Il Nero D’Avola secondo Zisola

La famiglia toscana Mazzei, con Doppiozeta, propone la sua interpretazione del tradizionale vitigno autoctono siciliano

22-12-2019

Dalla Toscana alla Sicilia puntando sul vitigno autoctono a bacca rossa per antonomasia: nasce così Doppiozeta, nome insolito per un Nero D’Avola, ma che rimanda al "cuore" del nome della famiglia Mazzei.

Una famiglia storicamente legata al mondo dell’enologia e della viticoltura toscana da oltre 600 anni – pare che il primo riferimento documentato sul Chianti come territorio di produzione si trovi infatti in una corrispondenza del 1398 tra Ser Lapo Mazzei, il notaio con la passione dei vini, e Francesco Datini, un mercante di Prato – che ha deciso di dare vita ad un nuovo progetto con la nascita della cantina Zisola a 3km da Noto.

L'approccio rimane sempre il medesimo, racchiuso in un concetto chiave: «Per avere credibilità occorre fare vini che durino nel tempo e noi vogliamo che tutti i nostri vini abbiano una bella e lunga vita». L’occasione per conoscere meglio il vino simbolo della produzione siciliana, degustarne varie annate e apprezzarne diversità e differenti sfumature è la presentazione della Guida ai Vini di Sicilia che si è svolta lo scorso 30 Novembre a Radicepura, a Giarre (Catania), organizzata dall’Associazione Italiana Sommelier regionale.

Filippo Mazzei, amministratore delegato dell’azienda, si racconta e racconta, attraverso le domande di Orazio di Maria - curatore della guida Ais Sicilia - come la sua famiglia, da sempre dedita alla produzione vinicola, abbia deciso di investire in Sicilia: «Mi sono innamorato di questa Terra da subito, non appena arrivai la prima volta negli anni ’90 mi colpirono le similitudini che riscontrai con la nostra Regione sul fronte enologico: anche qui c’è una grande tradizione di vitigni autoctoni, anche qui c’è un bel clima con una buona brezza marina e anche qui si può effettuare una produzione incentrata sulla qualità, tenendo sempre presenti i valori della sostenibilità e della biodiversità».

Uno scorcio del bellissimo giardino di Radicepura

Uno scorcio del bellissimo giardino di Radicepura

Zisola prende vita negli anni Duemila, con 21 ettari di vigneti coltivati ad alberello, a Noto, nella Sicilia Sud-Orientale, terra d’origine del Nero d’Avola, lì dove la storia del vitigno siciliano è più radicata, lì dove il binomio “vitigno-territorio” è maggiormente riuscito: «I vitigni autocnoni – racconta Filippo Mazzei - sono più difficili da gestire perché germogliano prima e arrivano alla vendemmia dopo rispetto agli “internazionali”, che hanno un ciclo più breve e quindi sono più semplici; anche la fase di estrazione in cantina del Nero d’Avola risulta più complessa rispetto al Syrah o al Cabernet, ma tutte queste variabili per noi non sono mai state un problema, sapevamo che occorreva tempo ma avremmo ottenuto grandi risultati».

Filippo Mazzei e Orazio di Maria

Filippo Mazzei Orazio di Maria

E i risultati arrivano a partire dal 2006, anno della prima produzione che segna il criterio da seguire: creare dei vini di struttura, ma dotati di eleganza e di una propria personalità. D’altronde si doveva segnare una linea di demarcazione rispetto al passato e rispetto a una certa concezione di Nero D’Avola: «I primi che ho avuto modo di degustare negli anni ’90 – ricorda Filippo Mazzei – erano vini scurissimi e in sovramaturazione, già dopo un anno perdevano sentori e profumi e diventano poco bevibili: quello era tutto quello che non volevamo».

In questa prima fase il Doppiozeta viene realizzato ancora con il supporto, in diverse percentuali - minoritarie rispetto al Nero d’Avola - di Syrah, Cabernet Franc e Petit Verdot; di vendemmia in vendemmia, di anno in anno, le percentuali di vitigni internazionali vanno riducendosi sino a scomparire del tutto e arrivare nel 2014 alla prima annata di Doppiozeta ottenuto da uve di Nero D’Avola al 100%.

La degustazione a Radicepura segue un ordine volutamente all’inverso: si inizia dalla produzione meno recente, ovvero la 2010, sino ad arrivare a quella che è stata invece un’anteprima assoluta, l’edizione 2017 - che sarà in commercio solo a metà del prossimo anno - per poter osservare, da diversi punti di vista, l’evoluzione che ha avuto Doppiozeta in questo decennio.

Il continuum fra le annate viene fornito dall’equilibrio, dalla grande freschezza, dall’ottima finezza e dalla buona capacità evolutiva dei vini: se la 2010 si ricorda soprattutto per le note fruttate, un tannino setoso e una grande vivacità, della 2011 pervadono i sentori di sottobosco e una componente minerale e in parte balsamica; la 2013 risulta invece la più matura fra tutte le presenti, con un’acidità leggermente minore, frutto di un’annata particolarmente calda e afosa.

Il 2014 traccia la strada per la prima produzione di Doppiozeta con Nero d’Avola in purezza: un’ottima persistenza, un tannino presente ma non invasivo e una leggera nota sapida sul finale. Nel 2015 iniziano a esserci ulteriori novità: dall’utilizzo esclusivo di barrique francesi avviene un piccolo passaggio in tonneax, una scelta che negli ultimi anni è stata confermata con più forza per conferire al vino rotondità ma in maniera più delicata e puntare quindi ad un’evoluzione diversa.

Il 2017 è infine una grande anteprima che Filippo Mazzei ha concesso al pubblico di Radicepura: verrà infatti presentato al Vinitaly 2020 ma sarà in commercio solo tra maggio e Settembre prossimi.

Filippo Mazzei

Filippo Mazzei

«Potrebbe essere un infanticidio – scherza Filippo Mazzei - ma rappresenta un nuovo corso per il nostro Doppiozeta per due motivi: il primo riguarda un maggiore utilizzo di tonneaux per conferire più finezza e più eleganza al nostro vino, e il secondo è un’ulteriore modifica che avviene dopo il passaggio in legno, ovvero la sosta per circa 4 mesi in vasche di cemento e non di acciaio: ciò permette al vino di respirare, e di amalgamarsi al meglio per ottenere un prodotto ancora diverso ma sempre identitario. D’altronde – conclude Mazzei - a noi piace sperimentare, prenderci dei rischi se occorre, ma evolverci continuamente, per andare sempre più vicini al concetto di perfezione».


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