Ru Nizza: un vino dalle radici profonde come la quercia

L'azienda Erede di Chiappone Armando, a Nizza Monferrato, ha grandi aspettative per l'annata 2017 del suo vino di punta

24-03-2020
Le vigne sulla collina San Michele

Le vigne sulla collina San Michele

Un nome come un soffio, che dentro ha però la potenza di un vento irresistibile, quello della tradizione che la nuova generazione porta avanti con gratitudine: Ru. Significa quercia, e già evoca cosa ci sussurrerà questo Nizza Docg quando lo verseremo. Lo farà sempre più generoso nel tempo, senza esitazioni. La generazione è la terza e ha i volti di Daniele e Michela. L’azienda si chiama Erede di Chiappone Armando, è a Nizza Monferrato, sulla collina San Michele, e fa parte dell’Associazione Produttori del Nizza.

«Per questo vino – ne spiega l’origine Daniele – cercavamo un nome facile da ricordare, ma poi “ru” nel nostro dialetto ci indica la quercia. E siccome viene affinato in botti di quercia, dalla selezione di due vigne, l’abbiamo chiamato così». Quelle due vigne affondano le radici nel tempo (sessant’anni fa), oltre che nel terreno dove la marna è la struttura portante, e si legano a un altro nome: «Nonno Armando, da lui è nata questa storia, la nostra azienda – racconta Daniele - Che cos’hanno di particolare queste vigne? La qualità con diverse caratteristiche che si rafforzano via via, che sfruttano il tempo nella bottiglia».

La marna suggerisce una metafora: è come se guardassimo il dorso di un libro, ma dalla parte delle pagine. Quando sono asciutti, gli strati hanno la consistenza della pietra; tuttavia, sono una struttura fragile, facile a sbriciolarsi. Ecco, le radici penetrano nelle “pagine” e pescano l’acqua. «La marna – spiega ancora il viticoltore – ha ottime capacità di gestire l’acqua».

Ritratto di famiglia

Ritratto di famiglia

Nei prossimi mesi avverrà la presentazione dell’annata 2017 per il Ru Nizza Docg: «Ha un potenziale pazzesco – confida Daniele Chiappone –. C’è stato un clima estremo. In primavera una mega gelata, poi un’estate torrida, quella più calda degli ultimi vent’anni, che ha battuto anche il 2003 e il 1993. Infatti ha raggiunto i 42 gradi. Abbiamo anche molto anticipato la raccolta, a fine agosto e per il 20 settembre era stata conclusa. Di solito procediamo nelle prime settimane di ottobre».

Uno stravolgimento che dovrebbe avere effetti positivi: «Le uve figlie di un’annata calda producono vini freschi e sapidi. Da questa ci aspettiamo una bellissima acidità, freschezza e una botta di esplosione di frutta».

Ciò caratterizza solitamente l’esperienza del Ru, con le sue sfumature che si differenziano nella personalità delle annate. All’olfatto questa è la nota dominante, ma dalle numerose sfaccettature: come a spalancare un libro di note fruttate, una storia incapace di stancare. Concedono poi un’evoluzione che va dal cuoio al tostato e le spezie uniscono il piacere olfattivo a quello del gusto.

Insomma, la lezione di nonno Armando viene portata avanti anche nel segno di una quercia, che culla il vino e lo esalta: «Mia sorella ed io – spiega Daniele – abbiamo la fortuna di fare un lavoro che ci piace. Oggi produciamo 25mila bottiglie in un anno ed esportiamo per il 30%, soprattutto in Canada, Giappone, Svizzera, Nord Europa, Belgio».

Grande dedizione al territorio, di cui Daniele ama narrare ai visitatori le tradizioni, i capitoli più accattivanti. E all’Associazione dei produttori del Nizza, perché è lì il bello, nella squadra: «Tutto nasce da qui – ribadisce Chiappone – un esempio positivo di quello che le persone possono fare insieme. Nel 2002 ci si è uniti, il pensiero però nasce prima, alla fine degli anni Novanta. Così si diventa una macchina da guerra formidabile. Il segreto del Nizza è questo: l’intelligenza dei produttori di compiere un passo indietro, per lavorare insieme, a vantaggio di tutti, grandi e piccoli».


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