Milano Sake Challenge, com'è andata

Quali sono i migliori distillati di riso giapponesi? A Milano, sommelier e giornalisti ne hanno messi in fila 270 di 6 tipi

31-12-2019
Alcuni esemplari di sake giudicati al Milano Sak

Alcuni esemplari di sake giudicati al Milano Sake Challenge, evento tenutosi nei giorni scorsi al Tenoha di Milano

Non un angolo di Giappone a Milano e in Italia, bensì un luogo in cui soffermarsi ad assaggiare l’anima e il gusto più profondo e sincero del sake. Una prima eccellente per la Milano Sake Challenge, sulla scia dell’esperienza londinese, che ha conquistato tutti, dagli appassionati ai curiosi, passando per i designer: perché il gusto si esprime anche attraverso l’arte che avvolge le bottiglie.

Al Tenoha di Milano è sfilato un modo convincente per entrare a passi rispettosi in questo mondo e uscirne più consapevoli con la Sake Sommelier Association Italia. Un lato accattivante della sfida tra quasi 270 etichette suddivise in 6 tipi, era proprio la “doppia partita”.

Primo round con i giudici tra sommelier professionisti e giornalisti, che hanno condiviso per l’intera giornata una degustazione alla cieca. Una giuria, composta da 8 persone, esplorava i sentieri di olfatto e gusto del sake: una cinquantina per gruppo. Segno particolare, l’incontro tra il Paese d’origine e quello ospite: infatti, bisognava premiare il sake in grado di dialogare più intensamente con il gusto italiano. Alle etichette ritenute particolarmente pregiate bisognava assegnare le medaglie di platino. E non si è rivelato facile, proprio per la ricchezza di proposte ed esperienze.

Siamo stati coinvolti nel “match” sul junmaj ginjo e si è rivelato veramente appassionante come momento di degustazione e anche di crescita personale e culturale. Dal profilo aromatico a quello gustativo, passando per l’abbinamento con il cibo: una scelta, quest’ultima, che è partita dal Giappone per abbracciare tutti i piatti del pianeta nelle esplorazioni dei giurati. A conferma del carattere così particolare, eppure universale del sake che invita al viaggio i sensi e la mente.

Un esempio è il concetto di umami, così giapponese nelle sue origini da spingere a varcare ogni confine del mondo. Un “sesto gusto” (tecnicamente, quinto), messo a fuoco dagli esperti nipponici già all’inizio del secolo scorso: tecnicamente, si identifica con “saporito”, si ricollega ai prodotti più altamente proteici (dalla carne al formaggio) e completa le categorie occidentali di dolce e amaro, salato, aspro.

Un’altra sfida veniva invece affrontata dal punto di vista visivo, attraverso l’etichetta. Quindi l’apertura al pubblico, che ha inondato il Tenoha, desideroso di tuffarsi in quest’esperienza e viaggiare dentro le storie e le peculiarità dei sake. I più apprezzati hanno ottenuto la medaglia platino di “Miglior Sake per il Palato Italiano” nelle otto categorie. L’elenco completo, medaglie gold e silver incluse, si trova cliccando qui.


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