Vini di Vignaioli, tra cultura del vino e lettura del territorio

Molte conferme, ma anche tante piacevoli sorprese alla manifestazione che si è tenuta a Fornovo: ecco i nostri assaggi

19-11-2019
Folla nei due giorni di manifestazione a Fornovo p

Folla nei due giorni di manifestazione a Fornovo per Vini di Vignaioli

Il 3 e 4 novembre Fornovo ha ospitato la diciottesima edizione di Vini di Vignaioli. Un evento che si ripropone di far conoscere al pubblico degli appassionati e degli addetti al settore alcuni vini, vignaioli e territori accomunati dall’idea e dalla produzione di vino naturale e invitati ogni anno, in numero sempre crescente dall’Italia e dall’estero, dall’organizzatrice Christine Marzani.

Molte le conferme ma, come talvolta accade, le sorprese più piacevoli arrivano da vitigni autoctoni, meno noti e celebrati e da giovani aziende in fermento.

L'Alicante prodotto da Ampeleia

L'Alicante prodotto da Ampeleia

Si parte con l’assaggio dei vini dell’azienda toscana Ampeleia (che si trova a Rocca Tederighi, Grosseto) in conversione biodinamica dal 2009, con l’Alicante 2015 che colpisce per finezza e allo stesso tempo potenza espressiva.

Un vino monovarietale, 100% Alicante nero, le cui uve provengono da un’unica vigna collocata su terreno argilloso, a circa 300 metri sul livello del mare. Il Carignano 2015, più austero e da aspettare alcuni anno, risente dell’influenza del mare nelle note piacevolmente balsamiche da macchia mediterranea.

Lo stand di Riccardi Reali alla manifestazione

Lo stand di Riccardi Reali alla manifestazione

Spostandosi in Lazio, nei 5 ettari a conduzione biologica e biodinamica, meritano l’assaggio le etichette di Riccardi Reali in terra di Cesanese, un’azienda nata nel 2010 per volontà di Piero e Lorella, arrivati al vino dalla comunicazione e dal giornalismo d’inchiesta e intenzionati a custodire i terreni degli avi di Piero. Il colle denominato Collepazzo, 300 metri di altitudine, dà tre diverse espressioni di Cesanese caratterizzate fortemente dalla differente composizione dei suoli: il Neccio 2017 viene da terre vulcaniche, fermenta in cemento e finisce poi in botti di castagno, si presenta austero e si porta dietro un tannino importante; Il Càlitro 2016 deve alle arenarie la sua finezza e lo caratterizza la dolcezza del frutto.

Il Collepazzo 2017, da uve delle diverse zone, sintetizza in un sorso il colle intero. Divertente e beverino il rosato Tucuca 2018 da Cesanese, che prende il nome dai tre figli Tullia, Curzio e Cassia.

La Malvasia di JNK

La Malvasia di JNK

Si ritorna verso il nord e oltre la frontiera, per l’esattezza in Slovenia, nella zona della Vipavska Dolina e nella cantina JNK, poco più di tre ettari con una produzione prevalentemente di vini bianchi da Malvasia istriana e Tocai friulano. Nella Malvasia 2015, ancora giovanissima e con notevole potenzialità di invecchiamento, emergono il sale e il salmastro tipici del vitigno, mentre il Friulano 2008 (scaraffato dalla mattina) è un’autentica sorpresa di freschezza e vitalità.

I Franciacorta prodotti da 1701

I Franciacorta prodotti da 1701

Chiusura con il Satèn di 1701, azienda biodinamica della Franciacorta, 15mila bottiglie di un Blanc de Blancs da uve Chardonnay, che regala morbidezza e finezza, complici i 30 mesi di affinamento sui lieviti. Una visione originale della Franciacorta, quella di questa giovane e (bio)dinamica azienda bresciana, espressa in un vero e proprio manifesto che narra le fasi di produzione del vino dalla vigna alla bottiglia, e parla di un approccio alla viticoltura che è filosofia di vita, cultura del vino e lettura profonda di un territorio.


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