Il Bruno Vespa vignaiolo si racconta a Paolo Marchi (sorpresa, è anche un ristoratore mancato)

Il popolare giornalista televisivo e la sua passione per i vini, nata con Veronelli. Ora è produttore di successo, in Puglia, con l'aiuto di Riccardo Cotarella...

16-05-2020
Bruno Vespa con la moglie Augusta Iannini e i figl

Bruno Vespa con la moglie Augusta Iannini e i figli Alessandro e Federico. Tutti con un calice di vino in mano, grande passione di famiglia

Bruno Vespa non ha mai avuto un proprio profilo Instagram (i suoi collaboratori: «Ha già la Rai per parlare, gli bastava quello»). L'ha inaugurato da pochi giorni proprio in occasione della chiacchierata con Paolo Marchi, durante l'ormai consueto appuntamento quotidiano di quest'ultimo, alle 16, sull'Instagram di Identità Golose. «Sono molto felice di aver esordito con voi», dice il popolare giornalista, che in questo caso ha dismesso i panni dell'esperto di politica e televisione per vestire quelli - gli calzano peraltro a pennello - di produttore di ottimi vini, a marchio Vespa - vignaioli per passione.

Passo indietro, anni Ottanta. Marchi e Vespa sono chiamati a far parte della giuria del Premio Antico Fattore, nato nel 1931 a Firenze, vinto tra gli altri da Premi Nobel come Eugenio Montale e Salvatore Quasimodo, poi tra alterne vicissitudini rivitalizzato da qualche anno dall'Accademia dei Georgofili, leggi qui. Marchi: «Notai in quell'occasione come, tra tanti grandi esperti di enogastronomia, tu Bruno fossi colui che più di tutti prestava attenzione al vino. Questa passione era in te già allora...». Vespa conferma: «Bel ricordo. Fu in quell'occasione che scoprii per la prima volta il Cibreo. In effetti ho sempre avuto un grande amore per il vino, ma decisiva è stata l'amicizia con Luigi Veronelli, mio maestro di bicchiere. Già negli anni Settanta Gigi mi ha fatto appassionare ai cru, ai monovitigni, mi consigliava quali bottiglie bere tutti i giorni, quali invece tenere per le grandi occasioni... Io non mi sono mai considerato né mi considero un esperto; ma è stata questa conoscenza accumulatesi nei decenni a spingermi a scrivere anche di vino».

Luigi Veronelli

Luigi Veronelli

La regola a casa Vespa è: ogni pasto, una bottiglia diversa. «Durante il lockdown ho dato fondo alla mia cantina e ho calcolato di aver assaggiato 106 etichette, con delle scoperte eccezionali e in verità anche qualche delusione. Ma proprio avendo cominciato a raccontare il vino e i suoi produttori, ho capito quanta maledetta fatica sta dietro a questo mestiere. Ho imparato a guardare il cielo con occhi diversi».

Ciò non gli ha impedito - anzi, forse l'ha stimolato - a diventare lui stesso vignaiolo. «Non avrei mai pensato di "saltare il fosso", non l'ho fatto nemmeno in politica. Eppure... Un decennio un gruppo di amici mi coinvolse in una bella opportunità in Puglia. Ci scommisi ma durò pochissimo. Che peccato». Però il dado era tratto, «fu in effetti l'innesco decisivo: qualche anno fa con la mia famiglia ho acquistato una masseria del Cinquecento (Masseria Li Reni, che è diventata anche luogo d'ospitalità, con suites e due piscine, ndr), poi ho comprato alcune vigne nei dintorni, ne ho impiantate altre, eccetera». Il tutto a Manduria, provincia di Taranto, «in un'area dove c'è forte concentrazione di Tre Bicchieri», ossia Felline, Produttori di Manduria, poco lontano Varvaglione 1921, Cantine San Marzano, «un grande come Gianfranco Fino sta costruendo la sua nuova cantina proprio di fronte alla nostra masseria». E Tre Bicchieri ha ottenuto anche il Primitivo di Manduria Raccontami 2017 di Vespa - vignaioli per passione.

