La Sicilia, il vino, il tempo

Pino La Rosa della Locanda Don Serafino e Giusto Occhipinti dell'azienda Cos hanno organizzato una speciale degustazione

04-02-2020
Foto di gruppo delle bottiglie protagoniste della

Foto di gruppo delle bottiglie protagoniste della degustazione

Tempus edax rerum. Il tempo che tutto divora. È stato questo il tema di una bella giornata organizzata qualche settimana fa da Pino La Rosa, patron con suo fratello Antonio del ristorante Locanda Don Serafino di Ragusa Ibla, stella Michelin dal 2007, e Giusto Occhipinti, titolare dell’azienda vinicola Cos a Vittoria, sede dell’incontro. Si è trattato di una riunione conviviale tra alcuni dei più importanti produttori di vino di Sicilia, dove il requisito indispensabile di partecipazione è stato il “dono” di una o più etichette di propria produzione, rigorosamente di annata precedente al 2005.

Pino La Rosa

Pino La Rosa

«Questa chance di divertimento e di grandi degustazioni – ha dichiarato La Rosa – parte da un’idea nata un giorno in cui ero a pranzo con Giusto e ci interrogavamo sulla potenziale longevità dei vini siciliani; è bastato un giro di telefonate a cui i produttori amici hanno risposto con entusiasmo ed ecco il risultato. Non escludo che un evento del genere possa diventare un appuntamento annuale, sia per fare squadra nel comparto sia per dare la possibilità di degustare i vini simbolo della migliore produzione siciliana». E c’è un fil rouge che unisce vino e alta cucina: «Da imprenditore della ristorazione credo che il mio settore e quello vinicolo siano assolutamente complementari. Se si vuole fare ristorazione d’eccellenza, si ha bisogno di fornitori d’eccellenza; un ristorante senza produttori di qualità non farà mai una cucina di qualità e non avrà mai una clientela a cui offrire qualità. Occorre fare sistema e, per fare sistema in Sicilia, è necessario essere cacciatori di bontà e genuinità, ricercare e dare visibilità a produttori coscienziosi e appassionati che lavorano con serietà e senza scorciatoie».

Giusto Occhipinti

Giusto Occhipinti

Grande la soddisfazione nelle parole di Giusto Occhipinti: «Il tempo è galantuomo, il tempo è tiranno. Noi abbiamo dato valore al tempo. Oggi era presente il fior fiore dell’enologia siciliana, vini di oltre 15 anni, buoni, pieni di energia, tutt’altro che stanchi. Nessuna bottiglia ci ha deluso, ma non è stata una sorpresa: ognuno di noi conosce il proprio valore, la resistenza dei propri vini e che tipo di lavoro c’è dietro ogni etichetta. Verrebbe quasi voglia di trattenere le bottiglie in cantina e farle uscire sul mercato a 10 anni dalla vendemmia». Il messaggio al mondo enologico è quindi chiaro: «Non siamo una regione emergente ma una regione emersa e non abbiamo nulla da dimostrare, semmai dobbiamo mantenere il livello raggiunto e crescere: abbiamo spalle larghe per raccontare la Sicilia in profondità anche con un taglio diacronico e questo ci rende forti».

Le bottiglie, stappate e servite da Carmelo Dipasquale, head sommelier presso la Locanda Don Serafino, con il suo staff, sono state degnamente accompagnate dai piatti della tradizione siciliana magistralmente eseguiti da Vincenzo Candiano, chef della Locanda, e le carni dell’azienda AllevaBio di Giuseppe Grasso, con cui ha diviso le braci Giuseppe Zen, fantasista della Macelleria Popolare del Mercato della Darsena a Milano.

