Meritxell Falgueras, energia catalana

Un punto di vista sulle bollicine di Spagna, gli scenari futuri. Intervista a una donna del vino appassionata e competente

16-05-2020
Meritxell Falgueras, giornalista catalana, quinta

Meritxell Falgueras, giornalista catalana, quinta generazione di un’importante famiglia di enotecari a Barcellona

Meritxell Falgueras è una giovane giornalista catalana, quinta generazione di un’importante famiglia di enotecari a Barcellona. È cresciuta alla Cellar de Gelida, nel Barrio de Sants, celebre tempio del vino di Spagna, dal lontano 1895. Un amore a prima vista per il nettare di Bacco, diventato poi professione. Laureatasi in Lettere, ha una formazione enologica rigorosa: master in Viticoltura e marketing con un dottorato sul vino, è diventata docente di corsi professionali per sommelier. Da alcuni anni è membro dell’Accademia Catalana di Gastronomia e ha continuato a studiare presso la prestigiosa Wset alla London Wine & Spirits School, nel Regno Unito.

Meri è una donna del vino con la valigia in mano e un’energia contagiosa. La sua missione è viaggiare ai quattro cantoni del mondo, per conoscere le più importanti zone vinicole del pianeta. Uno studio approfondito della materia applicato al giornalismo che spazia dalla carta stampata alla radio, dalla televisione fino al blog www.winesandthecity.com.

Proprio a Barcellona ha conosciuto l’amore delle sua vita, Lorenzo Zonin, giovane vigneron con un bellissima tenuta in Maremma, Podere San Cristoforo. Un vero e proprio colpo di fulmine, spiega: «Rimasi rapita dalla sua bellezza, senza sapere nulla, di lui o della sua famiglia. Ero stata invitata, con un gruppo ristretto di giornalisti, a MonVinic, incuriosita da questi vini biodinamici. Stiamo parlando di quasi un decennio fa. Assaggiai i suoi vini maremmani e rimasi colpita dall’eleganza dei rossi. Lo intervistai. Da lì iniziarono i miei viaggi in Italia e la condivisione della nostra passione per il vino».

Due anime gemelle: «Abbiamo viaggiato insieme per promuovere i vini di Podere San Cristoforo. Il 2 giugno 2012 ci siamo sposati in Italia, nel borgo di San Gimignano. Dopo qualche tempo è nata Vita che oggi ha 5 anni. Poi è arrivato il maschietto, Leonardo, 2 anni oggi. Da vera equilibrista, mi divido nei ruoli di madre, moglie e giornalista. I ritmi sono frenetici ma ciò mi rende felice. Facciamo spesso i pendolari in Italia. Ho curato molto l’ospitalità di Podere San Cristoforo, una tenuta che amo profondamente. Un vero colpo al cuore quando quanto Lorenzo mi dedicò il vino Ameri, un Sangiovese in purezza, intenso e brillante. So di essere una donna fortunata guidata dal vino e realizzata, ma non mi fermo mai. Vivo nel presente ma penso sempre al futuro».

Con il marito Lorenzo Zonin, di Podere San Cristoforo, in Maremma

Con il marito Lorenzo Zonin, di Podere San Cristoforo, in Maremma

Come ha vissuto questo periodo di quarantena e come pensa sia cambiato il mondo del vino, specialmente in Spagna?
Siamo rimasti qui in Catalunya perché il 12 marzo era appena uscito il mio quarto libro. Avrei dovuto iniziare la promozione ma ho dovuto rimodulare tutto in digitale. Tra poco uscirà l’e-book. Per me è stato un periodo di lavoro intenso. Dirette Instagram con tanti personaggi del vino e della cucina. Sono una maniaca dei contenuti, li curo tantissimo. La qualità premia e non basta avere il personaggio di spicco, in diretta, occorre lasciare qualcosa al nostro follower. Il mio traffico social è aumentato del doppio.

Chi ha intervistato? Con quali spunti?
L’enologo di Vega Sicilia, Josep Roca, Carmen Ruscalleda e molti altri. Ho chiesto loro di raccontarmi la loro visione attuale di ciò che succede. La gente in Spagna beve molto vino tra le mura domestiche, in famiglia. Penso sia una buona medicina. La ristorazione è in serie difficoltà, come in Italia. Il lavoro delle enoteche deve modificarsi, puntando sempre più su qualità e selezione. La distribuzione del vino sarà più capillare e, probabilmente, dovremo inventare nuovi modi per condividere una bottiglia. La ristorazione ripartirà: sono fiduciosa che, rispettando le nuove norme di sicurezza, si potrà tornare nei locali con una convivialità più responsabile. Ci sarà una rinascita.

Come vedi il mondo delle bollicine in Spagna?
Siamo una nazione che, finalmente, sta occupando un posto importante nel mondo degli spumanti. I nostri Cava sono conosciuti in tutto il mondo. Bollicine che potrei definire mediterranee. Un equilibrio tra chardonnay e pinot neri che cela acidità importanti, bilanciate, sempre molto eleganti. Certo, quando c’è stata la spaccatura con Corpinnat, circa un’anno fa ho temuto si perdesse in qualità; invece tutto serve. È stata una controversia vissuta più in Spagna ed emersa poco e male nel resto del mondo. La gente non può ricordarsi tutte queste divisioni, è complicato. Quindi affermo con orgoglio che esistono eccellenti Cava e Corpinnat.

Quale preferisce?
Adoro entrambe le denominazioni. È bene sottolineare che in questi ultimi periodi credo si stia facendo un lavoro sul metodo classico programmando affinamenti lunghissimi, fuori dal comune. Porteranno alla luce etichette davvero interessanti.


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