Masseria Li Reni

Masseria Li Reni

Ma perché puntare sulla Puglia, e non sull'Abruzzo di dove sono originari - entrambi aquilani - sia Vespa che sua moglie Augusta Iannini, ex-magistrato? «L'Abruzzo, come dire, è in overbooking. Ho un ricordo del 1986: Vittorio Vallarino Gancia mi invitò ad Asti per moderare un dibattito sullo scandalo del metanolo, drammatico, sembrava che il vino italiano fosse morto, ricordo Angelo Gaja e Renato Ratti in fondo alla sala, pensavano di dover cambiar mestiere. Io a un certo punto dissi di provenire da una regione poco vocata alla viticoltura, e in effetti allora l'Abruzzo non se lo filava nessuno. Vittorio mi rimproverò: "Avete il Trebbiano di Valentini che è eccezionale". Sì, ma era un caso singolo o quasi. Poi invece ci fu il boom, ne sono felice. Ecco: oggi la Puglia vinicola, che merita moltissimo, ottiene molto meno rispetto al suo potenziale. È una terra ancora da valorizzare appieno. Ha fatto nella sua storia enologica moltissime "trasfusioni di sangue", fin dall'Ottocento, a favore prima della Francia, poi delle altre regioni italiane, che ancor oggi approfittano delle uve pugliesi, in particolare del Primitivo, per "rinforzare" le loro produzioni. Lo trovo molto ingiusto. Il Primitivo, lo si è capito da anni, fa parte dei grandi vini della Penisola. Io ci credo, per questo abbiamo fatto un investimento molto importante...  per il quale i miei figli (Federico fa il giornalista, è persona molto equilibrata, sarebbe stato un ottimo magistrato, ma non sono riuscito a impedirgli di seguire la sua strada; Alessandro è invece avvocato in un grande studio tra Milano e Roma, è rimasto bloccato qui a Roma, abbiamo fatto così molte bevute assieme) non ci perdoneranno mai!».

Vespa con Riccardo Cotarella

Vespa con Riccardo Cotarella

Vespa è uno sperimentatore, in enologia. «Io sono diventato produttore di vino grazie all'amicizia profonda con Riccardo Cotarella. Ci intendiamo molto e ho l'orgoglio di avergli ispirato alcuni vini, come Helena, non avrei mai pensato di riuscire a produrre un Nero di Troia di così alto livello». O come Terregiunte, una storia che val la pena raccontare: «Era una mia vecchia idea folle, spericolata: unire Primitivo e Amarone in un'unica bottiglia. L'ho proposto a Cotarella, non mi ha mandato al diavolo, anzi ci siamo messi a pensare a chi potessimo coinvolgere, in Veneto. Ci siamo detti: proviamo col numero uno. E così è nata questa collaborazione tra me e Sandro Boscaini, presidente di Masi, e tra Riccardo e il loro enologo, Andrea Dal Cin. Sandro è persona deliziosa, low profile, di grande esperienza e classe. Terregiunte è stata una scommessa: cercare un equilibrio tra terre lontane ma con uve che hanno molti elementi in comune. Qualcuno ha detto che è una bestemmia, in più hanno apprezzato, i riscontri sono veramente buoni. In enoteca costa circa 100 euro, un prezzo impegnativo... Ma sono molto contento: l'altro giorno sono andato dal mio droghiere, mi ha detto: "Sa, Vespa, è venuto un signore, ha comprato una bottiglia di Terregiunte, poi è tornato ed era felice, ripeteva che è un capolavoro, un capolavoro!". E l'ha ricomprato».

Vespa è anche orgoglioso di Noitre, un metodo classico «che solo gli esperti riescono a capire come venga dal Sud e non dalla Franciacorta. Il nome l'ha deciso mia moglie, che è un'amante soprattutto dei rossi». E proprio a sua moglie Augusta sarà dedicata presto una nuova bottiglia, «però la nostra gamma dei rossi è già completa, quindi sarà un grande vino bianco, mica facile produrlo in Puglia. Cotarella ci si è messo, noi ancora non abbiamo assaggiato nulla di nulla, ma lui è molto fiducioso. Dovrà fare grandi cose, perché mia moglie è esigentissima».

