Pasqua, l'emergenza da gestire: 'Ma poi ripartiremo"

Intervista a Riccardo Pasqua: cresce l'online, però non basta a colmare il vuoto del mercato Horeca

01-05-2020
Riccardo Pasqua, a sinistra, con il fratello Alessandro al centro e papà Umberto a destra

Riccardo Pasqua, a sinistra, con il fratello Alessandro al centro e papà Umberto a destra

Riuscire a gestire le cantine troppo piene e una probabile sovraproduzione rispetto alle esigenze di mercato. Sono queste le sfide per il futuro indicate da Riccardo Pasqua, amministratore delegato di Pasqua Vigneti e Cantine, che stanno affrontando l’emergenza sanitaria guardando a 360 gradi tutti i problemi da affrontare e da superare, con uno sguardo verso il futuro, con il mondo del vino che è destinato inesorabilmente a cambiare.

Ma prima di tutto, il pensiero è andato ai lavoratori dell’azienda. «La sicurezza dei nostri collaboratori è la nostra priorità, e lo era già prima del lockdown – sottolinea Riccardo Pasqua -  Ci siamo fatti mandare le mascherine in anticipo dai nostri colleghi cinesi e già a fine febbraio le stavamo utilizzando. E avevamo anche scaglionato gli ingressi in azienda, così come i turni in mensa, senza contare che avevamo anticipato anche lo smart working».

La sede della Pasqua

La sede della Pasqua

Insomma, il primo problema affrontato è stato quello della salute dei propri lavoratori, circa 100 persone in tutto il mondo. L’azienda Pasqua al momento gode comunque di buona salute: nel suo 95esimo anniversario di vita, il 2019 è stato chiuso con un fatturato consolidato che raggiunge 60,2 milioni di euro, registrando +10% rispetto al 2018.

La natura, nel frattempo, prosegue imperterrita il suo corso: «La vigna, rispetto alla cantina, è più semplice da gestire. Non abbiamo mai smesso di lavorare, in quanto rientriamo nella categoria agroalimentare dei prodotti essenziali, e non abbiamo avuto problemi in tal senso. Per la scurezza è ancora più semplice, viste le distanze che ci sono nei vigneti».

La barricaia di affinamento

La barricaia di affinamento

Bisogna però pensare che per la raccolta sarà necessario utilizzare lavoratori stagionali. «Per la vendemmia – spiega Riccardo Pasqua - abbiamo iniziato a sondare le organizzazioni che negli anni passati ci avevano già fornito forza-lavoro flessibile, che al momento ci hanno dato rassicurazioni. Sicuramente per allora, per quando ci sarà la vendemmia, saremo più abituati con i sistemi di sicurezza personale, e questo semplificherà la situazione».

Le preoccupazioni sono altre. «I problemi sono più che altro legati alle vendite e, di conseguenza, alla fase produttiva vera e propria. Con il fermo del mercato Horeca, il rischio è quello di avere le cantine piene e una sovraproduzione importante: bisognerà gestire entrambe le situazioni. Di certo si rischia una produzione in grande eccesso. Le possibilità principali sono la distillazione volontaria o la vendemmia verde».

I vigneti in Veneto: la natura prosegue il suo corso

I vigneti in Veneto: la natura prosegue il suo corso

«La soluzione? Non sarà una sola, ma probabilmente sarà un blend delle due. Per quanto riguarda la distillazione, c’è il rischio di un danno di immagine. In pratica diciamo al mondo che la nostra uva ha un valore risibile. Il taglio controllato delle rese, invece, mi sembra un buon indirizzo, ma questo è possibile solamente se c’è il supporto economico da parte dell’Unione Europea. Tavoli che parlano di questi temi ne sono già stati aperti tanti».

Il problema riguarda soprattutto le bottiglie di fascia medio bassa. «Per i vini a denominazione, invece, il fatto di poter rimanere più tempo in cantina può diventare un’opportunità, con affinamenti più lunghi. Però questo lo puoi fare se hai un’azienda che economicamente se lo può concedere. Temo che saranno in difficoltà quelle piccole cantine che non possono permettersi uno stop prolungato. Serve un aiuto Comunitario per salvare le nostre denominazioni».

In cantina si dovrà trovare spazio per i vini che non non sono venduti a causa del blocco del settore Horeca

In cantina si dovrà trovare spazio per i vini che non non sono venduti a causa del blocco del settore Horeca

Il blocco ha portato i consumatori a provare canali di vendita alternativi, come internet. Come evidenziato dalla studio commissionato da Pasqua a Nomisma-Wine Monitor, il social distancing e le misure restrittive adottate anche negli USA stanno costringendo il pubblico a modificare i propri canali d’acquisto: decolla l’e-commerce, utilizzato nelle ultime due settimane per l’acquisto di vino dal 44% dei consumatori di New York e California (il 24% dei quali ha comprato vino online più di prima). La quota di acquirenti arriva al 58% tra chi ha continuato a lavorare (sia in sede che in smart working) e al 49% tra i consumatori away from home.

«L’online sta iniziando a prendere piede – conferma Riccardo Pasqua - Credo soprattutto che chi era scettico, e che per questo prima del lockdown non si affidava a internet per gli acquisti di vino, ora abbia iniziato a vedere questa come un’opportunità anche per il futuro. Le piattaforme che offrono vendita di vini online si sono evolute, e il servizio è sicuramente efficiente. Secondo alcune previsioni, almeno la metà dei nuovi clienti sul web continuerà a utilizzare questo sistema di acquisto anche alla conclusione dell’emergenza».

I grafici mostrano alcuni risultati della ricerca di Nomisma - Wine Monitor

I grafici mostrano alcuni risultati della ricerca di Nomisma - Wine Monitor

Ma non potrà certo sostituire il mercato Horeca: «Rimane comunque ancora un canale marginale, ma non dobbiamo sottovalutarlo per il futuro».

Riccardo Pasqua, comunque, guarda al futuro. «Il dopo emergenza? Dobbiamo essere ottimisti, e pensare a un nuovo modo di ragionare. Bisogna essere più uniti, fare sistema. Per assurdo questa crisi potrebbe essere un trampolino di lancio per poter affrontare i mercati in maniera più unitaria, facendo squadra».

Riccardo Pasqua con il team cinese

Riccardo Pasqua con il team cinese

«Cosa farò appena finirà l’emergenza? La prima cosa sarà un viaggio in Cina, dove abbiamo la nostra azienda con 10 persone. Abbiamo sempre creduto nel mercato orientale, chissà che questa non sia la volta buona per poter sviluppare le vendite in Cina. Chissà…».


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