Ad Alessio Planeta, presidente di Assovini Sicilia, la degustazione ha dato solo conferme: «Prima di essere produttori di vino, siamo appassionati di vino e da anni ci confrontiamo sui nostri prodotti del passato e del presente, con un occhio al futuro. I nostri territori, i vitigni, i suoli sono perfetti per dar vita a vini da lungo invecchiamento; così la Sicilia del mito sfata tanti miti, uno fra questi che qui non si potessero fare vini dalle lunghe evoluzioni». Alcune avvertenze per l’assaggio: «Se non si è pronti a “leggere” un Nero d’Avola, un Marsala, un passito, un Etna di trent’anni, se non si ha un benchmark, sarà sempre difficoltoso appassionarsi ai vini evoluti. Non è facile amare un vino invecchiato, se non si ha un punto di riferimento o non si è abituati a degustare tali vini. È importante che i consumatori, i degustatori, i comunicatori comincino a bere vini siciliani di 20 o 30 anni; oggi iniziamo a trovare sul mercato o nelle cantine i vini di 25 anni fa, deliziosi, straordinari e con bellissime storie da raccontare, cosa che va oltre la qualità del vino stesso. Il gioco appassionate è anche questo, degustare il vino di un amico fatto trent’anni fa, quando lui era un’altra persona: evoluzione umana ed evoluzione del vino sono facce della stessa medaglia. Poco fa abbiamo bevuto un Moscato dello Zucco del 1962, fatto in Sicilia occidentale 58 anni fa: l’emozione, al di là dell’assaggio, è immaginare la Sicilia degli anni 60 e le storie legate a quella bottiglia».

Alessio Planeta

Alessio Planeta

A chiudere, il punto della situazione stilato da Giuseppe Tasca d’Almerita, di casata e azienda recentemente premiata dalla testata americana Wine Enthusiast come “Cantina europea dell’anno” per il 20° Annual Wine Star Awards: «Credo che le aziende vinicole siciliane stiano lavorando con attenzione sempre crescente e con cura del dettaglio in vigna piuttosto che in cantina, dove la svolta è avvenuta già vent’anni fa. L’attività di comunicazione ha portato finora buoni risultati e la Sicilia si è guadagnata un posto d’onore nel panorama vitivinicolo mondiale con personalità e specifiche peculiarità; ovviamente si può e si deve ancora migliorare. Sono necessari progetti ed obiettivi a medio e lungo termine, eventualmente rimodulabili in corso d’opera e, sottolineo, comunità d’intenti tra produttori superando la reale difficoltà nell’individuare un ordine comune che possa andare bene a tutti, data la ricchezza ampelografica e di stili interpretativi che ci sono in questa regione».

Giuseppe Tasca d’Almerita

Giuseppe Tasca d’Almerita

Erano presenti i seguenti rappresentanti delle aziende e i vini accanto indicati:

Arianna Occhipinti (Arianna Occhipinti) - Frappato 2005;

Marco Nicolosi (Barone di Villagrande) - Metodo Classico 1995;

Giuseppe e Antonio Benanti (Benanti) - Rovittello 1996;

Giusto Occhipinti (Cos) - Nero D’Avola Scyri 1999;

Gina Russo (Cantine Russo) - Rampante bianco 1998 e Rampante rosso 1992, 2000 e 2004;

Salvo Foti (I vigneri) - Vinupetra 2002;

Sebio De Bartoli (Marco De Bartoli) - Grappoli del Grillo 2001, Bukkuram 1995 magnum e Marsala trentennale jeroboam;

Claudio Di Maria (Murgo) - Cabernet Sauvignon Tenuta San Michele 1999 e Spumante 2002;

Alessio Planeta (Planeta) - Alastro 1996 e Merlot 1995;

Massimo Padova (Riofavara) - Eloro 2004, San Basilio 2005 e Sciavé 2005;

Giuseppe Tasca d’Almerita (Tasca d’Almerita) - Rosso del Conte 1984;

Marc De Grazia (Tenuta delle Terre Nere) - Feudo di Mezzo 2005.

C’è un approccio al vino che oltrepassa dissecanti analisi visive, olfattive e degustative, c’è un approccio al vino che non seziona elementi, ma intreccia in un unico sorso piaceri, emozioni e ricordi. Questa è probabilmente la dimensione artistica ed intellettuale del vino: non indicazioni sui sentori ma una ricerca di armonia tra persona, storia e natura. Tra la Sicilia, il vino e il tempo.


Rubriche

In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo