Pasqua, a tavola non manchi una buona bottiglia. Ecco i nostri suggerimenti

Undici vini per cercare di passare queste giornate con un buon bicchiere lasciando perdere i problemi almeno per qualche ora

08-04-2020

Sarà sicuramente una Pasqua diversa. Che purtroppo ricorderemo a lungo, in negativo. Ma vogliamo pensare anche in positivo, con i vini suggeriti per Pasqua dalla redazione vino di Identità Golose. Così, davanti a un buon bicchiere di vino, si può guardare al futuro. Nella speranza di trovare un po' di serenità.

Auguri e... "Andrà tutto bene"

Veuve Clicquot Demi-Sec
segnalato da Cinzia Benzi
È un vero ritorno alle origini per Madame Clicquot infatti questo champagne rappresenta una delle Cuvée più storiche della maison. In effetti, in passato, veniva apprezzata una bollicina più dolce. Il Pinot Nero primeggia seguito dallo Chardonnay e dal Meunier, una struttura dove prevalgono le note fruttate con un assemblaggio di almeno 50 Crus differenti. Abbinamento perfetto alle colombe tradizionali, servito ad una temperatura tra gli 8 e i 10 gradi.

 

Veuve Clicquot La Grande Dame
segnalato da Cinzia Benzi
Uno champagne audace che esalta una percentuale altissima di Pinot Nero (92%) che, per questo assemblaggio proviene dagli storici Grand Crus Veuve Clicquot di Il Aÿ, Ambonnay, Bouzy, Verzy e Verzenay, mentre l’8% di Chardonnay ha origine nel Grand Cru della Maison a Le-Mesnil-sur-Oger. Uno champagne perfetto per accompagnare un menù intero, versatile. L’eleganza si allinea alla potenza senza mai perdere di vista un equilibrio armonico.

 

Taurasi “Vigna Quattro Confini” di Benito Ferrara
segnalato da Amelia De Francesco
L’azienda Benito Ferrara, oggi gestita da Gabriella - figlia del fondatore - dispone di 8 ettari vitati tutti all’interno del comune di Tufo, per l’esattezza nella frazione di San Paolo.  L’etichetta prende il nome di Vigna quattro confini perché la parcella da cui vengono le uve confina con quattro diversi paesi e con nessun altro appezzamento agricolo. Il Taurasi “Vigna quattro confini” 2014 DOCG parla esattamente la lingua del territorio da cui proviene, con intense note fumé che vanno dallo zolfo all’affumicatura. Non mancano sentori di frutta rossa matura e di bergamotto - se solo lo si lascia aprire nel bicchiere - e il legno si fa ancora sentire, chiaro indizio di una vita ancora lunga davanti. Il 2014 è stata un’annata fresca e il vino non fa sfoggio di estrema concentrazione ma di una pronta eleganza. Perfetto con pietanze elaborate di carni e selvaggina e quindi ottimo abbinamento con il classico agnello pasquale.

 

Ruché di Castagnole Monferrato “Pro Nobis” di Cantine Sant’Agata
segnalato da Marilena Lualdi
“Pro Nobis” è un vino che sussurra la ricerca continua dell’evolversi alle Cantine Sant’Agata. Una storia di impresa familiare sbocciata a Scurzolengo e portata avanti da Claudio e Franco Cavallero. Una delle strade maestre in questi luoghi spettacolari è quella del Ruché di Castagnole Monferrato e l’azienda l’ha imboccata con diverse produzioni. Come Pro Nobis appunto, scommessa nata dal vigneto più vecchio e tesa a selezionare fin dalle prime volte l’eccellenza. I grappoli vengono scelti meticolosamente e posati in ceste per essere subito vinificati in botti di piccole dimensioni. L’annata 2017 ha visto una bassa produzione a livello quantitativo, ma di elevata qualità. Capace di esaltare le ampie suggestioni aromatiche del vino, accostandolo così facilmente ai tradizionali pranzi pasquali come a escursioni nella cucina orientale.

