie di realizzare un Soave fresco e giovane che non abbia ambizioni di invecchiamento. Ogni vino ha la sua storia e la sua vita: la longevità è un valore aggiunto, certo, ma non deve essere l’unico obiettivo del produttore.

La degustazione si è svolta al Bacco d'Oro di Mezzane

La degustazione si è svolta al Bacco d'Oro di Mezzane

Tornando ai vini, per quanto riguarda le annate attualmente in commercio, ci sono piaciuti particolarmente Roccolo Grassi La Broia 2017, da terreno alluvionale, con un finale piuttosto lungo e piacevole, Vicentini 2017, dall’ottima complessità olfattiva e dalla spiccata acidità, Filippi Castelcerino 2018, ricco e persistente al naso, con un’ottima facilità di beva, Corte Mainente Pigno 2019, vino ancora un po’ giovane, ma che al naso si esprime già molto bene con note floreali e fruttate, Monte Tondo Foscarin Slavinus 2018, molto delicato e fine, Gini, La Froscà 2016, con note che variano dal floreale di camomilla fino a un tocco di miele, Coffele, Alzari 2018, con una splendida frutta matura al naso.

Produttori e giornalisti al termine della degustazione

Produttori e giornalisti al termine della degustazione

“Fuori concorso”, in quanto assaggiati sempre durante il Soave Versus, ma non durante la degustazione comparata, Zambon Soave Duello 2018, che punta a far uscire la natura vulcanica del terreno, e Canoso, Verso 2018, con 15% di Trebbiano di Soave e 5% di Manzoni Bianco, molto aromatico e dall’ottima bevibilità.

Per quanto riguarda le annate storiche, i più interessanti erano Vicentini 2007, molto complesso e armonico, Corte Adami, Vigna della Corte 2013, con una piacevole spinta balsamica, Suavia, Monte Carbonare 2013, con note minerali e di idrocarburi, e Gini La Froscà 2011, con una struttura decisamente importante.


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