La passione di Bruno Vespa per il vino procede di pari passo con quella per il cibo. «Mi piace di tutto, mangio di tutto tranne i crudi, per ragioni di salute. Sono molto curioso. Apprezzo la cucina raffinata come anche quella più semplice. Il mio piatto preferito? Sono abruzzese, dunque i Maccheroni alla chitarra col sugo di castrato». E rivela un aneddoto: «Oltre che vignaiolo, sarei potuto anche diventare ristoratore. È il mio grande rimpianto. Anni fa ero di casa alle Tre Marie, eccellente punto di riferimento della cucina aquilana. Il proprietario Paolo Scipioni, ormai anziano (è venuto a mancare nel 2018, ndr), avrebbe voluto vendermelo, io ero pronto a comprarlo proprio per tenere questo indirizzo in piedi. La cosa non andò in porto perché il ristoratore che lo avrebbe dovuto gestire mi diede una fregatura all'ultimo momento, cambiò le carte in tavola. Da una parte è andata meglio così, perché poi il locale avrebbe subito le conseguenze del terremoto. Ma sentimentalmente mi è molto dispiaciuto».

Il Rognone grigliato con sorbetto di senape abbinato da Massimiliano Alajmo col Primitivo di manduria Raccontami di Bruno Vespa

Il Rognone grigliato con sorbetto di senape abbinato da Massimiliano Alajmo col Primitivo di manduria Raccontami di Bruno Vespa

Ora il Vespa vignaiolo ha avviato un'iniziativa che coinvolge i suoi vini e l'alta cucina: grandi chef che abbinano i loro piatti ad alcune delle etichette di casa, «con straordinari risultati. Io conosco tanti chef e ristoratori da tempo. La mia amicizia con Giorgio Pinchiorri, per dire, risale agli anni Ottanta, ho vissuto l'incendio all'Enoteca come fosse un lutto personale, una mascalzonata incredibile. Se penso a quella collezione di Bas-Armagnac di valore inestimabile e irripetibile... Comunque, ho chiesto a un po' di tristellati di partecipare a questa mia idea, sette hanno detto di sì, abbiamo iniziato con Beck, Pinchiorri, Romito e i Santini, poi verranno anche i Cerea, Niederkofler, gli Alajmo. Via via vorrei poi coinvolgere anche i due stelle. Abbiamo cominciato da poche settimane, ma ho imparato subito una cosa: l'abbinamento è quanto di più soggettivo possa esistere. Sono saltati gli schemi».

Ultima domanda: ma perché la politica fa così fatica a prendere sul serio la ristorazione italiana. Lo si è visto nel corso di quest'emergenza: pochissimi aiuti alla ristorazione... «Quando tu abbatti gli argini e puoi spendere ciò che vuoi, i ricchi spendono più dei poveri. Macron investe 18 miliardi sul turismo, noi solo 2 e non perché siamo cattivi, ma perché non ne abbiamo di più. I francesi hanno capito che il turismo e la ristorazione sono asset strategici; noi, per dare maggior sostegno a questo settore, avremmo dovuto scontentarne qualcun altro, cosa difficilissima, in Italia è dura operare scelte drastiche».

«Di sicuro la situazione è difficile. Le regole stanno arrivando, seppur tardi. Speriamo si possano riaprire presto i confini. Il presidente dei ristoratori altoatesini mi dice che c'è una forte pressione della Germania sull'Austria perché non riapra il Brennero. Se fosse vero, sarebbe terribilmente grave: i tedeschi sono i migliori clienti europei dei nostri locali, penso solo a quello che sta perdendo il Garda e che rischia di perdere pure l'Adriatico. Infatti Stefano Bonaccini ieri ha bruciato tutti con una revisione sulle distanze in spiaggia, pur essendo lui del Pd, quindi legato al Governo, e pur essendo il presidente delle regioni italiane».


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