 

Langhe Bianco DOC “Très Plus” 2012 di Orlando Abrigo
segnalato da Fosca Tortorelli
Non è il tempo che segna l’età, ma la consapevolezza del proprio divenire, questo il messaggio che ci regala il Langhe Bianco DOC "Très Plus" 2012 di Orlando Abrigo, un blend di vecchie vigne di Chardonnay unite ad una piccola percentuale di Nascetta. Etichetta che rientra nel progetto Tempo e Vino, che Gianni Abrigo ha messo a punto nel 2008. Le uve vengono vinificate separatamente dopo una brevissima macerazione, Chardonnay in barrique per 12 mesi e Nascetta in acciaio e solo un certo numero di bottiglie delle migliori annate viene poi selezionato e conservato per essere commercializzato dopo cinque anni. Un vino energetico e solare, dal bouquet floreale e agrumato, scorza di cedro, nespola, tensione minerale e una balsamicità appena sussurrata; espressione emozionante al palato, con il suo piglio sapido, di grande slancio ed equilibrio.

 

Campania IGT - Fiano “Particella 928” di Cantina del Barone 2015
Segnalato da Fosca Tortorelli
Tepore di primavera e brezza leggera che accarezza la pelle, un picnic sull’erba, queste le emozioni che rivela il Fiano Particella 928, 2015 di Cantina del Barone di Luigi Sarno. Un bianco decisamente centrato, dinamico e coinvolgente, un vino che si disvela con il variare della temperatura. Eleganza ed energia, solo acciaio, il che testimonia anche la longevità di questo bianco campano. Nuance di erbe aromatiche, tinte floreali e di macchia mediterranea si intrecciano, lasciando spazio a una elegante suggestione fumè e di frutta a guscio appena tostata in sottofondo. Sapido e carezzevole, con la sua solida spalla acida che lo rende lungo, profondo ed equilibrato. Luigi alleva e coccola i suoi filari di Fiano a Cesinali (in provincia di Avellino), rendendoli identitari e fortemente espressivi.

 

Pinot Nero Igt “Pernice” di Conte Vistarino
segnalato da Raffaele Foglia
Con il Pinot Nero non si scherza. E per questo la nostra scelta è ricaduta sull’Oltrepò Pavese, zona vitivinicola che purtroppo è più famosa per gli scandali legati al mondo del vino piuttosto che alle reali produzioni enologiche. Proprio per uscire dai preconcetti legati a questa zona, Conte Vistarino è sicuramente un’azienda di riferimento per quanto riguarda la qualità e, soprattutto, per il Pinot Nero. Per Ottavia Giorgi di Vistarino è quasi un’ossessione, piacevolissima, e nella produzione dei suoi vini cerca sempre di scoprire tutte le sfaccettature di questo meraviglioso vitigno. Tra i vini di punta, ci sono i tre Cru: Bertone, Tavernetto e Pernice. Puntiamo diritti sul Pernice: presto arriverà in commercio la 2017, ma al momento ci sono in vendita 2015 e 2013. «La 2013 è stata probabilmente l’annata migliore» ammette Ottavia Giorgi di Vistarino. Le uve arrivano da 3,3 ettari in località Pernice, nel Comune di Rocca de’ Giorgi, con orientamento sud-est e un’altitudine dai 300 ai 350 metri. Dopo la vendemmia a mano, dopo la pigiatura (circa il 10% a grappolo intero), la fermentazione avviene in tini troncoconici e in acciaio. Successivamente un anno in barrique diverse sia di provenienza, sia di stagionatura. Poi almeno un anno di bottiglia. Un vino che ama comunque l’affinamento in bottiglia e che esalta tutte le caratteristiche del Pinot Nero, ispirandosi alla Borgogna. Da provare. L’azienda fa spedizioni: per gli ordini basta una mail o una telefonata.

 

Vermentino di Sardegna “Ziru” di Antonella Corda
segnalato da Raffaele Foglia
Non poteva mancare la Sardegna: la scelta è caduta però su un vino assolutamente particolare, lo Ziru di Antonella Corda, a Serdiana. È un’azienda giovane, con i vigneti ereditati nel 2010, e che nel giro di breve tempo ha saputo proporsi come una delle realtà più interessanti dell’isola, affidandosi anche alla consulenza dell’enologo Luca D’Attoma.  Il Vermentino rappresenta il cuore dell’azienda (9 dei 15 ettari vitati sono dedicati a questo vitigno). Nel 2017 nasce il progetto Ziru: viene fatto macerare per 20 giorni e poi la fermentazione conclude in anfora, dove rimane per altri 12 mesi ad affinare. Prima annata, come detto, il 2017, per un vino che può evolvere nel tempo. Ora c’è la 2018. «Esprime tutto il potenziale del Vermentino e del territorio nel quale lo coltiviamo – racconta Antonella Corda -  Nasce da una rigorosissima selezione delle uve nelle parcelle più calcaree, lunga macerazione sulle bucce e successivo affinamento in anfora. Nel bicchiere possiamo apprezzare tutta la sua lunghezza con evidenti note di salsedine miste ad agrumi e alla macchia mediterranea. È sempre una sorpresa, dalle prime fermentazioni in anfora alle evoluzioni in bottiglia continua a emozionarmi. È un vino che continua a evolvere e che si lascia scoprire piano piano... ogni assaggio significa nuove sfumature».

