Valle Reale, i vini di montagna che raccontano la magia dell'Abruzzo

Identità, eleganza, longevità: una cantina diversa, parla il fondatore Leonardo Pizzolo. La collaborazione con Romito

30-03-2020
La cantina Valle Reale si trova a Popoli, in un

La cantina Valle Reale si trova a Popoli, in un anfiteatro naturale al confine tra il Parco Nazionale del Gran Sasso e monti della Laga e quello della Majella, nel Comune di Popoli

Siamo in Abruzzo, alla cantina Valle Reale. Un nome che non nasce dalla fantasia bensì è associato al toponimo del luogo, un anfiteatro naturale al confine tra il Parco Nazionale del Gran Sasso e monti della Laga e quello della Majella, nel Comune di Popoli. Il mar Adriatico non è poi molto distante, circa 60 chilometri in linea d’aria, ma le sue brezze non arrivano fin quassù, in quanto la barriera creata dagli Appenini non permette ai vigneti di goderne i benefici. Forse è proprio questo il valore aggiunto di quest’area d’Abruzzo in cui l’escursione termica è tale da permettere una coltivazione di uve intrise di profumi raffinati.

Leonardo Pizzolo

Leonardo Pizzolo

Leonardo Pizzolo, fondatore di Valle Reale, decise all'inizio di coltivare due vitigni autoctoni, Montepulciano e Trebbiano, per creare, nel tempo, vini dalla personalità forte, ma puntando la bussola sempre verso l’eleganza. A Valle Reale si producono bottiglie solo nelle annate migliori, seguendo un regime rigorosamente bio. Leonardo afferma: «È stato difficile iniziare in questo posto, nel Sud dell’Abruzzo, dove il clima è molto freddo. In inverno non mancano mai forti gelate, d'estate assistiamo a sbalzi di temperatura probabilmente simili a quelli che si registrano nel Vulture o sull’Etna».

L'inverno a Valle Reale

L'inverno a Valle Reale

Continua: «Un clima così dona ai vini delle strutture ben bilanciate, penso al nostro Montepulciano, più esile rispetto a quello nel resto della regione, con alta acidità e poco zucchero. Popoli era poi un luogo da Cerasuolo, un rosato fresco, da bere subito, perché qui la tradizione non prevede lunghi invecchiamenti, non fanno parte tuttora della cultura enologica locale. Ma il nostro obiettivo era chiaro: la ricerca dell’equilibrio. All’inizio eravamo consapevoli di andare controcorrente, con risultati difficili, e ottenevamo più consensi fuori dalla regione che tra i clienti locali. Onestamente il nostro vino era distante dall'abruzzese prodotto fino ad allora; d'altra parte quando nel 1999 arrivai da Verona, qui mancavano grandi produttori storici. Ho dovuto inventarmi una "ricetta", senza avere alcun modello di riferimento».

Pizzolo pensò anche di farsi affiancare da persone molto appassionate e competenti, che lo hanno supportato per sviluppare coscienza e conoscenza del territorio. Continua: «A 28 anni, dopo gli studi di Economia e Commercio, decisi contro il volere della mia famiglia, di seguire la mia vera passione. La viticoltura. Mio padre mi affidò un vigneto di otto ettari in Abruzzo, eredità di lontani parenti. L’inizio è stato complicato ma dal 2000, anno della prima vendemmia, capii cosa volevo e  dovevo fare. Un punto fermo era intervenire il meno possibile, perché quel territorio produce uve meravigliose. Dovevamo solo vinificare il Trebbiano o il Montepulciano utilizzando al meglio le presse, con fermentazioni spontanee per arrivare a uno stile preciso. Il mio dovere era cercare un modo di fare vino valorizzando quello che la natura mi dava, rinunciando allo stereotipo del Montepulciano. Adesso il mercato ci dà ragione, visto che l’approccio contemporaneo spinge a produrre vini con più equilibrio e meno potenza».

Valle Reale oggi possiede 38 ettari per una produzione di circa 200mila bottiglie, delle quali una grossa parte di Cerasuolo. Il mercato italiano rappresenta il 30 % del fatturato, in crescita, ma va bene anche l'export, soprattutto negli Stati Uniti e nel Nord Europa, con l’Inghilterra in vetta ai consumi. I vini di Valle Reale sono distribuiti in enoteca e li trovate nelle migliori carte dei ristoranti.

È anche doveroso sottolineare il legame tra Valle Reale e Niko Romito, una collaborazione storica che Leonardo Pizzolo ci racconta così: «Circa 15 anni facevamo parte di un gruppo trasversale di professionisti - ristoratori, produttori di vino, casari... - e tutti eravamo consapevoli di come il problema maggiore di questo territorio fosse la perifericità. Cercavamo allora di far venire le persone attivando sinergie così da fare sistema: l'Abruzzo doveva rinascere. Appena c’era la possibilità di portare giornalisti o turisti dalle nostre parti si impegnavamo, insieme, di far loro conoscere i nostri prodotti e la nostra grande cucina. Niko ha fatto, a modo suo, un percorso nel mondo della gastronomia che, con enorme talento e apparente  semplicità, gli consente ancora oggi di essere una punta di diamante. Ma è la stessa filosofia che noi di Valle Reale abbiamo scelto e mantenuto: proporre l'essenza del territorio, anche a costo di piacere di meno. Non perdere mai rigore e determinazione. Siamo consapevoli che se oggi il nostro Abruzzo è stato scoperto dal turista italiano e straniero, questo lo si deve soprattutto all’enogastronomia».

Davvero memorabile è stata una recente degustazione a Identità Golose Milano - primo hub internazionale della gestronomia - del Montepulciano Vigneto di Popoli 2011, sintesi perfetta di ciò che Valle Reale ricerca nei calici: l’identità assoluta, la chiara volontà di far emergere un’individualità forte, perché i vini siano il vero risultato di un territorio. Valle Reale in questi anni ha imparato ad accompagnare le vocazioni dei vigneti di Popoli, San Calisto, Sant’Eusanio e delle vigne di Capestrano e del Convento, anche ignorando, a volte, le richieste del mercato. Una coerenza impegnativa anche economicamente, ma che alla fine ha consentito di raggiungere risultati tangibili, ossia vini longevi che fanno meditare sul coraggio delle scelte operate. E suggeriscono di ipotizzare anche nuovi impianti in quota, volti alla sperimentazione.

L'orto di Valle Reale

L'orto di Valle Reale

Interessante, infine, il progetto dell’orto, nato nel 2015, e coltivato in regime biodinamico su due ettari adiacenti la sede della cantina. Vi si producono cereali, ortaggi e legumi di antiche varietà locali, ma non solo; attraverso l’ genzia Regionale per i Servizi di Sviluppo Agricolo dell’Abruzzo, si mettono a dimora i semi di antiche specie vegetali a rischio di estinzione. I prodotto dell’orto sono in vendita al pubblico.


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