Angela Velenosi e la figlia Marianna: il regalo più grande sarà poter visitare i nostri clienti in giro per il mondo

Due signore del vino raccontano come hanno affrontato queste settimane complicate. E sono pronte a ripartire con nuovi progetti

19-05-2020
Angela e Marianna Velenosi

Angela e Marianna Velenosi

Angela Velenosi, signora del vino dell’omonima azienda marchigiana, è l’ambasciatrice impeccabile del vino piceno. Un marchio che esporta in 55 paesi nel mondo, con un fatturato importante, peraltro molto sviluppato nel canale Ho.Re.Ca. Certo, vent’anni fa, la lungimiranza di Angela fu di equilibrare le vendite, cercando di bilanciare i canali, e questo oggi più che mai fa la differenza.

Conversare con questa donna del vino ci fa comprendere, ancora una volta, quanto le strategie del passato in un presente così incerto sono fondamentali. Una Velenosi positiva, in perfetto equilibrio di lucidità e lungimiranza, ci ha narrato cosa accade nel suo quartier generale marchigiano: «Le nostre tenute sono sempre state attive. Ci siamo adeguati subito alle norme di sicurezza per i dipendenti. I nostri codici di attività agricola e industria non hanno mai avuto un arresto formale. In verità all’inizio era complicato trovare i dispositivi di protezione. A fine febbraio ero appena tornata da uno dei miei tanti viaggi e mi stavo preparando per Prowein e, successivamente, il Vinitaly. Tutto si è bloccato. All’inizio provavo rabbia per questa situazione, senza rendermi conto della gravità, poi il sentimento si è trasformato in paura per i contagi, soprattutto dei miei ragazzi. Abbiamo 40 dipendenti e ho chiesto loro di non fare gli eroi, evitando di lavorare, restando a casa.

Angela Velenosi

Angela Velenosi

«Molti di loro - prosegue Angela - avevano delle ferie arretrate da smaltire, poi abbiamo attivato la cassa integrazione, sostenendo comunque ognuno di loro, anticipando i loro emolumenti per evitare potessero avere altri disagi. Abbiamo chiamato una compagnia assicurativa per donare a tutte le squadre di lavoro una polizza di un anno per supportarli con bonus per la baby sitter, oppure assistenza medica integrata in caso di malattia. Abbiamo anche tutelato la nostra forza vendita, altro polmone importante per la Velenosi, che era a reddito zero vista la chiusura dei loro clienti. Ognuno di loro ha ricevuto un bonifico di 500 euro di anticipo provigionale, un piccolo sostegno. Parallelamente abbiamo congelato i debiti della clientela ragionando su pagamenti rateali, evitando di sbandierare aria fritta Per ora siamo andati via senza colpo ferire, il mio orgoglio di essere italiana e vicina alla mia azienda mi motiva ogni giorno. Inutile dirvi che spero si riparta presto perché ne abbiamo bisogno per la nostra economia generale».

Cosa pensa del mercato online e come si immagina la fase 2?
In effetti sono quattro anni che puntiamo anche sull’online, e proprio nel mese di marzo è stato una bella scialuppa di salvezza. Il mio timore di contrazione più evidente sarà maggio, un momento che ha ancora troppi punti interrogativi. Quando hanno annullato il Vinitaly ho sofferto, perché io sono nata con questa grande manifestazione scaligera, un vero pilastro per il mio lavoro e per la nostra azienda. Certo occorre andare avanti, ma tutte le novità che desideravo presentare a Verona resteranno nel cassetto. Ho portato avanti solo il restyling dell’etichetta della nostra bollicina più prestigiosa, una produzione di duemila bottiglie, la Gran Cuvée Gold. Noi in questa fase dobbiamo rassicurare i clienti. I progetti importanti possono sostare in cantiere. La battaglia a questo virus non è stata vinta, è soltanto una guerra armata.

Da qualche anno in azienda c’è la figlia Marianna, mente amministrativa, ma il Covid-19 le ha permesso di affinare le sue conoscenze in azienda spaziando dalla campagna fino alla logistica. Le abbiamo domandato come ha vissuto questo evento epocale: «Un vero colpo al cuore. Ho continuato a lavorare visto che il lato amministrativo non si è mai fermato. Le mie esperienze sono state davvero tante: forse questo lockdown mi ha fatto comprendere, ancora di più, l’ enorme lavoro che c’è dietro un vino».

«Con mamma - continua - abbiamo esplorato le dinamiche commerciali, poi il marketing, e mi sono occupata anche dell’invio alla stampa di tutte le nuove annate dei nostri vini più rappresentativi. Sono molto attratta dal mondo del biologico, con cui stiamo lavorando da tempo. Qui in Velenosi c’è un controllo maniacale per l’uso della plastica, che abbiamo sostituito, in toto, con cartone e materiali biosostenibili. Mi rendo conto che questo virus ci ha cambiati e dovremo adottare comportamenti diversi dal passato, tuttavia sono fiduciosa che si potrà tornare alla convivialità che ci contraddistingue. Non vediamo l’ora di accogliere i nostri ospiti in cantina cercando di far conoscere “il piceno” a più italiani, che magari non hanno mai pensato di visitare questa porzione geografica delle Marche».

Marianna Velenosi

Marianna Velenosi

Angela, ci sono molte polemiche sul tema vendemmia, manodopera, distillazioni: qual è il suo pensiero a proposito?
Su questo stenderei un velo pietoso perché la manodopera esiste da sempre e togliamoci dalla testa che il lavoro di campagna sia dequalificante e stancante. È un lavoro come un altro, anzi la tecnologia in vigna ha alleggerito moltissimo certe manovre grevi del passato. Persone che possono lavorare in totale sicurezza, e la natura non fa sconti, anzi speriamo sia una grande vendemmia. Chi non ha manodopera pescherà dalle liste di collocamento e dai redditi di cittadinanza, le soluzioni ci sono. Piuttosto il problema immagino possa essere per aziende di dimensioni minori che possano trovarsi con carenza di spazi in cantina ma confido nelle buone sinergie.

Come trascorre questo periodo di quarantena e quali progetti desidera lanciare alla riapertura?
Dopo 36 anni in cui non mi sono mai fermata dichiarando, senza alcun dubbio, che la mia prima casa era l’aereo, ho dovuto attenermi all’immobilità. Una vita completamente stravolta che non mi piace affatto. Un lato più domestico che non mi appartiene, e lo dico con grande sincerità. In tutto questo periodo sono stata in ufficio, abbiamo spazi ampi per rispettare al meglio il distanziamento con alcuni dei ragazzi rimasti in sede. Devo ammettere che gli ascolani sono stati dei perfetti cittadini rispettosi di tutto ciò che il Governo ha imposto.

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Qual è la prima cosa che farà non appena ci sarà la possibilità di muoversi, senza restrizioni?
Un vezzo femminile di necessità e, non nego, per far pace con me stessa: un taglio ai capelli e un restyling nel centro estetico per ritrovarmi. Subito dopo preparerò una valigia con indumenti adatti alle quattro stagioni così appena potrò ripartire per i miei viaggi di lavoro sarò pronta. Sarà ininfluente la destinazione, la stagione: la vita deve continuare con nuove distanze, avendo nel cuore la vicinanza dei nuovi progetti.


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