 

Champagne Brut Millésimé 2013 Taittinger
segnalato da Luca Torretta
Quando mi è stato chiesto di consigliare un vino per le imminenti festività pasquali, non ho avuto dubbi su quella che sarebbe stata la mia preferenza: Champagne Brut Millésimé 2013 di Taittinger. Tre i motivi principali. Primo: sono particolarmente affezionato alle etichette della maison fondata a Reims da Pierre Taittinger nel 1931 e le cui spettacolari cantine sotterrane, che si estendono per svariati chilometri fino a diciotto metri sotto al livello del suolo, sono in parte costituite dalle cripte di quella che fu l’abbazia di Saint-Nicaise (distrutta durante la Rivoluzione francese) e in parte dalle antiche crayères (cavità calcaree) scavate in epoca gallo-romana. Secondo: l’eccellente rapporto qualità-prezzo che caratterizza questo champagne; negli ultimi mesi ho avuto occasione di degustarlo più volte e non mi ha mai deluso, anzi mi ha sempre più convinto della sua bontà. Terzo e ultimo, ma non meno importante in un periodo dove la mobilità è assai limitata: è facilmente acquistabile sugli scaffali della grande distribuzione. Figlio di un’annata caratterizzata da un inverno rigido, con periodi di neve e gelo, da una primavera fresca ma piovosa e da un’estate particolarmente calda, il Brut Millésimé 2013 è assemblato esclusivamente con la prima spremitura di uve 50% chardonnay e 50% pinot nero - provenienti per il 70% da villaggi grands crus e per la restante parte premiers crus – e sosta cinque anni sui lieviti prima di essere dosato 9 g/l. L’effervescenza fine e persistente assieme all’eccellente intensità olfattiva, contraddistinta da note agrumate e minerali, rendono questo champagne – che in bocca esprime grande eleganza ed equilibrio – un abbinamento ideale non solo per l’aperitivo, ma anche a tutto pasto con l’unica ovvia eccezione del dessert. Ad maiora!

 

Chianti Colli Senesi “San Cirino” Riserva di Il Colombaio
segnalato da Maurizio Trezzi
Considerato, a torto, parente povero del Classico, il Chianti dei Colli Senesi -  DOCG dal 2013 che abbraccia la provincia di Siena da nord a sud - offre vini di interesse e personalità. Fra questi spicca il San Cirino “Riserva” dell’Azienda Agricola Il Colombaio di Monteriggioni. Prodotto su terreni argillosi da Sangiovese, Canaiolo e Colorino, il Riserva trova la via della bottiglia dopo 24 mesi di affinamento e solo nelle annate di grande pregio. Una di queste è il 2014, vendemmia complessa e difficile da domare per l’enologo del Colombaio capace comunque di stupire per finezza e profumi. La caratteristica principale del Colli Senesi emerge alla grande: vino di struttura ed eleganza senza irruenza ed eccessiva robustezza. Ottimo in abbinamento nel menù pasquale con carni di agnello cotte al forno per un esaltazione, reciproca, di semplice piacere.

 

Etna Rosso “Cuba” di Monteleone
segnalato da Davide Visiello
Cuba Etna Rosso
è una limitatissima produzione di 1250 bottiglie di Monteleone, azienda a conduzione familiare a Castiglione di Sicilia (Catania), nel cuore del Parco dell’Etna. Prodotto da una vigna di 85 anni sul versante nord del vulcano, a un’altitudine di 500 metri sul livello del mare e coltivata nella tipica forma dell’alberello etneo, il vino è composto al 90% di Nerello Mascalese e 10% di Nerello Cappuccio. Affina per 12 mesi in tonneaux di rovere francese da 700 lt e 12 mesi in bottiglia. Rosso rubino vivo, al naso è riconoscibile per una piacevole sensazione di frutti rossi ben integrati con note floreali, agrumate e balsamiche, suggestioni olfattive confermate ed esaltate all’assaggio. Una trama tannica composta ed equilibrata e un’importante acidità contribuiscono ad allungarne sorso e persistenza confermando struttura ed eleganza del vino.


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