Prosecco Docg: ricominciare dalle basi

Il lavoro per far nascere i vini della Docg non è solo in cantina, ma anche in quei paesaggi, patrimonio universale Unesco

02-03-2020

Ricominciamo dalle basi: un gesto concreto e metaforico al medesimo tempo, quello che compiamo con il Consorzio di tutela del Conegliano Valdobbiadene Docg.

Perché certo, la missione è in cantina, dove avviene l’operazione fondamentale per far nascere la Docg. Soppesando via via con gli assaggi, si sceglie come assembleare le basi fino a quel momento di diverse caratteristiche e provenienze. Ma se regno di questa missione è la cantina, lo sguardo non può non correre fuori, dove tutto inizia. A quei paesaggi che questo inverno così esitante dipinge con particolare solerzia, tanto da far intravedere un futuro sempre più scolpito dal riconoscimento dell’Unesco. L’idea di far fiorire qui un turismo vivo e rispettoso, passa dai sogni che si vogliono trasformare in progetti: recuperare, ad esempio, vecchi casolari o il piccolo rifugio del nonno che può diventare un paradiso.

Marco e Giulia Rosanda

Marco e Giulia Rosanda

Come accade a Col Del Lupo, azienda a Vidor dove ci accolgono Marco e Giulia Rosanda. È come un pegno dell’armonia di questi luoghi, sentirli parlare nell’impresa agricola di famiglia. Una storia che si lega appunto al nonno Aldo e alla sua cascina del Lupo, poi a mamma Diana: questa è la terza generazione che fa vino. Così avvinta al suo territorio, la società – affiliata anche alla Fivi - è arrivata ormai al 50% di mercato estero, Europa in testa, ma si vende anche in Australia. Sul colle ci si arrampica in auto ad ammirare non solo i vigneti storici, con piante centenarie, bensì la biodiversità. Si sbircia da un lato il Grappa, dall’altro il Montello, un confine che nella storia ha assunto drammatici significati.

La produzione attuale deve vedersela con gli effetti della grandinata, ci spiegano, mentre si racconta il lavoro, tutto rigorosamente manuale. «Da qualche anno ho abbracciato la teoria di potatura di Simonit – spiega Marco – quindi seguendo il flusso linfatico naturale delle viti. Trovando anche gli speroni per sviluppare poi i tralci per l’anno a seguire».

Qui il biologico è già parte del cammino, ma l’anno prossimo approderà ufficialmente sulla bottiglia. Sul colle si può visitare appunto la casetta che porta tanti segni dell’arte del nonno, non solo con il vino: legno, ferro battuto e altri materiali si trasformano in mobili, un omaggio religioso, piccoli gioielli da conservare. Il desiderio è trasformare il minuscolo edificio in una struttura che permetta di far fruire ai turisti e agli amici lo spettacolo di queste valli.

In cantina, Marco guida le danze. Il freddo naturale doma gli iniziali profumi poi consente loro di sprigionarsi. La prima base assaggiata offre note floreali e di mela golden. Le scelte avverranno anche in base alle richieste dei mercati, ma sempre fedeli a se stessi, alla propria identità. Certo, già a questo punto ogni vigneto sta narrando la sua storia, con sentori diversi. La carezza della mandorla fa sentenziare: «Sarà una buona base per un vino colfondo». Come il Prosecco Valdobbiadene Docg Notae Colfondo: il rito è costituito dalla base messa in bottiglia in primavera dopo il riposo invernale sui lieviti. Con la seconda fermentazione, gli zuccheri subiscono la loro trasformazione e i lieviti si adagiano sul fondo della bottiglia.

Ci spostiamo di scenario, a Susegana, e anche le connotazioni di questa storia cambiano. Ma dietro, o meglio dentro, c’è sempre una grande passione. Marta Dotta ci conduce all’amore di una famiglia, gli Zago, per il vino. Il regno è qui, alla Tenuta 2Castelli .

Marta Dotta 

Marta Dotta 

Anche se c’è un’ulteriore cornice, a Villa Lagarina, in provincia di Trento, dove ci si dedica al Pinot Nero e al Trento Doc con la società agricola Lagertal. Zago significa prima di tutto carta, però Bruno e sua moglie Anna Maria si sono tuffati con entusiasmo in questi luoghi, in questo vino. Anche qui si predilige l’attenzione alla natura, alla sua anima da preservare sia nell’agricoltura sia poi nel deposito: la struttura è stata scavata nella collina per avere una temperatura giusta per il vino, senza ricorrere massicciamente all’aria condizionata e quindi risparmiando energia elettrica.

In cantina troviamo Germano Furlan, che si prende cura delle basi e condivide con noi il delicato momento dell’assaggio, che indirizza verso la scelta più adeguata. Esploriamo la prima base: «Facciamo batonnage mensilmente, le temperature sono sugli otto gradi qui. Poi passeremo alla parte alta, verso Sud». L’extra dry offre i profumi floreali e lascia un lieve, intrigante pizzicore. Germano ci guida fino all’extra brut in autoclave; quindi torniamo nell’accogliente dimora profumata di legno per degustare il Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene Brut che ci accoglie giocando tra riflessi gialli e verdognoli, facendoci percepire sentori di mela verde e agrumi.


Rubriche

In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo