Un vino che profuma di mare: «Vermentino, bandiera della Maremma»

Il presidente del consorzio Francesco Mazzei: «Puntiamo molto su questo vitigno». E gli assaggi gli danno ragione

22-05-2020
Il Vermentino in Maremma, un vino che profuma di m

Il Vermentino in Maremma, un vino che profuma di mare e che vuole diventare un riferimento per la zona

Francesco Mazzei, presidente del Consorzio di Tutela vini della Maremma Toscana ne è convinto: «Credo molto nel Vermentino, come bandiera della Maremma. Anche per uscire dalla crisi».

E ora ancora di più: è notizia di questi giorni che, dopo anni di lavoro, è stata approvata la modifica al disciplinare della Doc Maremma Toscana. Una modifica che, confermano dal Consorzio, ha la volontà di puntare solo all’eccellenza.

Francesco Mazzei, presidente del Consorzio Tutela Vini della Maremma 

Francesco Mazzei, presidente del Consorzio Tutela Vini della Maremma 

«Le modifiche più rilevanti del disciplinare di produzione della Doc Maremma Toscana contenute nella proposta da noi presentata ormai quasi 4 anni fa – spiega il direttore del Consorzio Luca Pollini - riguardano, innanzitutto, la nuova formulazione della base ampelografica. In particolare per la produzione della tipologia Rosso per la quale potranno essere utilizzate, da sole o congiuntamente e per un minimo del 60%, Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Cabernet franc, Merlot, Syrah e Ciliegiolo. Mentre per la produzione del tipo Bianco, accanto a Vermentino e Trebbiano toscano, sarà possibile utilizzare anche il Viognier da solo o congiuntamente alle altre due varietà, per almeno il 60%. In un’ottica di innalzamento del livello qualitativo della proposta è stata anche inserita la menzione Riserva sia per la tipologia Bianco - invecchiamento non inferiore a 12 mesi - sia per il Rosso - in questo caso con invecchiamento obbligatorio di due anni di cui almeno 6 mesi in recipienti di legno».

«La nostra zona è celebre soprattutto per l’eterogeneità dei vitigni – sottolinea il presidente Mazzei - soprattutto per quanto riguarda i rossi, ma noi vogliamo comunque puntare molto sul Vermentino, che è tipico delle aree di mare, come la Maremma, la Liguria e la Sardegna. Attualmente abbiamo una base molto buona, da un punto di vista qualitativo, ma puntiamo a crescere sempre di più. E poi abbiamo tanti giovani, in una zona che ha una storia vitivinicola secolare, ma che sta emergendo solo adesso».

E Luca Pollini incalza: «In generale, la Maremma può contare di vini di grande freschezza. E la nota comune è la mineralità, grazie all’influsso determinante del mare, che arriva fino anche alla parte più interna della zona di produzione. Il fenomeno Vermentino si sta allargando, ora inizia a essere diffuso anche in Puglia e in Sicilia. Noi stiamo facendo uno sforzo per identificarlo, per renderlo “nostro”».

L'influenza del mare è fondamentale

L'influenza del mare è fondamentale

In tal senso i dati dimostrano come il Vermentino stia prendendo sempre più piede: solo nella provincia di Grosseto, infatti, sono in produzione 809 ettari, contro i 747 dell’anno scorso mentre l’anno precedente erano sotto quota 700. Si tratta della terza varietà maggiormente coltivata in provincia di Grosseto. In tutta la Toscana ci sono 1.580 ettari di Vermentino: questo significa che più della metà è in Maremma.

Un altro fattore da considerare è l’età degli impianti: attualmente il 94,5% delle vigne ha meno di 20 anni. «Ciò significa che al momento non danno ancora il massimo della qualità – afferma Pollini – ma c’è il grande vantaggio che hanno una prospettiva di crescita notevole. E questo lo ritroveremo nelle bottiglie dei prossimi anni».

Paesaggi da sogno in Maremma

Paesaggi da sogno in Maremma

E c’è anche una grande eterogeneità di prodotto: la Maremma è una zona esteste ed è composta da una grande varietà di suoli e di microclimi. La dimostrazione è avvenuta durante una degustazione – ancora in collegamento web, nella speranza di poter tornare presto in Toscana – dove sono stati assaggiati diversi vini campione, che rispecchiano non le varie zone e i vari stili di produzione. Le annate sono tutte 2019.

Di questi vini ne prendiamo tre ad esempio. Il primo è il Vermentino Acquagiusta, Tenuta la Badiola del gruppo Terra Moretti: vigneti molto vicini al mare (siamo dalle parti di Castiglione della Pescaia) e vinificazione in acciaio, molto lineare. Che non significa affatto banale: il vino riesce a rispecchiare appieno le caratteristiche del Vermentino, con una sapidità e una bevibilità notevoli. Semplice, ma non banale.

Il secondo è invece il Mersino Bio di Valdonica: in questo caso ci troviamo sulle colline metallifere. C’è anche un cambio di stile, in quanto il vino viene fatto affinare sulle fecce fini: si ritrovano così note di frutta più matura, una maggiore struttura, ma anche una leggera e piacevole speziatura, con leggere erbe aromatiche. Un vino dalla discreta lunghezza e dalla possibilità di affinare anche qualche anno in bottiglia.

Il terzo, infine, è lo Scalandrino di Fattoria Mantellassi: in questo caso ci spostiamo a sud verso Scansano e cambiamo ancora stile, con una fermentazione in legno e un affinamento per alcuni mesi in botte di rovere. Qui escono due caratteri distintivi rispetto agli altri vini: una parte agrumata di cedro e scorza d’arancia e un tocco di pietra focaia, ma anche un tocco di macchia mediterranea. Grande struttura ma anche piacevolissimo da bere, soprattutto in abbinamento.

Ma attenzione: tutti e tre i vini hanno evidenziato le caratteristiche del Vermentino, e soprattutto la sapidità e la mineralità che contraddistingue questo vino in Maremma. Si tratta di tre campioni esemplificativi, ma ce ne sono molto altri.

Ebbene sì, ne siamo convinti: il Vermentino può diventare la bandiera dei vini della Maremma. E fare da traino agli altri, anche i rossi.


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